Il toponimo deriva dal dialettale mèla (lamella, lama per sega) che compariva sullo stemma dei Buzzatti, alcuni dei quali da Bribanét, probabilmente nel ‘600, si trasferirono ai Meli per continuare in una nuova fucina l’attività di battiferro.
Una concentrazione di opifici
Quella dei Meli può essere considerata una fra le prime (Medioevo) importanti zone industriali del Veneto.
Le rogge – Una fitta rete di canali artificiali consentiva il funzionamento dei molti opifici, tutti provvisti di ruote. Inoltre servivano per far arrivare alle segherie le taie.
Le fusine – La prima notizia documentata ai Meli si ha nel 1634, quando Giacometto Buzzatti possedeva una fucina nuova con un fusinàl. Nel 1855 due cugini Buzzatti ne costruirono una più grande. Per secoli ai Meli vennero fabbricate delle mèle molto richieste per la loro qualità. Con l’avvento delle lame industriali, quella lavorazione cessò (verso il 1920).
Le segherie – Non sappiamo esattamente da quando iniziarono a funzionare ai Meli le prime segherie anche se, dai documenti, possiamo supporre che alla fine del ‘400 ci fossero. Proprietari di esse, sicuramente nel 1400 e nel 1500, furono patrizi veneziani mercanti di legname e i Buzzati in affari con loro. Nella prima metà del ‘700 i Lamberti, facoltosa famiglia di mercanti veneziani, acquistò tutte le segherie lungo il Basso Cordevole: ai Meli le seghe nuove (4) e le seghette (4 situate più in giù). Nel 1881 furono acquistate dalla ditta De Manzoni di Agordo. Nel 1897 ne divennero proprietari gli agordini Dartora, Luciani e Tognetti. Nel 1939 Tognetti, rimasto da solo, dotò di moderni macchinari l’unica segheria dei Meli rimasta. L’attività cessò verso il 1980.
Le zattere – Il legname lavorato veniva assemblato a secco in appositi bacini che poi venivano riempiti d’acqua; la zattera, mediante uno scivolo, veniva avviata al Cordevole per scendere poi a Venezia o nella Bassa.
La cartiera – Non sappiamo esattamente da quando ne sia stata avviata l’attività (si suppone dopo il 1886) e da chi. Nel 1908 ne era proprietario il conte Luigi Douglas Scotti di Napoli, mentre l’ultimo sarebbe stato il conte Ferlati di Roma. Cessò l’attività tra il 1922 e il 1928.
I mulini – Per secoli ai Meli ne furono attivi 2. Sappiamo che quello ai piedi di Villa Patt nel 1460 apparteneva a Vittore Segato (era un Buzzatti con una segheria). Verso la metà del 1700 erano entrambi della famiglia Lamberti. Dal 1811 si hanno notizie del solo mulino i cui ultimi proprietari furono Vittorio Burigo e la moglie Candida. Cessò l’attività quando fu costruita la diga del Mis.
Il capitello della Madonna Addolorata – È un piccolo oratorio costruito dopo la Prima Guerra Mondiale in sostituzione di un altro di più modeste dimensioni demolito per allargare la strada.
Le nuove scuole elementari – Furono ultimate negli anni ’70 del secolo scorso. A un primo corpo di fabbrica, se ne aggiunse un secondo e, successivamente, la palestra.
Le falegnamerie
Ai Meli, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avevano il loro laboratorio Guido Ferigo e Angelo Moretti, mentre una falegnameria con moderni macchinari era già in funzione alle segherie dei Meli subito dopo la Grande Guerra.