AmbientiAMOci

Una spesa sostenibile

Un anno fa andavamo a fare la solita spesa settimanale: yogurt, pasta, pane, frutta, verdura, ecc. Il supermercato non era né un discount né un negozio al dettaglio, ma uno di quelli che ormai si trovano in tutti i comuni del bellunese.

Casualmente e un po’ sovrappensiero abbiamo sommato tutta la plastica accumulata dalla mia spesa settimanale. Il risultato è stato scioccante: l’imballaggio del pane, dei formaggi, della carne, le bottiglie d’acqua e i barattoli di yogurt, marmellata e shampoo, i sacchettini per la verdura e la frutta (che si salvano da questa lunga lista della vergogna dopo l’inserimento del decreto ministeriale del 2018), le carte plastificate dei salumi, gli imballaggi di merendine, di articoli per la pulizia per la casa e la persona.

Ma come è possibile vivere con tutta questa plastica in casa? E cosa fare per diminuirla? Da uno studio effettuato nel Belpaese, l’Italia si classifica come “virtuosa” rispetto ai nostri vicini europei, riciclando il 26% della plastica raccolta. Questo significa che, della mia spesa settimanale, i due terzi della plastica prodotta non vengono inseriti nel circuito del riciclo. Che fine fanno? O vengono mandati in discarica o vengono inceneriti, il che è un tutto dire. La questione del riciclo della plastica, infatti, coinvolge sia gli enti addetti al riciclo stesso sia la tipologia di materiale: non tutte le plastiche possono essere riciclate, rendendo vani i nostri sforzi per guadagnarci il titolo di “comune riciclone”!

La nostra sfida personale nell’ultimo anno è stata dunque quella di limitare il più possibile l’acquisto di alimenti e prodotti imballati nella plastica. È stato difficile? Direi di no, visto che siamo ancora tra di voi per raccontarvelo. Forse è stato impossibile o estremamente costoso? Assolutamente no. Magari ho impiegato solo più tempo per fare una scelta critica e molte volte non mi sono concesso le merendine tanto amate o gli yogurt con la granella che mi ricordavano i sapori della mia infanzia.
Cerchiamo dunque di stilare un vademecum con piccoli passi (ve lo assicuriamo, fattibili a tutti gli abitanti del pianeta Terra) per rendere la nostra vita meno dipendente dalla plastica e dagli sprechi.

  1. Partiamo dalla spesa: immagino che molti di voi portino già con sé un sacchetto di stoffa. Non ci limiteremo a questo, vogliamo veramente strafare: scegliamo prodotti che possono essere venduti in vetro o in contenitori riutilizzabili. Purtroppo questa scelta ci limiterà molto sulla varietà dei gusti chimici che avevamo tanto amato, ma ci indirizzerà verso i piccoli negozi locali (i negozi di pane, frutta e verdura la fanno da padroni) dove ci verranno serviti i prodotti in semplici sacchetti di carta, riciclabili al 100%.
  2. Evitiamo qualsiasi tipo di plastica usa e getta: dal 2021 questi prodotti spariranno dal mercato, ma nel frattempo abituiamoci a farne a meno: piatti, posate e bicchieri esistono già in carta, magari costano un euro in più ma sarà un euro donato a una buona causa. E poi diciamolo chiaro: mangiare sui piatti di plastica è davvero triste!
  3. Evitiamo i prodotti che non sono di stagione o non regionali (ne abbiamo già parlato qualche mese fa): di solito questi prodotti arrivano imballati e, dopo aver percorso migliaia di chilometri, arrivano belli belli nelle nostre tavole. Prediligendo i prodotti di stagione ne beneficierà sia l’ambiente sia la nostra salute sia le nostre tasche (avevate proprio necessità di quella vaschetta di fragole a cinque euro per festeggiare il Capodanno?).
  4. Per l’igiene personale scegliamo le care vecchie saponette: non avranno le microplastiche (e qui si potrebbe aprire un capitolo terribile) per lo scrub della nostra bellissima pelle, ma sicuramente verremo amati anche se con qualche cellula morta in più. Evitiamo qualsiasi cosmetico contenga microplastiche: non sono riciclabili e passano attraverso i filtri dei depuratori, per cui ce le troveremo direttamente nei nostri bicchieri! Pensiamo anche ad utilizzare degli spazzolini di bambù (sono disponibili sia nei negozi che su Internet) o ad utilizzare dei cosmetici venduti sfusi (la marca Lush vende prodotti fatti a mano seguendo il sistema di permacultura e spedisce in tutta Italia).
  5. Lasciamo dove sono le bottiglie dell’acqua e procuriamoci una caraffa di vetro e una borraccia in alluminio da portare sempre con noi e riempire quando necessario: in fin dei conti abitiamo a Belluno e non a Nuova Delhi: l’acqua “del sindaco” è sicuramente buona (e molto meno costosa di quella imbottigliata).

Una sfida per il 2019: vediamo chi riuscurà a ridurre al minimo i propri consumi quotidiani di plastica. Iniziamo a dare i primi segnali di consumo critico ai mercati (e ai supermercati!). Aspettiamo le vostre idee innovative all’indirizzo ambientiamoci@ilveses.it

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