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Marco Sponga

30 anni di sfide verticali

Marco Sponga

30 anni di sfide verticali

È l’inizio degli anni ‘90 quando le due ruote di Marco Sponga affrontano le asperità della Val Civetta sotto la parete nord, celebre per le grandi vie di arrampicata. Forse le prime ruote ad affrontare questa sfida che ha segnato l’inizio di una lunga serie di avventure. Marco, limanese di 52 anni, ci racconta una storia capace di far accapponare la pelle e venire le vertigini – o la claustrofobia – alla gran parte di noi lettori.
«Quasi ingenuamente percorrevo in sella la Transcivetta in mountain bike. Su a fatica per la Val Corpassa e per la ripida Mussaia fino al Rifugio Vazzoler, e poi il Rifugio Tissi. Di quel giorno ricordo la discesa a capofitto dal Tissi e dal Coldai fino ad Alleghe. Avevo 20 anni poco più e la voglia di percorsi inediti mi spingeva verso orizzonti diversi. Al tempo la mountain bike si chiamava rampichino, niente batteria, sospensioni idrauliche, freni a disco o telaio in carbonio, era semplicemente una bicicletta in metallo con le ruote un po’ più grandi e larghe.»
La passione per le due ruote nasce già da bambino, quando non c’erano soldi e le biciclette spesso si costruivano fai da te, con pezzi di recupero o scambiati qua e là. «L’arte di arrangiarsi si è poi rivelata fondamentale nella sensibilità di guida» racconta Marco.

Non solo bike
A metà degli anni ‘90 Marco accantona un po’ la mountain bike per lasciarsi trascinare dalla sua insaziabile voglia di esplorazione, che sfocia in una delle attività più sconosciute e pericolose del tempo: la speleologia subacquea. «È stato un passaggio fondamentale della mia vita a cui devo moltissimo. A quel tempo ebbi la fortuna di essere accolto in un team internazionale fra i più forti al mondo. Giravo Italia ed Europa, collaborando in alcune nuove esplorazioni di grotte e nelle più belle sorgenti naturali. All’inizio non fu facile. Ci si immergeva sempre con compiti impegnativi, sempre e comunque da soli. Stavo imparando a gestire condizioni di stress in ambienti ostili, cosa che mi è tornata utile nel controllo della tensione durante le discese più impegnative di mountain bike.»

Una vita adrenalinica sempre alla ricerca di nuove emozioni: «Mi è sempre risultato facile rapportarmi con la natura e questo mi ha permesso di affrontare varie attività per così dire pericolose.» In quegli anni si cimenta anche nel canyoning, aprendo alcune discese in Valle Agordina e Valle del Cadore. Non disdegna neppure qualche ripetizione di arrampicata e coltiva ancora oggi la passione per lo sci ripido in Dolomiti.

Le avventure in Mtb
Nonostante le avventure – letteralmente – mozzafiato, il grande amore di Marco resta sempre la mountain bike. È lì che riesce a esprimersi davvero. Sono oltre 50 le sue discese da cime dolomitiche e non. Fra queste la prima dalla Tofana di Rosez, il Piz Boè, la discesa contro il cronometro della Marmolada da Punta Rocca a Malga Ciapela, l’incredibile discesa dal Peralba, poi il ghiacciaio centrale della Marmolada in Penia, le montagne dell’Alpago, l’Averau a Cortina, il Pizzocco a Santa Giustina e tante altre ancora. «Mi allenavo in Serva, Terne, Talvena, le mie montagne di casa, alle volte le concatenavo. Poi il Nevegal quando avevo poco tempo o le piste di downhill del Nord Italia. Uscivo di giorno e di notte, appena avevo un buco libero. I gesti in mountain bike a un certo punto divennero automatici».

Imprese pericolose, ma fatte sempre in solitaria. «Da soli si è se stessi, non esistono sfide con altri che ti porterebbero a rischiare inutilmente più del dovuto. Da soli che si raggiunge la massima concentrazione e la vera conoscenza del proprio limite.» Non sono mancate neppure le situazioni critiche: «Posso contarle sulle dita di una mano, ma sono comunque tante. E ogni volta che ti capita qualcosa viene rosicchiato un po’ di coraggio e abbassi un po’ il tuo limite. Oggi ho molto meno coraggio di un tempo e se guardo indietro penso di essere stato un fortunato.»

Insomma, una vita dedicata alla natura, alla ricerca di luoghi incredibili e riservati a pochi. «A quei tempi venivo considerato un pazzo. Oggi alcune mie discese sono state ripetute e questo mi fa molto piacere. Forse, noi non eravamo poi cosi pazzi. Di una cosa sono certo: rifarei tutto e sarebbe fantastico perché potrei rifarlo molto meglio.»

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