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L’ultima lettera di Luigi Trevissoi prima di Natale

Alpino di Roe Alte disperso in Russia

L’ultima lettera di Luigi Trevissoi prima di Natale

Alpino di Roe Alte disperso in Russia

Terzogenito di otto tra fratelli e sorelle, Luigi nasce a Roe Alte di Sedico il 26 marzo 1918 e cresce nell’ideologia fascista. Il 9 agosto 1942 parte per la Russia inquadrato nella Divisione Julia – Battaglione Cividale con la certezza nella vittoria. Questa è l’ultima lettera giunta a Roe:

7/12/1942
Carissimi genitori vengo con questa lettera per farvi sapere la mia ottima salute. Pure oggi ho ricevuto la vostra desiderata lettera contento sentirvi tutti in buona salute ma da una parte dispiacente sentire che non hai potuto spedirmi il pacco, pazienza cara mamma, ma la Olga (sorella) sun una lettera mi aveva scritto che mi mandava delle carte buste invece nianche me le si vede arrivare: dicono che è naia. Quando che ti avevo scritto me lo mandavi subito; ecco che da quest’ora l’avrie e tutto. Non importa cara mamma tiro avanti lo stesso anche senza il pacco ma sai che qui fa freddo forte e allora aver un pacco di calzetti di più sui piedi è un’altra cosa.

II
… avevo i guanti di naia, li ho bruciati una sera che ero stato di pattuglia, sono rientrato coi guanti bagnati, li ho messi vicino al fuoco perché si asciugassero invece sono bruciati: anche là dicono che è naia. Domando a spesso alla posta quando puoi mandar pacchi per la Russia ma non avvilirti per quello mamma che tuo figlio si arrangia lo stesso …

III
Pure a ieri tu cara mamma mi dici che mi scrivi tutte le settimane; mi pare impossibile: era già 10 giorni che non ricevevo più posta, spero che mi scrivi tutte ste benedette lettere, pure io ti scrivo squasi tutti i giorni fino che abbiamo il tempo che i Russi stanno fermi e (?) ma noi Alpini facciamo buona guardia e di qui non si passa questi russi maledetti ma i veci Alpini non tremano mai. Qui cara mamma de i paesani che se era, siamo rimasti io e Troian Nello da Sospiroi; Piani, quello da Agordo, è andato all’ospedale: è facile che gli tagliano una gamba; dopo ne avevo uno da Mel ma lo è già rimpatriato, sarà anche già a casa: quello si chiama Sitta Antonio, è da Pellagai, Mel. Se vuoi aver notizie, gli scrivi una cartolina: vedrai che quello ti spiega tutto; digli che venga a trovarvi alle Roe: lui viene sicuro; pur stato io a trovarlo a casa che era a casa tiri (?) con domanda.

IIII
Lì è meglio che mandi via qualcheduno a vedere o scrivigli una cartolina di lì che ho detto io che venga a trovarti: si chiama Sitta Antonio, Pellegai, Mel, Belluno. Fatti contare delle marce che abbiamo fatto in mezzo la Russia: 500 chilometri la marcia della divisione Julia. Qui cara mamma io coraggio mi viene sempre di più in quello da Sospiroi. Vi saluto tutti. Sono rimasto contento del bel scritto della Nella (sorella), sono pure contento anch’io che la impara la sarta e così quando tornerò vincitore dalla guerra, mi farà un bel vestito. Baci cara Nella. Pure di Mario sono rimasto contento che si pensa di suo fratello combattente. Tanti baci. … Anch’io cara mamma vi auguro buone feste natalizie e buon capodanno. Non pensare male di tuo figlio, che Vinceremo: questo è il motto de l’Alpin. Dagli tanti auguri a tutti lì intorno. Buone feste … Baci a tutti. Baci. Tuo figlio Luigi”.

La ritirata e la morte
di Luigi Trevissoi
Il 10 gennaio 1943, pur accerchiati, gli alpini vengono lasciati in linea e così pure il 14, 15, 16 gennaio. La ritirata inizia solo la sera del 17. Sarà una tragica epopea! Soldati congelati, feriti, malati, esausti, laceri, a oltre 40 gradi sotto zero, camminano tutto il giorno sulla neve, continuamente attaccati, e si riparano per la notte in qualche rara isba nella steppa.

Il 19 gennaio le divisioni alpine Julia e Cuneense in ritirata si trovano la strada sbarrata dai Russi attestati nell’abitato di Nowo Postojalowka. Più volte gli alpini, a partire da mezzogiorno, vanno all’assalto. La battaglia continua per 30 ore (termina il 20) ed è la più dura fra le molte sostenute dagli alpini. I Battaglioni Cividale, Gemona e Tolmezzo della Julia si sacrificano quasi al completo per consentire a tutti gli altri di continuare la ritirata. Qui finì il calvario dell’alpino Luigi Trevissoi e di tanti altri sfortunati suoi compagni d’arme che la neve coprirà: ecco perché disperso! Per trasportare in Russia il Corpo d’Armata Alpino (circa 57.000 uomini) occorsero oltre 200 treni; ne bastarono 17 per riportare in patria i superstiti (le perdite assommarono a 41.000 uomini). Della Julia, su 16.000, tonarono in 3.000. Secondo l’UNIRR i caduti e dispersi in totale furono circa 95.000 sui 230.000 partiti. Sono 42 i dispersi in Russia del comune di Sedico, che ha loro intitolato una via.

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