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Meano di corsa

il fermento degli anni ‘70

Meano di corsa

il fermento degli anni ‘70

lo sport esplode e conquista Meano alla fine degli anni Sessanta e il merito va a degli appassionati sportivi che fondano l’Unione Sportiva. Lino Fregona, primo presidente, Fernando Pellegrini, Armando Bordin, Giovanni Da Rold e i fratelli Gaetano e Raffaele Comin formano il primo Consiglio direttivo. In quel frangente non sono ancora presenti impianti sportivi, il campo “A. Zatta” è già nella mente, ma ancora da realizzare.

La gioventù è molta e scalpita per mettere in maniera positiva le ali all’energia che la pervade. Manca pure una sede, che purtroppo rimarrà per sempre il vulnus di questa società. Un punto di ritrovo nonostante tutto c’è, si tratta della bottega da barbiere di Italo Da Riz (Figaro), altro appassionato protagonista. Intorno al paese comunque abbondano distese di prati e molte strade bianche dove i giovani vengono chiamati a raccolta e lì si declina un solo verbo: “correre, correre, correre”.
Qui, sotto l’attenta direzione di improvvisati ma capaci allenatori, capeggiati dal professionale (cronometro alla mano) Renzo Gazzi, una torma di giovani delle varie categorie si allenano e si preparano. Un classico circuito ad anello per tastare i tempi di ciascun atleta è quello di via Tranze a nord di Meano e che sale verso Luni, in alternativa ci si ritrova ai Salèt dei Fant.

Naturalmente la Società viene iscritta e affiliata al Csi che gestisce e organizza l’attività provinciale di atletica. Seguendo il calendario proposto ogni domenica, ci si sveglia presto a seconda della distanza della località di turno, si parte con tanta voglia di far bene. Per queste trasferte il problema maggiore sono i mezzi di trasporto, ma la volontà della dirigenza, unita a quella di alcuni volontari, fa sì che alcune auto vengono messe a disposizione e riempite a volte anche oltre il consentito.

Ci sono state trasferte anche usando il treno, in particolare verso la zona del Cadore o con il pullman verso l’Agordino. La solerzia di Pellegrini porta anche uno sponsor, la Bognanco, ditta della distribuzione di bibite, che permette di dotare tutti gli atleti di borsa tecnica e di una elegante tuta. Indelebile rimane la gara organizzata fra le mura amiche del 7 aprile 1974 in località Gravazze, che vede la partecipazione di oltre 300 fra atlete ed atleti.

Il successo organizzativo fa sì che l’anno successivo a Meano venga riassegnata una tappa del circuito, organizzata però in quel di Dussano.

In entrambe le occasioni l’afflusso di pubblico toccò numeri da favola per l’epoca, per Meano un vero successo. Da copione adesso dovrei celebrare i molti atleti che negli anni hanno infoltito le fila della squadra (anche fino a 50), ma rischierei di cadere nella parzialità e così mi limito a raccontare due simpatici aneddoti. Raccontano di due amici che non sono più tra noi purtroppo.

Il primo riguarda l’indimenticato amico Genio Righi, in una lontana trasferta. Dopo aver fatto un sopralluogo sul percorso, qualche buontempone, avendo notato che a circa un 200 mt. dall’arrivo, nascosto da alcuni alberi, c’era un ponticello, suggerì ad Eugenio, dopo il primo giro, di nascondersi là sotto e aspettare il terzo e ultimo giro; una volta arrivati gli avversari, sarebbe dovuto uscire per precederli sul traguardo.

Così avvenne, solo che, siccome ad ogni giro in un punto del percorso c’era un controllo, Eugenio ne saltò due. Nella verifica, alla giuria non restò che squalificare il povero Genio che dall’esultanza sfrenata passò all’abbattimento totale.

Il secondo episodio riguarda il compianto Renato Barp, che nella prova di Santa Giustina, dopo aver verificato il percorso, disse agli altri compagni di squadra, che gli era venuta in mente una tattica secondo lui vincente. Dopo la partenza c’era la salita su verso il Col Cumano e lui pensò di farla a tutta birra, arrivato in cima si sarebbe seduto un po’ per rifiatare. All’arrivo degli avversari lui sarebbe ripartito di gran carriera bello riposato. Quando però arrivarono in cima gli avversari, lui era talmente cotto che li vide passare, ma non riuscì a ripartire. Questa è un’altra bella pagina che testimonia come Meano e frazioni esprimessero vitalità e voglia di emergere in quegli anni.

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