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Mas e il suo ponte

una storia lunga secoli

Mas e il suo ponte

una storia lunga secoli

Mentre l’abitato di Peron è molto antico, a Mas in passato, di rilevante, c’erano solo un’osteria e la casa padronale dei nobili Doglioni di Belluno, sovrastata dalla chiesetta dedicata a Sant’Antonio fatta erigere da essi. La loro prima dimora per la villeggiatura estiva a Mas era di modeste dimensioni con probabilmente un luogo di culto dedicato a San Gioatà, soldato romano, antico patrono di Belluno, caro ai Doglioni, al quale anni dopo sarà intitolato il loro oratorio privato.

La guerra cambraica
A Cambrai (Francia) verso la fine del 1508 si costituì una lega contro la Repubblica di Venezia (della quale eravamo allora cittadini) formata da Massimiliano d’Asburgo (Impero tedesco), Giulio II (papa combattente), Luigi XII (re di Francia), Ferdinando d’Aragona (re di Spagna e di Napoli), il duca di Ferrara e il marchese di Mantova.
Nel 1509 i Tedeschi di Massimiliano scesero attraverso il Cadore con 13.000 uomini devastando i territori e conquistando Belluno e Feltre che nell’estate dell’anno successivo venne da loro incendiata.

IL PONTE SUL CORDEVOLE E L’OSTERIA A MAS
La storia nei secoli XVI e XVII
Non sappiamo se prima del 1500 ci fosse già un ponte a Mas. Comunque per secoli, ancora dal medioevo, fu ufficialmente quello delle Tappole (a Vignole) a collegare le due sponde del Cordevole: la sua manutenzione toccava agli abitanti di Sedico mentre quelli di Mier (Belluno) provvedevano alla copertura.

Nel 1519 Matteo Doglioni, nobile facoltoso, avendo contribuito più volte con provvigioni ai bisogni del Maggior Consiglio di Belluno durante la guerra cambraica, ebbe da detto Consiglio (che aveva la giurisdizione anche sul nostro territorio) la concessione di vendere vino al minuto nella sua proprietà al Mas senza alcun dazio. Nel 1526 egli fece costruire un ponte di legno al Mas sul Cordevole che fu distrutto poi da una piena isolando gli abitanti di Gron che appartenevano alla Pieve di Sedico (erano quelli della Pieve di Sedico, di Mier e del Pedemonte a dover mantenere la strada, una mulattiera, fino a La Muda).

Nel 1569, alla morte del marito, la vedova Susanna Vando da Sacile pagò al figlio di Matteo 300 ducati d’oro (una forte somma a quell’epoca) per avere la concessione di vendere vino. In un documento si trova scritto che nel 1570 “si fece avanti la magnifica madonna Susanna Doiona, che gestiva l’osteria del Mas, vedova del cavalier Scipione Doglioni” (creato tale dalla Repubblica Veneta): avrebbe prestato i soldi per ricostruire il ponte di legno, se esentata dal dazio del vino e i suoi coloni di Mas dalle tasse. Nel “1580 Matio Doion risulta avere una casa grande con stalla coperta a coppi (indice di benessere perché di solito le case erano coperte da paglia), horto et cortivo qual afitta l’osteria con altri beni arativi et prativi non mettendo il dazio perché il dazio non si paga”. Lo stesso aveva proprietà anche a Pescùl, sopra Peron (oggi chiamato anche Passo Cervo). Nel 1618 un altro Doglioni pagò prima 300 ducati e poi altri 150 per avere definitivamente la concessione.

Nel 1678 (il 12 ottobre) venne incaricata dal Maggior Consiglio di Belluno una commissione di esaminare le richieste di Giovanni Battista Doglioni che invocava il possesso e la prescrizione di 100 e più anni dell’osteria del Mas con l’esenzione del dazio, l’esborso di 300 ducati e l’obbligo assuntosi di tenir acconzo il ponte sopra il Cordevole; ma, dopo che egli aveva fatto diverse migliorie, ora, con vari pretesti, si voleva rompere gli antichi patti, restituire la somma e togliere l’esenzione del dazio. Il 12 dicembre fu deciso che l’esenzione del dazio e l’osteria del Mas rimanessero al Doglioni, versando 150 ducati, ma il dazio doveva essere riconsegnato alla città (di Belluno), quando essa lo richiedesse, restituendo la somma.

La storia negli ultimi secoli
Agli inizi del 1800, durante la breve dominazione austriaca che precedette quella napoleonica, nella descrizione annessa alla carta topografica della nostra zona si trova scritto: “Il Ponte di Mas è di pietra squadrata in un unico arco: è ampio e lungo”. Esso subì la furia del Cordevole nella grande alluvione del 1882, quando la pioggia ininterrotta dal primo settembre al 6 novembre provocò immani distruzioni (di strade, ponti, segherie, mulini, ecc.).

Durante la Prima Guerra Mondiale venne fatto saltare, verso il 9 novembre 1917, dagli Italiani in ritirata dopo Caporetto. A loro volta gli austriaci lo fecero saltare la notte dell’1 novembre 1918, al momento della loro ritirata. Nell’alluvione del 1966 (4 novembre) e nell’evento catastrofico (alluvione e tornado detto Vaia) del 2018 (29 ottobre), la furia del Cordevole fece gravi danni.

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