Il 4 ottobre 1944 è stata per la piccola comunità di Menin la giornata più drammatica di tutta la guerra. Sono state bruciate tre case di abitazione e in piazza, davanti alla fontana del paese, è stato ucciso Mario Cecchin.
Per capire il contesto, torniamo un po’ indietro nel tempo, partendo dal 10 giugno 1940, data nella quale, davanti a una folla esultante, Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. Da quel giorno la vita della popolazione cambiò: mariti, figli, fratelli, nipoti furono chiamati a fare la guerra e inviati ai fronti, in Francia, Nord Africa, Albania, Grecia e infine in Russia.
Dopo oltre tre anni di guerra, l’8 settembre 1943 fu proclamato l’armistizio, nella speranza che finisse tutto al più presto, ma pochi giorni dopo la gente capì che così non sarebbe stato.
A Feltre, il giorno 13, entrò una colonna di granatieri panzer. Ogni autorità italiana venne cancellata. Con Bolzano e Trento, anche Belluno venne annessa al Terzo Reich come Alpenvorland. Anche per non dover andare sotto le armi, molti giovani fuggirono in montagna e si formarono dei gruppi, delle Brigate partigiane, con lo scopo di tenere impegnate le truppe tedesche, che reagivano con rastrellamenti, arresti, uccisioni e incendi di abitazioni, come ad Aune il 18 agosto, il 24 settembre a Valle di Seren e il 30 settembre in Valle di Canzoi, dove fu bruciata l’osteria della Melia (ora Santina) e venne ucciso Arturo Pescarolo, poi gettato nell’incendio della sua casa. Quel giorno fu arrestato anche Virgilio Castellan che poi fu impiccato a Feltre il 5 ottobre assieme a Giordano Schenal di Feltre e Luigi Vendrame di Lamon.
Arriviamo dunque al 4 ottobre 1944, giorno nel quale i tedeschi arrivarono a Pullir con dei camion pieni di soldati e da lì iniziarono a salire verso Menin. Dapprima incrociarono Mario Cecchin che era armato con una pistola, poi bruciarono la casa di Oreste Gris, comandante partigiano, poi la casa dei fratelli De Min e poi le abitazioni delle famiglie De Bortoli. Qual era il motivo per cui i tedeschi agivano con incendi e uccisioni? Secondo loro, questa era la giusta punizione per chi era partigiano o li aiutava. A breve sarà pubblicato un opuscolo nel quale alcune persone che hanno vissuto quel giorno a Menin racconteranno quanto ricordano di quel giorno drammatico.