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Memorie dal cielo di Belluno

1917 Arturo Dell’Oro: uomo e aviatore

Memorie dal cielo di Belluno

1917 Arturo Dell’Oro: uomo e aviatore

Arturo Dell’Oro nasce nel 1896 a Vallenar, in Cile, da Alessandro (piemontese) e Margherita (cilena). La madre viene presto a mancare, e padre e figlio affrontano impegnativi spostamenti in Cile, Argentina e Italia. Arturo viene iscritto quale cittadino italiano nel Comune piemontese di Vagna e affidato in adozione a Pietro e Virginia Bignoli. Dopo il collegio in Piemonte, frequenta i corsi di Meccanica a Milano.

Quando il Regno d’Italia dichiara guerra all’Austria-Ungheria, lo studente diciottenne Dell’Oro si arruola volontario nel Battaglione piloti aviatori e il 5 ottobre 1915 consegue il brevetto di pilota di Farman, conquistando in poco tempo una medaglia d’argento al valor militare sul campo. Raggiunge Belluno nel maggio del ‘17 con la 2a Sezione della 83a Squadriglia da caccia, ormai sergente e abilitato a pilotare i Nieuport.

Il 1° settembre un Brandenburg da ricognizione austriaco viene avvistato nella Val Cordevole; mentre sta rientrando a Pergine, Dell’Oro lo raggiunge al di sopra del monte Pelf e, dopo un primo tentativo di attacco con probabile inceppamento della mitragliatrice, scende in picchiata urtandolo. I velivoli precipitano sulla montagna e per chi è a bordo non c’è scampo. Si dice che qualche tempo prima Dell’Oro, amareggiato dalle incursioni aeree austriache, avesse dichiarato di contemplare l’idea dello speronamento.

Il 3 settembre Belluno rende omaggio a lui e ai due austriaci periti nello scontro con un imponente corteo funebre dalla caserma “Salsa” di Mussoi al cimitero di Prade. Nel 1918 gli viene conferita la medaglia d’oro al valor militare, ma è nel dopoguerra che la sua figura diviene oggetto di venerazione patriottica con l’intitolazione del campo d’aviazione di Pisa e dell’aeroporto di Belluno; con la concessione della cittadinanza onoraria bellunese in memoriam (1924), e con la scelta del suo nome a rappresentare tutti i caduti della provincia sulla Campana dei caduti di Rovereto. Nel Cile natio, a Valparaíso, un istituto d’istruzione italiano porta il suo nome, così come numerose vie in Italia. Le sue spoglie sono oggi ospitate nel tempio-ossario di Mussoi, inaugurato nel 1937.

Per un approfondimento biografico si rimanda all’opuscolo “Nel cielo di Belluno. Breve storia di Arturo Dell’Oro” (a cura di Nicola De Toffol – Isbrec, 2017). Ma Dell’Oro è prima di tutto un ragazzo con emozioni, vissuti e sentimenti e con una spiccata personalità che i documenti storici non delineano, ma che l’autrice bellunese Paola Zambelli ha voluto descrivere nel suo libro “Nina eroe di guerra. 1915-1918”, TIPI ed. Nel romanzo Arturo ha una voce, dei sentimenti e vive legami affettivi insperati in tempo di guerra. Ha l’occasione di conoscere due sorelle, Ines e Irene, fuggite dal Cadore seguite dalla loro capretta Nina. Sarà proprio la simpatica capretta ad ottenere le attenzioni di Arturo, rievocando in lui ricordi legati all’infanzia. Nascerà un’amicizia significativa che purtroppo la guerra spezzerà per sempre.

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