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L’ultima veronica a Grum di Villabruna

il tramonto di una devozione

L’ultima veronica a Grum di Villabruna

il tramonto di una devozione

Per fronteggiare le epidemie dei tempi andati, perlomeno fino al Novecento, la più diffusa protezione medica del popolo era quella apotropaica. Lo sapeva già Davide, che poté scegliere di rinunciare alla protezione di Dio per i suoi peccati ed optò per l’epidemia (a cui Dio per le sue colpe l’avrebbe condannato) che si portava indistintamente alla morte tutti i colpiti, mentre dalla fame lui, quale re, si sarebbe potuto salvare, così pure dalla guerra.

La difesa empirica più comune a cui ci si appoggiava era la protezione dei santi, che potevano contare su tutta una folla di incaricati all’intercessione e ad occuparsi in maniera mirata di ogni particolare parte del corpo malato che avrebbe avuto a soffrire.

Presso il popolo i santi più invocati dalla pietà popolare nelle epidemie (fin dall’esordio della grande peste del 1347 e per tutte le seguenti) erano i santi Rocco e Sebastiano. Ricordavano da vicino i simboli dell’affinità alla malattia: ad uno le molteplici macchie di sangue (che ricordavano i bubboni sul corpo malato) dovute alle frecce del martirio, alle quali peraltro sopravvisse, sopravvivenza considerata alla vista dei devoti forse una corsia preferenziale verso la guarigione. Di San Rocco colpiva l’analogia con un bubbone della ferita sulla coscia, dovuta ad una caduta che lo rese immobile ed inabile per molto tempo prima di ristabilirsi solo per l’affetto e la sollecitudine di un cane che gli portò di che nutrirsi.

Le immagini di questa coppia di santi sono numerose in Valbelluna (tremila circa in Italia) e, stante il susseguirsi delle epidemie che le avevano ispirate, vi si può notare l’avvicendarsi delle fogge degli abiti dei santi, legate al passare del tempo e talora ispirati dagli stessi santi rappresentati: per contestualizzare ricordo che veniva chiamata “sanrocchino” la giubba da viaggio indossata da san Rocco (!). Gli abbigliamenti (potremmo quasi dire la moda seguita) dei santi-pellegrini colpiscono ed inducono a seguire uno sviluppo temporale e storico, ma nella coppia dipinta a Grum (Villabruna), datata 17 giugno 1517 per devozione del committente tale Bartolomeo figlio del fu Zampiero, vi si nota anche una transizione dei simboli del pellegrinaggio verso Roma con cui si addobbavano. Una cesura significativa nella storia del vestire sulle vie della devozione.

Il nudismo di san Sebastiano ovviamente non seguiva mode.
Più interessante San Rocco, originario di Montpellier (Francia del Sud), città sul camino di Santiago (quindi nato su una via di pellegrinaggio e della sua ritualità prima ancora di dedicarvisi), che si fregiava di una piastrina metallica, comune presso tutti i devoti, con una riproduzione di quei tre simboli di pellegrinaggio già codificati da Dante: la palma per i “pii viatores” in direzione di Gerusalemme, la conchiglia per Santiago, la Veronica per Roma. Ma sappiamo che ancora oggi il simbolo di Roma sono le chiavi di san Pietro, che là riposa, che hanno sostituito la Veronica (=Vera Icona, vera immagine del volto di Cristo, il tradizionale “Mandylion”), nata in Terra Santa nei primi secoli della Cristianità e migrata in occidente al tempo delle Crociate.

Le chiavi di Pietro subentrarono all’iconografia della Veronica al momento della sua sparizione; sulle pitture è più evidente, ma venne verosimilmente a mancare proprio la reliquia originale ad una data che si aggira attorno al 6 maggio 1527, quindi in occasione del sacco di Roma ad opera dei mercenari di Carlo V. Per cui la tesi oggi più accreditata vuole che sia stata sottratta o distrutta (i lanzichenecchi erano protestanti benché al servizio di un re cattolico) durante il saccheggio e che, in seguito, venisse sostituita come simbolo dalle chiavi di san Pietro che tuttora persistono. L’oblio continua e si aggrava quando papa Gregorio XIII nel 1582 la rimuove dal messale e dal calendario.

In questo lasco di tempo gli studiosi di storia dell’arte collocano le ultime rappresentazioni della Veronica come esibizione di meta di devozione, come quella del san Rocco di Grum che, per la puntuale datazione dell’affresco, si ritiene più che plausibile possa venire considerata una delle più tarde, se non l’ultima, almeno sul nostro territorio.

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