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Matteo Sfregola: ragazzo d’oro

La vittoria a Molveno e i prossimi impegni

Matteo Sfregola: ragazzo d’oro

La vittoria a Molveno e i prossimi impegni

Vincitore dell’Xterra World Championship nella categoria 18-19 anni, Matteo Sfregola torna, su queste colonne, per un’intervista a seguito della vittoria a Molveno, realizzata ad inizio ottobre. Un titolo mondiale che fa orgoglio al ragazzo pedavenese, già autore di ottime prove nei mesi ed anni scorsi. Tre ore, due minuti e nove secondi, questo il risultato di Matteo il primo ottobre e, allora, andiamo a chiedergli come si è preparato alla gara.

«Mi sono qualificato ad agosto in Germania e, per un mese, mi sono concentrato molto sul mondiale. Mi allenavo con un obiettivo chiaro e solido, cercando di non tralasciare nessun particolare perché volevo cercare la perfezione. Non ho cambiato di molto la mia routine, ma ho solo aumentato gli allenamenti preferendo la qualità alla quantità».

Con quali obiettivi?
«L’obiettivo era quello di arrivare nel migliore stato di forma mentale e fisica e ci sono riuscito. Non pensavo alla posizione per non crearmi pressioni, ma un pensiero al primo posto lo avevo fatto, pur scherzandoci sempre sopra».

Dunque, ti ha sorpreso questa vittoria?
«Quando ho passato il traguardo non avevo capito bene cosa avessi fatto, ma sinceramente non ero sorpreso perché sapevo di avere lavorato bene a casa e di meritarmi la medaglia d’oro; nonostante ancora, oggi, pensarci sia incredibile».

Una vittoria che proietta Matteo in futuro ancora per il triathlon-cross, ancora per la sua passione. Gli chiediamo: quali saranno i tuoi prossimi passi? «Adesso sto pensando a rigenerarmi per la prossima stagione che ha come obiettivo quello di migliorare a livello prestazionale e di riconfermarmi a livello internazionale.»

Uno sport che assume un ruolo centrale nella vita del “nostro” atleta, tanto che siamo curiosi di sapere che valore abbia per lui il triahtlon-cross. «Per me ha un valore importantissimo perché mi ha fatto crescere, mi ha fatto conoscere nuove persone e scoprire culture europee che, senza, non avrei conosciuto. È una grande famiglia, insomma».

Come giudichi l’interesse attorno alla disciplina?
«È una disciplina particolare perché, a differenza del triathlon classico, si utilizza la mountain bike e il trail running e questo la rende molto più selettiva e dura. In Italia, è un movimento che sta crescendo molto da una stagione all’altra, mentre all’estero è uno sport più sentito e con atleti preparati fin da giovani».

Non mancano, infine, i sogni nel cassetto…
«Il sogno del cassetto è quello di riuscire a diventare un atleta professionista che riesce a vivere della sua passione. Un sogno duro da realizzare, ma non costa nulla provarci…anzi».

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