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Madeago

dove la gente sorride

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Mi ricordo di certe feste, nel sagrato della chiesa di Madeago. E delle magliette con la scritta “MadeVITAgo”, perchè nel paese c’era molta vita. E di vita, a guardar bene, qui ce n’è ancora tanta. E non si direbbe: Madeago, a vederlo, pare uno stradone in mezzo alla campagna. Invece ci abita gente che si conosce, si frequenta, si sorride, e fa qualcosa insieme. Me lo raccontano Elio, Isidoro e Angelo, storici frazionisti e animatori, assieme a Pino e Wally, della vita paesana.

festa degli orti a Madeago
Madeago

Fate tante cose, mi par di capire!
«Abbiamo cominciato negli anni 70 con la festa dell’Emigrante, per poi proseguire fino a oggi, con le feste del paese, gli spettacoli estivi sul sagrato, la festa dei tondi (quelli che hanno un anno di nascita con lo zero). L’evento più importante è per Orti in piazza: ci sono bancarelle, giochi, una pesca e l’immancabile frasca. Tutto organizzato e gestito da madeaghesi anche fuori sede che tornano con i figli per il piacere di stare con la propria comunità d’origine, con le persone che conoscono fin da piccoli, nei luoghi dai quali sono partiti.

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Madeago

La chiesa è, io credo, la più bella del castionese, così defilata e raccolta dentro al giardino murato: dà un’aria di protezione, come i luoghi nascosti sempre danno.
«Si, è una chiesa molto antica. Negli anni l’abbiamo restaurata dentro e fuori, manuteniamo i muri a sassi che delimitano il giardino e piantiamo fiori e piante. È un modo silenzioso e affettuoso per curare la nostra appartenenza. A differenza di altri gruppi frazionali, noi non abbiamo un luogo fisico dove trovarci, così le riunioni importanti le facciamo nella chiesa, e fuori tutti gli eventi della frazione. Come l’arrivo di San Nicolò, ad esempio, o la merenda per i bimbi della scuola di Badilet che, essendo nel territorio di Madeago, ha con noi della frazione uno stretto rapporto di collaborazione».

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Madeago

Quindi il non avere una sede non è per voi un limite.
«No, l’organizzazione degli eventi avviene nelle nostre case. Un po’ come una volta, insomma, è sempre un’occasione per ritrovarsi insieme a fare “due ciacole”, cosa non così banale se ci pensi, al giorno d’oggi. Poi c’è sempre chi traina, e da noi sempre chi arriva, con entusiasmo e voglia di fare».

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Madeago

Certo alcune cose richiedono molti mesi di preparazione, immagino. Penso al Pesca l’orto, una pesca di prodotti agricoli del territorio allestita dalle donne del paese. Luciana, Daniela e Marisa me lo raccontano ridendo.
«Noi iniziamo in inverno a fare marmellate, piantare erbette aromatiche e pensare agli allestimenti per la festa. Un anno abbiamo fatto una vite di cartapesta, un altro siamo andate per i campi a raccogliere e seccare fiori per abbellire la strada. E la nostra pesca è l’evento clou di Orti in piazza, vengono anche da Belluno per pescare: magari ti porti a casa tre patate, ma se sei fortunato un intero orto!».

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Madeago

Un bel lavorare, insomma.
«Sì, però poi facciamo anche una serata di festa. Per la festa della donna organizziamo una cena per le donne del paese. Abbiamo cominciato con la nostra amica Maria Grazia, che ci ha lasciato ma che è sempre nei nostri pensieri».

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Madeago

Ridono di gusto, le ragazze, mentre mi raccontano dei pullmini noleggiati, dei ragù preparati e soprattutto della grande partecipazione: vengono tutte, quest’anno erano più di quaranta! Ci sarebbe molto ancora da raccontare, ma il tempo è tiranno e lo spazio è quel che è. A Madeago, 190 anime, si respira un ‘aria di casa, di comunità e di allegria di cui in questi tempi c’è molto bisogno.

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“Madeac strac” dicevano i vecchi: la gente di Madeago oggi ci dice che di stanco, qui, non c’è proprio niente.

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