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Mimì, piccola storia del Vajont

miagolata piano piano

Mimì, piccola storia del Vajont

miagolata piano piano

Nel ricordo del disastro del Vajont, nel suo 61° anniversario, pubblichiamo questo racconto di Diana Allushi di Vignui, scritto l’anno scorso a dieci anni, e pervenuto in redazione attraverso la nostra collaboratrice, Caterina De Carli. Diana ha conosciuto la vicenda un po’ dalla mamma e un po’ ascoltando alcuni stralci di Marco Paolini.

marco paolini
Mimì, piccola storia del Vajont

Mi presento: sono una gattina di nome Mimì, sono nata in una bella mattina di sole nella primavera del 1963. L’aria era profumata di fresco e nei prati sbocciavano fiori dai mille colori. Mia mamma aveva preparato una morbida cuccia nel fienile di una piccola casa ai margini di un bosco. Quando aprii per la prima volta gli occhi, vidi uno strano luccichio, era il sole che si specchiava nel lago.

Disastro del Vajont (2)
Mimì, piccola storia del Vajont

Era un panorama fantastico. Io e i miei fratellini e le mie sorelline crescevamo felici, accuditi dalla mamma e dalla padroncina Emma. Emma era una bambina vispa e allegra, inventava tanti giochi per farci divertire. Era così dolce e gentile che, quando i miei fratellini e le mie sorelline furono affidati ad altre famiglie, mi portò a dormire sul suo lettino così da non sentirmi sola.

MImi foto
Mimì, piccola storia del Vajont

L’estate trascorse spensierata e giocosa. Io ed Emma stavamo sempre insieme. Mi portava nella stalla a trovare la mucca Rosa e il suo vitellino Vito che divideva con me un po’ di latte, nel pollaio a raccogliere le uova e a vedere i pulcini, al pascolo a controllare le pecore e le capre.

Pian piano arrivava l’autunno ed Emma andò a scuola per la prima volta. Era molto agitata, ma anche contenta. La sua cartella profumava di nuovo e la mamma e il papà le avevano regalato un bel fiocco rosso da mettere fra i capelli, era bellissima! Quando il campanile suonava il mezzogiorno, io correvo sul vialetto ad aspettarla mentre tornava da scuola e il pomeriggio, quando faceva i compiti, mi accoccolavo sulle sue ginocchia per farle compagnia.

Finché arrivò quel giorno, quel terribile giorno. Sembrava un giorno come tutti gli altri nella piccola fattoria, ma la gente era triste, preoccupata e nervosa. Alcuni avevano abbandonato le loro case ed erano partiti. Altri non sapevano se andare o rimanere. Io ero solo una gattina e non capivo cosa stava succedendo, ma tutto ciò mi spaventava. Anche Emma non era tranquilla. Quella sera fece fatica ad addormentarsi e io le rimasi vicina. Mi ero addormentata da poco, quando sentii Rosa e Vito agitarsi nella stalla e muggire con tutte le loro forze, anche le pecore, le capre e le galline gridavano con tutto il fiato. Poi ci fu un rumore fortissimo e poi più NULLA. Mi svegliai alle prime luci dell’alba: ero bagnata, avevo freddo, avevo paura. Non riuscivo ad aprire gli occhi perché erano pieni di fango e con la zampa cercavo di pulirli. Sentivo dei rumori cupi e voci che non conoscevo.
Dov’era Emma? Dov’era il lettino? Dov’era la nostra casa? Appena potei riaprire gli occhi, davanti a me c’era un’enorme pianura di fango maleodorante e viscido. Strane figure si aggiravano in quella desolazione, ma non riconoscevo nessuno.

Pian piano cominciai a capire cos’era successo: la montagna era caduta nel lago e l’acqua era uscita sopra la diga, distruggendo tutto. Addio Longarone!!! Addio prati e pascoli!!! Addio amici animali!!! Addio mia piccola e dolce Emma!!! Quell’inverno fu molto duro, non avevo una casa in cui ripararmi dal freddo e mangiavo quello che mi capitava, ma riuscii a cavarmela.

Finalmente arrivò l’estate e, a poco a poco, le persone tornarono ad abitare nelle poche case rimaste in piedi. Io oramai ero diventata una gatta selvatica e preferivo starmene tra i boschi. E fu proprio nel bosco che incontrai un bambino con un simpatico sorriso che mi diede un bel pezzo del suo panino alla mortadella. Si chiamava Marco e aveva appena finito la 2a elementare. Diventammo amici ed ogni estate ci incontravamo nel bosco.

Ora Marco è cresciuto, è diventato famoso. Io invece sono molto molto anziana, sono ormai tris nonna ma facciamo ancora una cosa insieme: continuiamo a raccontare la storia del Vajont. Io l’ho miagolata a tanti gattini e gattine e continuerò a farlo perché nessuno deve dimenticare quello che è successo e soprattutto perché gli errori commessi a quel tempo non si ripetano mail più!!

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