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Monti del Sole Feruch

l'identità ritrovata

Monti del Sole Feruch

l'identità ritrovata

Monti del Sole-Feruch. Affiancati dai gruppi della Schiara e dalle Alpi Feltrine. Situati a settentrione della Val Belluna e a meridione della conca agordina. Monti per tanto tempo dimenticati, abbandonati. Pochi ne hanno parlato nei tempi passati, pochi hanno osato entrarvi per accostarsi al loro mistero. Così tuttora.

Il tedesco di Sassonia Oskar Schuster risulta essere stato il primo agli inizi del Novecento ad effettuare il tentativo di descrivere questo gruppo modesto nelle dimensioni, ma estremamente complesso. Nella Guida Pale di San Martino del 1935, Ettore Castiglioni ci regala 43 pagine fitte fitte, ricche di autentica poeticità, di romanticismo.

Monti del Sole. Spesso ci siamo chiesti come fosse stato possibile condensare in quelle poche pagine tante informazioni così precise, riferite a un territorio così “intrigoso”, ricco di forre, di gole profonde, avvincente con le sue cenge, i suoi viaz. Dal 1935, in tempi comunque più vicini a noi, centinaia di pagine si sono aggiunte a quelle del Castiglioni. Autori quali Veniero Dal Mas e Piero Sommavilla si sono succeduti con competenza con le loro guide, monografie.

Monti del Sole… dicono si chiamino così perché solo il sole sia stato in grado di raggiungerli per primo, di esplorarli, entrando sia pure con difficoltà in quegli stretti anfratti, in quei pertugi. Gli uomini hanno chiamato la parte centrale di questo gruppo col nome di Feruch che nel dialetto bellunese letteralmente significa “matto”.

Monti del Sole, Feruch. Raramente i nomi si adattano così bene ad un gruppo di montagne, raramente esemplificano in maniera così concisa, ma efficace, un ambiente dove l’uomo appare quale un estraneo, dove gli stessi animali sembrano aver scelto questi luoghi più per necessità che per libera scelta. Una montagna per cacciatori spregiudicati, per cacciatori alpinisti, in cui l’uomo è rimasto ai suoi margini.

Nel versante meridionale, meno scosceso, meno ripido, si sono costruite poche case in un luogo chiamate Rosse di Vedana, e in tempi lontani l’Ospizio di San Marco divenuto Certosa di Vedana. Nel versante sud-occidentale i poveri abitati delle Gene, soli si sono spinti in alto a sfidare la solitudine dei luoghi sino agli 800 mt di Gena Alta. Nel versante orientale nessun villaggio o gruppo di case si è spinto in alto. I vari ospizi di San Gottardo-Salet, Agre, demandati un tempo all’assistenza di viandanti e pellegrini, sono situati ai loro piedi, ai margini degli unici lembi di terra piani e coltivabili vicini al Cordevole. Il villaggio di Fusine allo sbocco della Val Imperina, sede delle antiche miniere agordine, non si discosta neanch’esso dal torrente.

L’asprezza dei luoghi, l’esiguità degli spazi, non hanno tenuto lontani gli uomini dal fondovalle. Un percorso collegava i vari ospizi. Nei vari tempi e con possibili varianti possiamo denominarlo Via degli Ospizi, ma anche Via Feltrina, o Via Drusiana (legata al probabile passaggio di Druso e delle sue truppe). Ma andando oltre questi limiti, troviamo due siti archeologici che ci fanno tornare al 1300-1500 a.C. In tempi più recenti, precedenti la prima guerra mondiale, l’uomo ha realizzato in località Castei opere di fortificazione, delle gallerie e una strada che sale sino ai 1370 m delle Mandre e che nei programmi militari avrebbe dovuto raggiungere la Val del Mis.

I Monti del Sole costituiscono un mondo a sé, unico, irripetibile, non assimilabile ad altri. Questi monti sono stati gli ultimi ad essere scoperti nella loro unicità, nella loro “dolomiticità”, nella loro bellezza. In questa parte delle Dolomiti, per le loro modeste altitudini, la croda ha dovuto sostenere una lotta immane per assumere forme dignitose, significative.

Borala, Val dei Salet, Valon de le Coraie. Oggi, l’alpinismo che ha dato notorietà alle montagne, rendendole conosciute, famose (Everest, K2, Tre Cime di Lavaredo, Civetta, Pelmo), dopo essere andato oltre il limite dell’impossibile, dopo aver scalato ogni cima nelle sue tante forme, nelle prime assolute, nelle sue prime solitarie, invernali, smesso di puntare verso l’alto dove avviene il contatto tra la terra e il cielo, ha dovuto tornare indietro, riscoprendo il gusto romantico dell’andar per cenge e viaz. Oggi è un piccolo esercito silenzioso di appassionati a dedicarsi a questo tipo di montagne.

Quello che piace in particolare di questi nuovi protagonisti della montagna del silenzio, è il loro rifuggire dai grandi riflettori della pubblicità, dall’eccessiva luce in cui si sono spesso immersi e affogati nel passato molti alpinisti.

Questo loro modo di andar per monti è forse il più bello, quello che più somiglia all’esplorazione, alla ricerca. Persino noi, nel nostro piccolo, abbiamo subito il fascino di quell’andar per monti, di quegli spostamenti lunghi e faticosi e ci siamo accompagnati a uno dei primi “vagabondi” della montagna, a quel suo modo di andarci che negli anni 60 e 70 del secolo scorso non veniva ancora compreso, anzi veniva deriso. A Bruno Tolot.

I Monti del Sole sono divenuti una delle palestre preferite dei nuovi alpinisti, che sono tornati a scoprire il gusto dell’avventura e a catturare quel senso di libertà che era forse andato perduto con l’alpinismo estremo. E i Monti del Sole hanno forse trovato la loro più autentica identità.

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