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Maria Piccolotto

Maria Piccolotto

“Un aguajo, la tipica coperta boliviana, mazzi di rose rosse e gialle adagiate sul verde delle foglie a comporre i colori della bandiera della Bolivia, sopra una bara di legno chiaro…”.

Così cominciava un articolo che, nel gennaio 2013, descriveva i funerali di Maria Piccolotto a Lentiai, il paese in cui era nata il 16 ottobre 1920.

Una maestra innovativa
Per più di vent’anni è stata una maestra elementare di Lentiai. Aveva cominciato alla scuola di Villapiana nel 1954 e farà la maestra fino al momento della pensione, nel 1976: una maestra molto amata, ma mai sdolcinata coi suoi allievi, che non ha mai “coccolato”, ma ha seguito con un modo tutto suo d’intendere il mestiere di maestra.

Era molto brava a gestire i bambini difficili e quelli meno dotati. I suoi argomenti affrontavano sempre i problemi reali, quelli della vita vissuta. Per Maria la scuola – eravamo a metà degli anni 50 – non poteva essere avulsa dalla vita reale, ma doveva dare gli strumenti per affrontare quest’ultima.

Fin da subito mise in atto quelli che definiva “esperimenti ecologici”: la sua classe non se ne stava sempre chiusa in un’aula, ma, appena possibile, usciva “in passeggiata”. Era un contatto con la natura e i suoi allievi riportavano quello che scoprivano: dati, informazioni e raccoglievano degli elementi naturali, come foglie o altro, che incollavano sul mitico “quadernone”.

Un anno, alla scuola di Villapiana, Maria mise in piedi un allevamento di bachi da seta: gli scolari poterono seguire la vita del filugello dalla nascita fino alla formazione dei bozzoli serici, corredando il tutto con disegni, relazioni, ricerche. Un’altra volta i suoi alunni poterono seguire in classe il procedimento per ricavare il vino dai grappoli d’uva. E poi organizzava incontri col mondo del lavoro, portando la classe a conoscere gli artigiani del paese. Se avessi oggi la possibilità di parlare con Maria Piccolotto, le chiederei quanto di don Lorenzo Milani ci fosse stato nel suo modo di intendere la scuola elementare e nel suo modo di fare la maestra.

Nel 1976 Maria andò in pensione ed iniziò il secondo capitolo della sua vita: nell’ ottobre partì per San Carlos in Bolivia per vivere in una comunità con cui divise più di 25 anni di vita; si dedicò a servire i poveri, ad educare i giovani, a sostenere le famiglie in difficoltà, ad assistere i bambini cerebrolesi. Gli ospiti della missione, i bambini , le famiglie di Indios… tutti la chiamavano “Maman Maria”.

A 56 anni Maria prese quindi una decisione che le avrebbe completamente stravolto la vita. Non c’è da stupirsi della sua scelta… Maria era una missionaria già a Lentiai, ma la Bolivia dista 10.300 chilometri in linea d’aria dal suo paese natale, la parrocchia di San Carlos si trova in terra amazzonica, una zona attraversata da molti fiumi e, nel periodo delle piogge è soggetta a frequenti inondazioni, dove si riscontra per il 90 per cento dell’anno una temperatura da 32 a 42 gradi all’ombra, mentre l’altro 10 per cento è caratterizzato dall’arrivo di burrasche che portano la temperatura a 8-10 gradi.

C’è una sola strada asfaltata che unisce il paesino di San Carlos alla città di Santa Cruz che dista 120 km. Nel dicembre del 1976 Maria descriveva così il suo arrivo alla missione: “Dopo 22 ore di viaggio in aereo e 150 km con la gip sono arrivata qui a San Carlos… fa molto caldo e ciò che dà più fastidio è l’infinità di insetti che pungono da tutte le parti…”. Eppure una donna all’apparenza molto esile, ma dotata di una determinazione incredibile, sopportò per 25 anni tutte queste difficoltà, tutti questi problemi, sempre col suo sorriso sulle labbra. Se avessi oggi la possibilità di parlare con Maria Piccolotto, le chiederei quali fossero in quel lontano ottobre i suoi pensieri mentre lasciava la sua Lentiai, proiettata in un mondo per lei tutto nuovo, alle prese con una lingua per lei sconosciuta, con gente così diversa da quella che aveva frequentato per più di cinquant’anni.

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