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L’ultimo inventore romantico

Riccardo Lovat, che odia la miniera

L’ultimo inventore romantico

Riccardo Lovat, che odia la miniera

Quando parliamo di bellunesi emigranti d’altissimo profilo, ne siamo davvero orgogliosi. In questo numero parliamo di Riccardo Lovat, inventore e poi imprenditore che ha cambiato, con la sua geniale tecnologica, la storia millenaria dell’escavazione delle miniere. Non è da tutti l’esperienza di vistare un cantiere in cui si scava una galleria – anche la futura, tanto discussa, che servirà a collegare il Comelico al Cadore – ma, se mai vi capitasse di farla, trovereste sì minatori, magari extracomunitari (spesso retribuiti – generalizziamo – con poco più di 1300 euro al mese), ma niente dinamite, detonatori, picconi, sporcizia e claustrofobia. Oggi il lavoro lo fa la “talpa”, una macchina prodigiosa, manovrata da pochi uomini e spinta dai martinetti; essa tritura i massi, aspira i detriti e avanza, puntellandosi sul muro appena creato, con sezioni ad anello.

Per raccontare l’incredibile storia di questo illustre conterraneo, abbiamo chiesto il supporto dell’Associazione “Bellunesi nel Mondo” che ci ha messo a disposizione tantissimo materiale pubblicato – ad iniziare dal 1971 fino al 2014, quanto Riccardo Lovat fu insignito del premio internazionale “Bellunesi che hanno onorato la provincia di Belluno in Italia e nel mondo” – e altri reportage di Walter Musizza e Giovanni De Donà.
IL GENIO
Il genio, che ha inventato “la talpa”, è un bellunese: Riccardo Lovat, nato a Libano di Sedico nel 1928, che fondò una grande azienda canadese, la LOVAT Inc., leader nella produzione di queste macchine prodigiose. Aveva 42 anni il padre di Riccardo, minatore, quando morì di silicosi, lasciandolo orfano a tre anni. «Fu in quel momento – ricorda Riccardo nell’intervista di alcuni anni fa di Walter Musizza e Giovanni De Donà – che maturai un odio profondo per le miniere.
Quell’odio mi ha portato a inventare una macchina capace di rendere sicuro il lavoro sottoterra.

Quella macchina esiste da quasi 40 anni, e se vogliamo essere romantici possiamo dire che è un atto d’amore per mio padre e quanti hanno lasciato la vita nelle miniere e la dimostrazione che si può fare business senza compromettere la pelle degli altri».

LEADER MONDIALE NELLE PERFORAZIONI
Oggi Lovat ha 94 anni e, prima di cedere l’azienda nel 2008 alla Caterpillar – che ha dato continuità alla sua esperienza nella divisione “Global Minim Division”-, creò un impero nel settore delle perforazioni sotterranee per tunnel di metropolitane, acquedotti, strade, miniere. «In questo modo si possono scavare anche 500 metri di galleria la settimana, come dire cento metri al giorno contro i non più di 10 metri al giorno dei sistemi tradizionali, ma soprattutto con tanta sicurezza in più. In quasi quarant’anni non abbiamo mai avuto un incidente mortale. Quindi, sicurezza e bassi costi di gestione, a cominciare da quelli per l’assicurazione». L’invenzione di Riccardo ha trovato posto nell’edizione del 1982 del “Guinness Book of World Records” ed appare non tanto il frutto di un’idea geniale, quanto il risultato di anni di studio con il chiodo fisso della sicurezza sottoterra o, meglio, dell’odio per la miniera.

CHI È RICCARDO
Riccardo si è diplomato all’Istituto per Elettromeccanici di Belluno, poi è andato a lavorare in Svizzera, ma l’esperienza non gli piacque molto: si sentiva solo un gastarbeiter, un lavoratore straniero che doveva solo obbedire al caposquadra. Così, saputo che in Canada c’era spazio per gente intraprendente, si decise ad attraversare l’oceano: era il 1951. Si fermò per un po’ a Toronto, poi andò a Windsor ed infine a Montreal, dove conobbe Lucille, che diventerà sua moglie e da cui avrà tre figli. Nel frattempo, inizia lo studio e lo sviluppo dei suoi metodi innovativi per lo scavo, progettando e fabbricando attrezzatura per affrontare le difficili condizioni delle gallerie.

COSA HA FATTO
Nel 1963 crea l’impresa “Richard Machinery and Repair Ltd” per le riparazioni di macchinario pesante e per la costruzione su misura di attrezzatura da galleria. Prova così le sue idee per macchine da scavo e mette a punto la sua tecnologia per la costruzione di Tunnel Boring Machines (frese scudate per lo scavo di gallerie). Crea la “Lovat Tunnel Equipment Inc” per far fronte alla crescente necessità di poter disporre di macchine sempre più efficienti per la costruzione di gallerie. Riccardo Lovat sviluppa e brevetta procedure e metodi per aumentare la produzione ed elevare la sicurezza dei minatori in galleria. La sua azienda ha concorso alla realizzazione di progetti rilevanti come le metropolitane di Washington e Caracas, le miniere di carbone e le gallerie di drenaggio in Canada, i sistemi idraulici nel Regno Unito, le condotte forzate in Svizzera, i tunnel di servizio sotto l’aeroporto Barrajas di Madrid, gli acceleratori di particelle in Russia ed i sistemi di drenaggio sotto il Vaticano. Attualmente l’azienda conta oltre 300 dipendenti specializzati in ingegneria, produzione, assistenza tecnica e marketing.

La sua più grande soddisfazione? «Nella mia famiglia ci sono state tre generazioni di minatori: lo erano il mio bisnonno, mio nonno e mio padre. L’angoscia che prendeva le donne dei minatori ogni volta che loro uscivano di casa era consuetudine a casa mia. Ricordo mia madre che mi diceva: “Se non vuoi che tua moglie diventi vedova nel giro di tre mesi, non andare a lavorare in miniera”. La “talpa” ha risolto questi problemi, e – se si pensa che chi la manovra se ne sta seduto comodamente in una cabina senza respirare polvere micidiale – si capirà i passi avanti che sono stati fatti». Riccardo è insignito dell’Ordine del Canada, ha attestati di benemerenza di mezzo mondo e anche l’Italia ha voluto nominarlo Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica.

E ADESSO?
I sedicensi in primis, i bellunesi e tutte le famiglie dei caduti delle miniere sono grati a quest’uomo figlio di minatori, genio per vocazione, per aver salvato con la sua opera ulteriori vite in galleria. Ma scorrendo il tragico “bollettino dei morti nei cantieri”, che tingono di nero la cronaca di tutti i giorni, abbiamo bisogno ancora di geni come Riccardo, e più che mai di imprenditori accordi che fanno della sicurezza sul lavoro un dovere etico e non una speculazione sulla pelle degli altri. Altrimenti l’eredità di Riccardo non serve.

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