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L’ultima via di Riccardo Bee

l’omaggio a 40 anni dalla sua scomparsa

L’ultima via di Riccardo Bee

l’omaggio a 40 anni dalla sua scomparsa

Il premio del pubblico come “Miglior film di Alpinismo – Rotari” della settantunesima edizione del Trento Film Festival 2023 è stato assegnato ad Emanuele Confortin con la pellicola “L’ultima via di Riccardo Bee”.
Il film, prodotto con la collaborazione di Telebelluno, ha impegnato il regista nel raccogliere testimonianze e ricordi per oltre due anni.
A quarant’anni dalla scomparsa del rocciatore bellunese dall’arrampicata elegante e tecnica, che ha aperto vie ardite sia estive che invernali sulle montagne bellunesi anche in solitaria, Emanuele Confortin ha voluto centrare la sua ricerca sulla personalità dell’uomo Riccardo Bee per testimoniare non solo la sua eredità alpinistica, ma soprattutto la sua eredità di marito, padre e amico.
Un uomo silenzioso e misterioso dal sorriso sincero e dagli occhi luminosi che nell’incontro con la montagna coltivava il dialogo con sé stesso e, nel silenzio di quei luoghi, immagino entrasse in contatto con qualcosa di magico che solo lui era in grado di sentire.
Un richiamo talmente forte al quale non si poteva sottrarre e che i suoi familiari hanno accettato, nonostante la loro preoccupazione, perché lo amavano così come era. Amavano e continuano ad amare la scintilla vitale che lo abitava.
Le immagini sono talmente vivide che sembra di essere sul posto con lui, sospesi nel nulla, mentre un soffio di vento gelido con la sua forza e il suo respiro ci fa rabbrividire. L’occhio mi cade sulle semplici scarpe che indossa mentre si muove con un’abilità a noi tutti sconosciuta. Contiamo di poter avere nuove repliche nei cinema della città.

L’EROE SILENZIOSO
Non immaginavo le imprese che compivi. Ti conoscevo sin da bambina quando abitavamo al pianterreno della casa dei tuoi genitori che per me e i miei fratelli erano zio Giordano e zia Emma. Eri il più grande dei tuo fratelli, il più silenzioso, imperscrutabile e indecifrabile. Ai miei occhi di bambina eri misterioso e mi mettevi in soggezione sempre distante perso nei tuoi pensieri.

Ricordo quando arrivasti a casa in sella alla tua nuova fiammante Harley Davidson! Tutti noi ragazzini ci stringemmo intorno ammirati, testimoni di quell’evento eccezionale per quegli anni. Una foto in bianco e nero documenta e ricorda quell’istante. Pionieri dello spirito di libertà degli anni Settanta. Ricordo un pomeriggio, scendendo nella buia cantina che mi metteva sempre un po’ di inquietudine, la sorpresa di trovarti sdraiato su un’amaca appeso nel vuoto sopra la caldaia. Dormivi e non ti sei accorto di me che, come un lampo, sono scappata a casa impaurita. In quel momento pensai che forse avevi fatto arrabbiare zio Giordano e lui per punizione ti avesse chiuso laggiù. Ma non sembravi triste.

Chiesi a papà se sapesse qualcosa. Cosa aveva combinato Riccardo per essere messo a dormire in cantina? Papà allora mi spiegò che era un allenamento per abituarsi a dormire in parete. Tirai un sospiro di sollievo e diventò un’abitudine andare in cantina e trovarti lì a fare i tuoi allenamenti. Tu imperscrutabile restavi concentrato, per niente disturbato dalle nostre irruzioni di bambini.

Ogni tanto sparivi per giorni. Poi tornavi sorridente. Le vie più complesse specialmente in solitaria invernale: Burel, Schiara, Agner… inanellavi le tue conquiste sempre silenzioso e lontano dalle ribalte della fama. Solo nel tuo elemento, quella montagna che amavi e rispettavi. Poi quell’appiglio che ti ha tradito, quell’incontro con l’ignoto. Noi non possiamo capire, giudicare. Tu gli appartenevi.
Ciao Riccardo.

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