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…MA DIME, come vala su da noi?

a Salzan con la storia dei Belumat

…MA DIME, come vala su da noi?

a Salzan con la storia dei Belumat

Negli anni 80 a Belluno era tutto un canticchiare, un riavvolgere cassette da riascoltare, un andare al Comunale a sentire. Sentir cantare della città, descritta con acume e affetto: le sposete che con le biciclete vanno al mercato di Piazza delle Erbe a far la spesa; i zarlatan de Borga Pra, quei che va avanti e indiro par Campedel, le ostarie dove bere n’ombra. 

COME VALA

SU DA NOI?

COME VALA

SU DA NOI?

N

egli anni 80 a Belluno era tutto un canticchiare, un riavvolgere cassette da riascoltare, un andare al Comunale a sentire. Sentir cantare della città, descritta con acume e affetto: le sposete che con le biciclete vanno al mercato di Piazza delle Erbe a far la spesa; i zarlatan de Borga Pra, quei che va avanti e indiro par Campedel, le ostarie dove bere n’ombra. 

Cantare dell’ingenua superbia dei bellunesi, veri montanari, verso i turisti che dalla bassa arrivavano  nel tempo dell’ormai mistico sviluppo turistico del Nevegal. Cantare della nostra tradizione più sincera e antica, quel San Nicolò che ci faceva meter creanza, e della struggente nostalgia di chi da qui se ne è andato perché “de miseria su delà se mor”. Cantare di come è bella, e varia, e colorata la nostra grande Val Belluna, con un tango che uno dopo l’altro mette in fila più di cento toponimi da Belluno al Feltrino. 

Cantare di noi, insomma, con un genere nuovo nella sua semplicità che poi ha fatto scuola in Italia: la canzone d’autore in dialetto. Quel dialetto che più di ogni altra cosa fa appartenenza, terra, identità. C’erano un poeta e un compositore e musicista: uno nato a Mussoi, l’altro all’ombra del campanile di Santo Stefano, nei primi anni del dopoguerra. 

Due amici che con un nome tanto semplice quanto espressivo, i Belumat, hanno cantato al mondo di Belluno e dei bellunesi, portando con sé voglia di ascoltare storie e di raccontarle. Ed è quel che ha fatto a Salzan di Santa Giustina Giorgio Fornasier, che per trent’anni assieme a Gianni Secco ha formato i Belumat, la sera del 9 agosto scorso. Serata tiepida, una bella luna, chitarra e voce inconfondibili e molto affetto, molte risate, molto pubblico, venuto per incontrare un amico, come lo avesse lasciato il giorno prima. 

L’Arc Salzan, organizzatrice dell’evento con il supporto dell’Associazione Culturale Veses, ha invitato quest’anno Giorgio Fornasier non solo per la prestigiosa carriera ma anche per continuare quel percorso di valorizzazione dei talenti bellunesi che da tempo si snoda nella frazione con mostre d’arte e spettacoli. Una strada che passa per l’incontro con il pubblico, per  l’occasione di fermarsi a fare due ciacole e di vedersi dopo tanto tempo. A Salzan, davanti al Caselo sotto i platani.

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