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Monaci Certosini a Vedana

Monaci Certosini a Vedana

La Certosa di Vedana viene eretta nel lontano 1456, ma nel 1768 diventa una fattoria e rimane tale fino al 1882. In quell’anno infatti il Procuratore della Grande Certosa di Pavia ne dispone l’acquisto e commissiona all’architetto Francois Pichat la ricostruzione e anche un ampliamento.

Fino al 1977 vi risiede una comunità di monaci che poi vengo trasferiti in altre sedi. Da allora e fino al 1998 la Certosa rimane disabitata, ma proprio in quell’anno, proveniente dalla Certosa di Riva di Pinerolo, arriva a Vedana una comunità di monache di clausura che vi rimane fino al 2014. Il silenzio nella struttura non dura tanto questa volta, perché nel 2018 fanno il loro ingresso nella Certosa le Adoratrici del Santissimo Sacramento, dedite alla preghiera ininterrotta di fronte al Santissimo solennemente esposto. In questo articolo ci soffermiamo su alcuni monaci presenti nella Certosa da inizio secolo scorso fino al 1994.

Don Giovanni Battista Simoni vi entra nel 1913, ma prima partecipa come militare al primo conflitto mondiale. Rientra nel ‘21 emettendo la professione solenne. Nel ‘33 diventa Priore a Calci, ma ci rimane poco. Infatti nel ‘39 entra nella Certosa di Galluzzo di Firenze dove decede nel ‘42.
Dal ‘35 al ‘40 nelle vesti di Priore troviamo don Augustin Guillerand che maturò alcuni scritti dettati da meditazioni come “Silenzio certosino, Armonie certosine, Elevazioni sul Vangelo di San Giovanni”. Tali scritti furono pubblicati postumi dalle Benedettine di Priscilla a Roma. Muore nella Gran Certosa (Francia) nel ‘45.

Don Luigi Podagrosi, laziale proveniente dalla Certosa di Trisulti, è Rettore durante il secondo conflitto mondiale. Persona amabilissima, intrattiene cordiali rapporti con piccoli imprenditori locali. Durante il conflitto permette ad alcune famiglie di Belluno e agli addetti al Museo civico di portare in custodia nella Certosa opere d’arte preziose.

Altra figura importante a Vedana nel periodo bellico fu don Oreste Maria Motta, svizzero del Ticino e parente del presidente della Confederazione. Il suo incarico è di Coadiutore, vale a dire il Confessore degli esterni con compito di ricevere i visitatori. Sostiene molto, con i sussidi che gli arrivano dalla Svizzera, con il permesso del Rettore, i tanti seminaristi di Sospirolo, Sedico e Agordo.
Aiuta l’esodo di ex prigionieri di lingua inglese, tenendo contatti con i parroci della Val Cellina, per farli arrivare a Monfalcone dove vengono imbarcati sui sottomarini per il rimpatrio.

Altro svizzero, proveniente stavolta dal Vallese, è don Tomaso Maria Huot, nelle vesti di Priore dagli anni Sessanta fino al ‘74, anno in cui avviene il suo decesso presso l’Ospedale di Belluno. Persona amabilissima, un vero Certosino in intimità con Dio, che a colloquio con i visitatori ne riversa grazia e dolcezza, nonostante la sua frequente sofferenza fisica. Sarà molto stimato dal Vescovo Muccin con cui tiene frequenti contatti. Durante la sua conduzione, la Certosa conta 13 padri, 9 professi laici e 2 oblati.

Contemporaneamente si registra la presenza dell’olandese don Tarcisio Geijer, figura controversa. Per Monsignor Tiezza è un pozzo di cultura, mentre da altri è visto con sospetto per le aperture riguardo al divorzio e l’esodo dei sacerdoti. Tale atteggiamento è motivo di apprensione sia per il Vescovo Muccin che per il Patriarca Luciani. Uno dei Certosini ebbe a dire: “Quello che deve partire per primo, partirà per ultimo, alla chiusura della Certosa”.

Si ricordano poi don Elia Catellani – emiliano di Carpi, giovane entusiasta, ma quasi subito trasferito dopo due anni alla Certosa di Porte a nord di Grenoble in alta montagna, poi a Serra San Bruno – e don Claudio Besson, chiaramente francese: a lui tocca l’ingrato compito di chiudere nel ‘77 la Certosa.

Sembra un predestinato perché ha già dovuto chiudere la grandiosa Certosa di Calci a Pisa. Con la chiusura anche di Galluzzo, arrivano a Vedana sia monaci che arredi e un’importante reliquia: un dito di Santa Caterina da Siena (e di questo i senesi ne sono al corrente).

Besson costruisce nuove stalle modello, ma ormai il Capitolo Generale dell’Ordine ha già deciso anche la chiusura di Vedana.
Don Emanuele Cluzet, di origine ebrea, medico e sposato, si converte e arriva in Certosa, mentre la moglie entra in un Monastero. Nella sua permanenza, prima di essere trasferito a Porte, intrattiene un’apprezzata amicizia con i medici bellunesi. Torna comunque successivamente a Vedana con l’incarico di Vicario delle Monache e con lui rimangono fra Giovanni, fra Gabriele di Limana e fra Gregorio di Roncoi.

Don Alessandro Fedele, romano di robusta corporatura, ricopre l’incarico di Vicario delle Monache dal ‘77 all’87. Un aneddoto curioso di lui è che in quel periodo ottiene la patente di guida, ma si capisce che non è cosa per lui, infatti avrà un incidente contro il pullman della linea di Sospirolo che gli causerà qualche disagio fisico. Don Pedro Maria Castro Romero è a Vedana sempre come Vicario delle Monache dal ‘87 al ‘94. Persona bonaria, di origine spagnola, è ricordato per la sua passione per l’elettricità (motorini, resistenze ecc.), ma che gli procura qualche guaio, tant’è che devono intervenire anche i Vigili del Fuoco. Concludiamo con due Procuratori spagnoli: don Saverio, persona buona e con una voce meravigliosa e che appellerà col titolo di “don” i notabili di Sospirolo che frequentano la Certosa, e don Girolamo, miliziano durante la guerra civile spagnola, tenace sostenitore del Generalissimo Franco. Al termine del conflitto arriva la sua conversione e l’entrata a Vedana; si ritira in seguito a Serra San Bruno dove conclude il suo percorso terreno.

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