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Michael Tramontin

Il canto della montagna

Michael Tramontin

Il canto della montagna

Sarà che abitiamo in un posto magnifico. Sarà che al mattino, quando ti alzi, la bellezza di certe vette a Nord, illuminate dal sole che arriva da dietro altre più lontane cime, ti riconcilia con il mondo e le sue brutture. Sarà che la montagna, in questi ultimi anni, è diventata la protagonista assoluta di molti week end, di molti racconti, di molte fatiche. Sarà che ci sono molti modi di viverla, la montagna. Quello di Michael, 33 enne di Belluno, è particolare e profondo,

Michael, cos’è che ti piace tanto della montagna?
Io, semplicemente, la montagna la sento. Sento che ci devo andare, e ci vado. Quasi sempre da solo, con il bello o con il brutto tempo, in inverno o in estate, a dormire dentro la neve o sui prati fioriti. Io vado, e lei mi aspetta.

Dove vai, e come decidi dove andare?
Vado dove mi viene la curiosità di cercare qualcosa: in un vallone nascosto, in una cima da scoprire, in un sentiero abbandonato. Vado dove mi porta il mio istinto, sempre fuori dai sentieri affollati e battuti dagli escursionisti.

E non ti senti in pericolo, così in solitudine?
Certe notti, quando sei solo su una cengia o dentro ad una truna, non sempre ti vengono pensieri belli. Però poi rifletti che non c’è niente da aver paura: non di te stesso e non della montagna, se la sai rispettare ed amare. Io sono sempre molto scrupoloso nel prepararmi lo zaino con tutto quello che può servirmi (anche il cordino per steccarmi una gamba in caso dovessi farmi male) e farmi star bene: oltre alla normale attrezzatura da montagna mi porto il fornelletto per scaldarmi la cena, del buon vino, un libro e un quaderno per scrivere i miei pensieri prima che se ne vadano anche loro nell’immensità di stelle che solo in alta montagna puoi vedere.

Alta quanto, così, tanto per capire?
Subito prima del lockdown ho dormito in una cengia in vetta alla Cima grande di Lavaredo (le Tre Cime mi piacciono molto e le ho salite moltissime volte): c’era un valloncino pieno di neve, ho adattato un piccolo landro e ho dormito lì. Spesso d’inverno dormo nelle trune, ed è una delle cose che mi piace di più fare. Poi, al mattino sono sceso tranquillamente e, riprendendo i miei sci, me ne sono tornato a casa.
Sono sempre molto più attento e concentrato sulla via del ritorno che all’andata, perché sono consapevole che, nella seconda parte dell’escursione, sei più stanco e quindi molto più esposto alle manchevolezze che sempre ci possono essere: un piede in fallo, un appiglio che perdi, una radice che non hai visto.

Scusa, cos’è una truna?
La cosa piu’ bella del mondo! È un rifugio nella neve; trovi un posto dove c’è molta neve: un avallamento del terreno, una roccia esposta ai venti, e ci scavi dentro una buca sufficiente per contenerti. Per me ci vuole circa un’ora di lavoro. Dentro poi mi faccio la cena e dormo, perfettamente a -1,7 gradi, anche se fuori ci sono meno venti. Un’esperienza meravigliosa, che cerco di fare ogni volta che posso. (Io, solo all’idea di dormire in cima ad una croda in pieno inverno, dentro un mucchio di neve, mi sento già congelata, ma preferisco non dirglielo, visto che mi sembra sinceramente convinto, ndr).
C’è un posto che ami più degli altri?
Tutte le nostre magnifiche montagne rosse! Soprattutto la Val Cimolana, impervia, solitaria e silenziosa. Il telefono non prende e non incontri mai nessuno, perché dal parcheggio ci sono circa 12 km per attaccare le prime vie da arrampicare. Lì c’è anche il mio buen retiro, un vecchio bivacco Cai romito e disagevole dove vado ogni volta che posso.

Non vai mai in compagnia?
A volte sì, ho un qualche buon compagno di croda e sono istruttore Cai. Per il resto, trovo molta maleducazione in giro: immondizie, bivacchi vandalizzati, segnali distrutti. La gente va in montagna perchè è di moda, per fare il tempo per poi raccontarlo, senza sentirne il fascino che promana e il rispetto che, sempre, le è dovuto.
Ti piacciono le Dolomiti, insomma.
Sì, ma sono stato anche sul Bianco, sul Rosa e sul Cervino. Sui primi due, per uno strano caso della sorte, mi sono trovato in cima da solo. Una cosa da mozzare il fiato, ma preferisco le nostre crode: là le pareti sono di granito, molto più compatte e sicure, ma le nostre hanno infinite sfumature, alla vista e al tatto, e mi sento più accolto, mi sento in famiglia. Qui mi capita ogni tanto di trovare tracce di altri come me, che attraversano il tempo. Rifugi abbandonati della Grande Guerra, segni dei primi scalatori di una cima che lasciano in un barattolo il loro nome e la data della loro impresa. Ecco, in certi momenti, in montagna, ti senti parte di quello che c’è intorno a te, e ti pare tutto perfetto.

Sorride, Michael, pensando già a dove andrà domenica. Gli occhi grigi gli brillano di gioia, perchè non vede l’ora di incontrarla, la montagna,e sa che lei lo sta aspettando. Vive già l’attesa, come gli innamorati.

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