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Martina e il circo

emozioni sospese con la giovane trichiaese

Martina e il circo

emozioni sospese con la giovane trichiaese

Colori, forme, luci, movimenti: il circo è fascino e magia. Un mondo coperto da un leggero velo di mistero, fatto di persone che con naturalezza riescono a lasciarci a occhi sgranati e bocca spalancata. Persone in carne ossa, che trasformano in arte i propri corpi, le proprie abilità, i propri sogni. Lo sa bene Martina Reolon, 28 anni di Trichiana, che di questa passione ne sta facendo il proprio percorso di vita.

Dal gioco alla scuola
All’età di 15 anni si avvicina alla giocoleria. «La mia idea era di imparare a utilizzare i nastri che si vedono nella ginnastica artistica» racconta Martina, «ma nel negozio di giochi in piazza a Belluno non li avevano. Al loro posto, mi hanno proposto dei kiwido, due palline con un filo e dei nastri colorati attaccati all’estremità. Poi mi sono avvicinata ad altri attrezzi. Imparavo tutto da autodidatta o attraverso i cd che venivano venduti con gli attrezzi». Ma le persone con cui coltivare questa passione erano poche, la scuola impegnativa e gli allenamenti di pallavolo richiedevano molto tempo. Così Martina accantona per un po’ questo suo interesse, fino a quando non inizia a frequentare l’università a Trento. «Vicino all’appartamento dove mi ero trasferita c’era una scuola di circo» spiega. «Un giorno, la mia coinquilina mi ha chiesto di accompagnarla alla giornata di prova. Che dire, sono salita sui tessuti aerei e me ne sono letteralmente innamorata». Così si iscrive al corso di questa arte circense che consiste nello svolgimento di coreografie e posizioni di acrobatica aerea attraverso l’utilizzo di un tessuto colorato appeso al soffitto. Una danza, sospesi a qualche metro da terra, che Martina inizia a praticare e studiare assiduamente e con passione, aspettando con impazienza ogni allenamento. «I tessuti sono arrivati in un periodo complicato della mia vita e mi hanno aiutata a ritrovare la forza in me stessa, a risollevarmi e a pormi un obiettivo. Avevo trovato qualcosa che mi appassionava davvero».

Il debutto appesa ai tessuti
E si sa, costanza e impegno premiano sempre, così è arrivato il giorno della prima esibizione, con un’amica danzatrice e l’Orchestra di Meano di Trento. «È stato molto emozionante, ero felicissima. Abbiamo fatto diverse coreografie con improvvisazione di danza, acrobatica, tessuti aerei e hula-hoop» ricorda Martina. «Ognuno aveva la sua parte da seguire. Lo spettacolo aveva un senso solo grazie alla fusione delle parti, alla fiducia reciproca e all’impegno di ciascuno». Un’occasione che ha dato il via ad altre esibizioni tra il Veneto e il Trentino, fino all’ideazione dello spettacolo “Momento policronico” con l’amico Sergio. «Mi sentivo un po’ come l’albatros di Baudelaire: a terra goffo e insicuro, in aria volteggia grazioso. Tutte le paure, che avevo a terra, svanivano quando mi appendevo ai tessuti. In aria sono sicura di me. Così ho iniziato a lavorare molto su me stessa e sull’autostima. All’inizio improvvisazione significava panico. Pian piano impari a esporti, a gestire le emozioni sotto stress e a creare la tua bolla di tranquillità. Poi, sono spettacoli che non sono fatti solo di tecnica, ma di storie, racconti, emozioni da trasmettere. Esibirsi significa comunicare qualcosa alle persone». Rimini, Milano, Venezia, Treviso, fino alla Toscana, la Spagna e il Portogallo. Martina inizia a frequentare numerosi workshop con insegnanti e artisti per crescere a livello tecnico e personale.

Una crescita fisica ed emotiva
Approda poi a Barcellona per frequentare dei corsi alla rinomata Scuola di circo “Rogelio Rivel”. Luogo dove incontra artisti di strada provenienti da tutto il mondo, volenterosi di trasmettere il loro sapere attraverso workshop, dalle clave fino alla clownerie, e di condividere partecipando ai cabaret. Dalla Spagna si sposta in Francia a lavorare, poi di nuovo a Barcellona e a Lisbona. Continua a esibirsi, crescere, imparare da se stessa e dagli altri. Dopo la laurea in Studi Internazionali, si iscrive a un corso per diventare educatrice di circo. «La cosa più bella che ho appreso è che il circo è molto ampio e proprio per questo può essere uno strumento straordinario per riuscire a trovare il proprio angolino, per l’integrazione, la socializzazione, per stimolare coordinazione e crescita fisica, emotiva e relazionale nei bambini. Cosa che ho sperimentato lavorando nei centri estivi e durante la stesura della mia tesi su autostima e circo».

E per il futuro? «Per me il circo non è competizione, è condivisione. È un mondo in cui ognuno offre la sua ricchezza e ciò che sa fare. Nella vita voglio trasmettere agli altri ciò che mi ha fatto sentire il circo, il benessere che mi ha dato, come insegnante o come artista». E nell’attesa di conoscere la risposta alle audizioni per la scuola di circo a Valencia, noi incrociamo le dita, perché Martina possa raggiungere i suoi obiettivi.

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