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Museo delle Zoche a cielo aperto

Museo delle Zoche a cielo aperto

“C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno. Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze”.

P

iccoli e grandi lettori de “Il Veses”… avete riconosciuto il testo da cui è tratto questo famosissimo incipit? Esatto, si tratta proprio de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi. 

Tra sculture in legno e stampe antiche

Il “pezzo di legno” per antonomasia, celebre in tutto il mondo e che non invecchia mai, ideato a fine Ottocento e ancora oggi amato da grandi e piccini, è anche il “custode” del Museo delle Zoche, della Tarsia e delle stampe antiche di San Gregorio nelle Alpi, piccolo scrigno dedicato alla scultura dei ceppi di legno e all’intaglio, nato nel 2012 grazie al Comune e alla Pro loco e che dunque quest’anno festeggia il decennale.

 Al suo interno, vi sono oltre 250 sculture in legno, realizzate da artisti locali partendo dai ceppi degli alberi tagliati (zoche), molte esposte nelle varie edizioni delle Mostre delle Zoche svoltesi negli anni a partire dal 1970.

La creatività pedala!

Ebbene, dal maggio scorso, in qualche maniera, il museo è diventato anche “itinerante”. L’occasione è stato l’evento del Giro d’Italia, in particolare la tappa Belluno-Marmolada/Passo Fedaia di sabato 28 maggio, che ha toccato diversi comuni della nostra provincia, compreso San Gregorio. 

L’opportunità di dare lustro al territorio non è sfuggita alle associazioni locali e ai cittadini, che tanto hanno lavorato per fare bella figura addobbando il paese di rosa. In particolare, però, è stato “l’anima del Museo delle Zoche”  e presidente della Pro loco Espedito Pagnussat a coinvolgere alcuni degli artisti delle opere del museo per accogliere i ciclisti e il pubblico. Detto fatto: si è messa in moto l’anima artistica di Giancarlo Cassol, autore di molte opere esposte nel museo e del celebre cammello Mustafà, manufatto in legno di tiglio del peso di 230 kg e frutto del lavoro di due anni.

Artisti all’opera

Con lo spirito dunque di impreziosire il verde paesaggio sangregoriese, e di tenere viva la comunità, Giancarlo ha chiamato a collaborare alcuni colleghi e amici, dando vita – tutti insieme – a tredici biciclette in legno, collocate presso i tornanti toccati dal Giro o presso punti strategici del paese.

Da un tronco sono nate le ruote e con le canne di bambù si è realizzato il telaio dei cicli, alcuni di dimensione “normale”, altri più impegnativi, come la bici gigante, voluta da Federico Mares e realizzata da Cassol anche grazie all’aiuto dell’agriturismo Casa Rossa di Callibago.

In questo caso le ruote sono state fatte con rotoballe (ora l’opera è ben visibile presso il museo). Diversi i collaboratori volontari, da Mario Fontanive a Guido Perenzin fino a Roberto Gazzi, artefice del tabellone dedicato al Giro a inizio paese.

Poco importa che il cammino fosse tutto in salita: i ciclisti sono passati come un razzo e, in men che non si dica, hanno toccato il comune successivo, ma certo qualcuno si sarà accorto dell’allegro Pinocchio (di cui parlavamo all’inizio) che li salutava presso il museo. E poi le opere sono rimaste – e ci sono tuttora – a disposizione della comunità e dei visitatori.

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