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Moldoi e Villa Zasso

Da lassù il vero sguardo sulla Valbelluna

Moldoi e Villa Zasso

Da lassù il vero sguardo sulla Valbelluna

Nella nuova toponomastica si chiamerà via Moldoi quel tratto stradale che, partendo dalla piazzetta di Maras, giunge alla località omonima. È toponimo di origine venetica (riferibile cioè alla civiltà paleoveneta) derivante dal nome di persona Moldonio o, al plurale, Moldoni1. Nel volumetto La Parrocchia di Sospirolo (1984), redatto da don Riccardo Rizzarda, ma voluto dall’arciprete don Giuseppe De Toffol come lascito ai parrocchiani nel momento in cui lasciava la parrocchia che aveva retto dal 1947 al 1982, viene suggerita una spiegazione “alternativa” dell’origine del nome Moldoi. Esso sarebbe derivato dalla presenza nella zona di forti allevamenti bovini e dalla conseguente necessità di avere molti addetti a molder, a mungere le tante mucche da latte. Da questi mungitori – moldoi – a chiamare Moldoi la località, il passo è breve…

Capitello del Crocifisso
Salendo dalla piazzetta di Maras in direzione Moldoi, si imbocca la via per Levinoz girando sulla destra all’altezza di un capitello in muratura di antica origine che accoglie un Crocifisso (G. B. Pellegrini, Toponomastica italiana, p. 136). Costruito nel XVII secolo all’incrocio di più percorsi che salivano ai pascoli, era anche una stazione delle Rogazioni. In tale ricorrenza veniva addobbato con fiori e fronde e alla processione partecipavano gli scoler, ovvero i membri della Confraternita dei Battuti.

Villa Zasso
La località è dominata dalla villa Sandi-Zasso, la più illustre villa veneta del circondario, risalente al primo Settecento e attribuita all’architetto Domenico Rossi. La villa, oggetto di costanti cure da parte degli illuminati proprietari, è residenza privata e sede di importanti manifestazioni.

Famiglia Sandi a Moldoi di Sospirolo
I Sandi, commercianti di origine milanese, compaiono a Feltre nel XIII sec. e a Belluno nel XIV sec. Il ramo bellunese entra nel Consiglio dei Nobili cittadino nel 1630, quello feltrino accede al patriziato nel 1682, ma suoi esponenti sono dal 1554 a Venezia dove si affermano come avvocati di vaglia.
Vengono ascritti al Maggior Consiglio della Serenissima nel 1685, dietro versamento di centomila ducati a sostegno della guerra di Candia, per gli alti servigi resi alla Repubblica; si contano fra essi un avvocato fiscale della Serenissima, un vescovo e un senatore. Proprietari di terre nell’area di Paderno e San Zenon, nei primi decenni del ‘700, all’apice della loro fortuna, i Sandi veneziani fanno costruire in località Moldoi la scenografica villa che ancora oggi domina la vallata. Il progetto è attribuito al grande architetto Domenico Rossi (1678 -1742), attivo a Venezia e già autore del palazzo Sandi in Corte dell’Albero. Con la fine della Repubblica, le fortune dei Sandi iniziano a declinare, il ramo nobile del casato si estingue a fine Ottocento. Dal 1830 la villa appartiene alla famiglia Zasso di origine agordina.

San Biagio
Nelle vicinanze si trova la chiesetta di San Biagio, il popolare San Blasi invocato sopra le malattie della gola, festeggiato il 3 febbraio. Il piccolo edificio sacro è fra i più antichi della pieve di Sospirolo, situabile forse tra XI e XII secolo. Se ne hanno notizie dal Seicento grazie alle visite pastorali dei vescovi diocesani. Vanta un bell’altare riferibile alla bottega di Giovanni Auregne e una pala, riconducibile alla scuola di Francesco Frigimelica, raffigurante il vescovo Biagio con S. Antonio da Padova.

Sepoltura longobarda
Poco a monte di Moldoi, in direzione N-E verso Staolaz, è stata rivenuta negli anni ’50 la sepoltura di un guerriero longobardo. Il corredo funebre, formato da una spada lunga (spatha), un pugnale o spada corta (scramasax), una punta di lancia e quanto rimane di uno scudo con umbone, è conservato nel museo archeologico di Belluno.

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