800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Nasce il biodistretto delle Terre Bellunesi

Pubblico e privato insieme per il territorio

Nasce il biodistretto delle Terre Bellunesi

Pubblico e privato insieme per il territorio

Di un Biodistretto bellunese se ne parla da tempo e finalmente oggi, dopo l’assemblea costituente di fine marzo, possiamo dire di essere giunti al traguardo. Ma cos’è un Biodistretto? Si tratta di un progetto che include tutto il territorio provinciale, riconoscendone la complessità territoriale e la ricchezza di diversità culturali, colturali e naturali. Tecnicamente lo possiamo definire un’area geografica non amministrativa naturalmente vocata alla transizione ecologica, nella quale un partenariato ampio e articolato, fatto di soggetti pubblici e privati, stringono accordi, pianificano, condividono, offrono servizi, sperimentano nuovi modelli di gestione territoriale sostenibili, durevoli e desiderabili, fondati sulla conservazione e riproducibilità degli ecosistemi.

Di sicuro non s’intende né creare né sostituire alcun altro ente territoriale, ma proporre un’innovativa forma di autogoverno multilivello, capace di anticipare, praticare e non subire le strategie e gli orientamenti normativi nazionali ed europei. Potremmo definirlo anche eco-distretto poiché va oltre il tema dell’agricoltura, anche se ne viene riconosciuto il ruolo centrale e primario, proponendo azioni in tutti i settori affini e convergenti, come ambiente, salute, turismo, politiche energetiche, mobilità, inclusione sociale, sport e cultura.

È un progetto di comunità che nasce dal basso, aperto e trasversale per settori d’interesse. Lo dicono i numeri delle attuali 280 adesioni nominali. Oltre la metà sono di privati cittadini, 40 di associazioni, 60 d’imprese e oltre 15 di enti territoriali.

Tra gli enti non poteva mancare l’appoggio dell’Amministrazione provinciale di Belluno, da sempre interessata tanto da considerarlo un proprio progetto strategico, e poi entrambi i Gruppi di Azione Locale, la Fondazione Dolomiti Unesco, il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e diverse amministrazioni comunali. Tra le associazioni aderenti si ricordano il Cai di Feltre, l’Ufficio Pastorale della Diocesi di Feltre e Belluno, Italia Nostra, Fondazione Angelini, le associazioni di categoria agricole, Fiab di Belluno, i principali Gruppi di Acquisto Solidali, Federconsumatori, il Consorzio Turistico Dolomiti Prealpi, Slow Food Feltrino, Fondazione Comelico Dolomiti, la nostra associazione Veses e tante altre. Tra le imprese ritroviamo 40 aziende agricole, le cooperative Lattebusche e La Fiorita, le principali cooperative sociali locali, imprese turistiche e liberi professionisti.

Specifici riferimenti normativi sui Biodistretti si trovano nella recente legge nazionale sul settore biologico (988-B), dove si riconosce in pieno il profilo progettuale, tanto da dire: “Ma se non lo facciamo noi, nella nostra provincia, chi altro dovrebbe farlo?”. La citata legge, infatti, si raccomanda che un Biodistretto presenti aree paesaggisticamente rilevanti e noi con l’area Dolomiti Unesco, Parchi e Riserve abbiamo ben il 54% della superficie provinciale tutelata a “Rete Natura 2000”. Devono risultare poi significative e ben diffuse produzioni agricole biologiche; noi – con oltre 151 aziende biologiche certificate, altre 24 impegnate nella distribuzione dei prodotti biologici, su un totale provinciale di circa 1870 aziende agricole – rappresentiamo un valore dell’8%, contro una media regionale del 3,9%, tra l’altro diffuse in ben 40 comuni di tutte e nove le Unioni Montane. Altro requisito riguarda il consumo di prodotti fitosanitari e anche qui possiamo rallegrarci perché, se nella regione Veneto purtroppo si rilevano le maggiori quantità di vendita in Italia (il 15,9 % del totale nazionale), la provincia di Belluno si fa carico solo dello 0,2% di quelle vendite, con un calo complessivo negli ultimi otto anni di ben il 58%.

Infine, il Biodistretto non deve avere un’esclusiva concezione agricola, ma deve essere fortemente integrato con altre attività economiche e la partecipazione attiva di enti locali e ricerca.

Considerate queste basi, il Comitato promotore sta ora pensando alla fase operativa cui dare seguito. Tra gli spunti e gli stimoli che giungono, le questioni prioritarie suggeriscono un impegno sul tema delle certificazioni biologiche collettive, sulle regolamentazioni comunali sull’uso dei prodotti fitosanitari, sulla gestione sostenibile dei prati, pascoli e boschi, sulla mobilità sostenibile e ovviamente nel complesso sul trasversale tema di formazione e informazione. Il progetto rimane aperto e per questo tutti possono parteciparvi attivamente, consultando il sito https://sites.google.com/view/biodistrettoterrebellunesi/home

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.