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Maieran

un tempo piccola comunità autosufficiente

Maieran

un tempo piccola comunità autosufficiente

Il toponimo deriva dal personale latino Materius oppure da Marius con l’aggiunta del suffisso anum.

Anni ’40 – La levàda sul Gresàl a Maieràn (archivio G. De Vecchi)
Maieran

Il mulino
Pure a Maieràn per secoli ne fu attivo uno ad acqua proprio dove ora si trova l’abitazione che fu un tempo delle famiglie Bernard, poco oltre il ponte sul Gresàl. Nel soprastante bosco c’è ancora traccia del canale la cui acqua, derivata dal torrente parecchio più a monte (verso la Merica), poteva sfruttare il salto naturale creato dalla collina. In passato c’erano ancora evidenti tracce sul muro del fabbricato del posto delle ruote. Davanti alla casa passava lo stretto canale di scarico che riportava l’acqua al Gresàl.
Nel 1563 era proprietario del mulino Sperandio Dall’Agnol Patt: aveva 2 ruote grandi e una piccola. Nel 1634 era di Polo Novello e lo teneva “alla mittà Zuan d’Isep dalla Barca, munaro”. Nel 1683 il mulino con due ruote è di Iseppo Alpago. Nel 1732 il mulino ha due ruote e il pestaorzo: è di Margarita vedova di Novello Alpago-Novello. Dal XVII secolo il mulino apparteneva a famiglie nobili e facoltose di Belluno che avevano vasti possedimenti anche nella zona di Sedico. Nel 1810 il mulino non era più attivo.

1960 – Maieran – Casa della Regina non più esistente (disegno di G. De Vecchi
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La levàda
Sul Gresàl, a sud dell’abitato di Maieràn, era stato creato artificialmente, con pali e con robusti tronchi, un salto di circa un metro e mezzo: la cosiddetta levàda poi distrutta dall’alluvione del 1966. Mentre i pali erano confitti nell’alveo, i tronchi, disposti trasversalmente alla corrente e coperti di tavole sistemate a formare 2 spioventi di cui uno a monte e l’altro a valle del torrente, provvedevano a deviare parte dell’acqua introducendola nel canale di servizio (che qui aveva inizio) del mulino di Longano.

Questo un tempo, vicino al Gresàl, era il mulino (foto G. De Vecchi)
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I signori di Maieràn
Dai libri degli estimi della Repubblica di Venezia (elenchi dei proprietari di beni soggetti a tassazione) veniamo a sapere che nel 1603 gli Scarpis avevano a Maieràn vaste proprietà fondiarie, la dimora padronale e l’oratorio privato. Confrontando i vari libri degli estimi anche negli anni precedenti e successivi, possiamo capire come i terreni dei regolieri (coltivatori agricoli in proprio) diminuiscano, col passare degli anni, a vantaggio degli Scarpis. I signori a quei tempi davano prestiti, con scadenza annua, ai regolieri in difficoltà: la mancata restituzione comportava la perdita del terreno ipotecato.

Nel bosco la roggia che portava l’acqua al mulino (foto G. De Vecchi)
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La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta
Era un oratorio privato che nel XV secolo esisteva già. Si trovava nel cortile interno della famiglia Scarpis che doveva illuminarla tutti i sabati e le altre vigilie. Di essa si ha una descrizione completa nel 1654 durante la visita del vescovo Giulio Berlendis. Aveva un unico altare con una pala dorata in cui erano raffigurati la B.M. Vergine, San Francesco, San Carlo e i Santi titolari. Nel 1726 si trova scritto che la chiesa “è sospesa da molti anni in quanto non situata su pubblica strada e priva di dote”. Poi non si hanno più notizie.

I nomi misteriosi
Nella zona di Maieràn più vicina a Nuova California, un tempo sorgeva un fabbricato di un certo pregio, chiamato chissà perché la Casa della Regina. Apparteneva sicuramente a persona abbiente. Pure il toponimo Mure, già attestato nel 1563, fa pensare.

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