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Maria Pollaci ed i suoi 8mila figli

L’ostetrica orgoglio di un’intera comunità

Maria Pollaci ed i suoi 8mila figli

L’ostetrica orgoglio di un’intera comunità

Impossibile non conoscere e ammirare la signora Maria Pollacci. Una vita spesa esercitando la professione di ostetrica, una passione che l’ha vista in attività fino ad oltre i 95 anni di età. I bambini che ha fatto nascere sono più di 8000 e di tutti loro conserva gelosamente ed accuratamente un ricordo: foto, lettere, articoli di giornale, momenti condivisi insieme. La sua storia avvincente è stata raccontata più volte anche in televisione, culminando nella partecipazione come ospite a Sanremo nel 2017. Per chi ancora non la conoscesse, abbiamo avuto il piacere di incontrarla.

Lei ha origini emiliane, ma da molti anni ormai vive a Pedavena. Cosa l’ha portata qui?
«Sono arrivata a Pedavena il 1° maggio 1964. Prima lavoravo all’ospedale di Cles, in Trentino, ma dopo aver avuto un incidente stradale con la mano non riuscivo più ad assistere bene i parti. Di tanto in tanto facevo un concorso per mantenermi sempre aggiornata e provai un concorso a Belluno. Dopo aver accettato l’incarico, sono arrivata a Pedavena; il posto mi è piaciuto, mi ha molto colpito la contrada e tutto l’insieme. Ho avuto una bella impressione anche della gente, che era molto comunicativa. Mi sono sentita a casa mia, così ho accettato di venire a vivere a Pedavena, dove sono rimasta e mi sono sempre trovata bene».

Tutti la conoscono come l’ostetrica dei record. Come e quando è iniziata questa professione?
«Io volevo fare la crocerossina, ma erano gli anni della guerra e i miei genitori non hanno voluto perché pensavano che poi sarei stata mandata al fronte. Vista la mia passione per i bambini, mia mamma mi suggerì di studiare ostetricia. La proposta mi fu piacevole e ci provai, così mi iscrissi all’Università di Modena e lì studiai tre anni ostetricia fino a diplomarmi. Il primo anno l’ho seguito da esterna, mentre il secondo e il terzo da interna; ho capito che se volevo imparare bene la professione dovevo fare molta pratica. Ho avuto modo di assistere a più di 100 parti e la mia maestra mi ha insegnato e dato tanti consigli. Quando mi sono diplomata lei stessa mi trovò il posto».

Cosa si prova ad assistere a una nascita?
«A mano a mano che facevo l’ostetrica mi piaceva sempre di più. Assistere a un parto e alla nascita è davvero una magia. Ogni volta che mi hanno chiamata a parlare alle ostetriche ho sempre detto loro di aver scelto una professione bellissima, purché sia fatta con tanto amore, umiltà e professionalità. Io ho sempre trattato le donne a mio pari, anche quando andavo ad assisterle. A casa, se vedevo che c’era bisogno, non andavo via, ma rimanevo finché vedevo che tutto si era sistemato; poi tornavo due volte al giorno a visitarle e a dar loro dei consigli. Assistere alla nascita in casa regala tra le soddisfazioni più belle, si è partecipi della felicità della famiglia. Sono stata chiamata in tutta la provincia e sono arrivata fino a Brescia».

Quanti bambini ha fatto nascere e come è riuscita a tenerne il conto?
«Ho fatto nascere più di 8000 bambini. Quando sono arrivata a Trento il Comune ci dava un blocchetto per annotare l’assistenza al parto e il certificato di nascita. Nel 1974 hanno tolto l’assistenza al parto e lasciato solo il certificato di nascita. Siccome volevo tenere il conto di quanti bambini avevo fatto nascere ho continuato comunque a compilare questo documento. Il primo bambino l’ho fatto nascere nel settembre del 1945, l’ultima bambina a giugno 2022».

È rimasta in contatto con i bambini che ha fatto nascere?
«Sì, rimanere in contatto con i bambini che ho fatto nascere e con le loro famiglie mi regala delle soddisfazioni enormi; dico la verità, quasi tutti i giorni ricevo delle belle notizie. In molti mi telefonano o vengono a trovarmi e sono nate delle bellissime amicizie. Non sono mai da sola, questo è il bello. Per esempio, quando mi hanno messa sul giornale, dopo essere stata nominata Cavaliere della Repubblica, un bambino di Montecreto si è messo in contatto con me. È stato il primo bambino che ho assistito, nato nel 1945. Quasi ogni anno ci rincontriamo. Un’altra volta invece mi stavo recando in cooperativa e fuori dal bar c’era un gruppetto di persone. Un signore disse “Ecco la mia seconda mamma” e un altro rispose “Ma è anche la mia”».

Ci racconta qualche aneddoto legato agli anni della sua professione?
«Di storie ne ho davvero tante da raccontare. Per esempio, ho assistito alla nascita di un bambino del circo. La mamma voleva partorire il suo quinto bambino nel suo carrozzone e mi chiese di assisterla, dato che sarebbero ripartiti due giorni dopo. La mattina venne da me e la sera arrivarono le doglie. Gli artisti erano tutti svegli e, una volta nato il bambino, facemmo un brindisi con lo champagne. La nonna mi propose di presentare il bambino entrando nella gabbia dei leoni. In un primo momento rifiutai, ma la mamma mi tranquillizzò dicendomi che se ci fosse stato pericolo non mi avrebbe dato il suo bambino, così, contro il parere di tutti, mi convinsi ed entrai con il bambino appena nato in braccio . A darmi sicurezza è stato proprio il bambino. Il mattino dopo ripartirono e non li rividi più. Molti anni dopo, tramite una signora ritrovai quel bambino in Svizzera, faceva il domatore di tigri. Da allora ci siamo sempre rivisti».

Nel corso degli anni è stata invitata ad eventi, conferenze e trasmissioni televisive. Cosa ha provato?
«La mia storia era piaciuta talmente tanto che mi vollero a Sanremo e devo dire che è stata una bellissima esperienza. Quando sono stata sul palco di Sanremo ero tranquilla, non ero agitata, ma fui sorpresa perché quando entrai ci fu un’ovazione. Una volta arrivata, sono stata accolta dai giornalisti, che mi volevano parlare e fotografare. Successivamente sono anche venuti ad intervistarmi da Torino, da Milano e da Roma».

Maria Teresa De Bortoli, ex sindaco di Pedavena, commenta: «Avere Maria come parte della nostra comunità è sicuramente motivo di grande orgoglio per tutti noi, così come sentire che si è integrata benissimo a Pedavena e che è stata accolta con grande calore dalla gente. Nel corso degli anni Maria si è meritata molteplici riconoscimenti, tra cui quello degli Alpini; la penna alpina è un simbolo particolare per riconoscere la serietà, la professionalità e l’impegno che l’hanno sempre contraddistinta. Nessuna persona continuerebbe a far nascere bambini a novant’anni se questa passione non nascesse proprio dal cuore e se non fosse una sua dote innata.

Quando Maria è stata poi a Sanremo e in televisione più volte, in tanti telefonavano in Comune e questo era chiaramente un orgoglio da sindaco. Ricordo che telefonarono anche dei professori universitari, chiedendo la presenza di Maria ad una conferenza a Padova per parlare alle allieve di ostetricia. Maria era sicuramente la persona giusta per parlare di etica e di solidarietà, in quanto lei stessa partiva a tutte le ore del giorno e della notte, in bicicletta magari, per raggiungere anche posti lontani e assistere anche chi non sarebbe riuscito poi a pagarla. Maria ha sicuramente portato in alto il nome di Pedavena e tutti vogliamo esprimerle profonda riconoscenza e stima».

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