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Luigi Balzan uomo di “fede”

il mestiere del pastore

Luigi Balzan uomo di “fede”

il mestiere del pastore

Luigi Balzan ha due occhi chiari e vivaci che si illuminano quando parla del suo lavoro: «Ci vuole fatica, dedizione e spirito di sacrificio. Però una volta intrapreso risulta difficile mollarlo perché ti entra dentro, diventa la tua vita». Quale sia questo mestiere si può intuire dalla presenza di un discreto numero di cani, tra cui alcuni Maremmani intorno alla casa. «Fino a quattro anni fa il mio gregge contava circa 1300 esemplari. Ora purtroppo ho dovuto ridurli a circa 250 tra pecore e capre ma, sommati ai capi dell’amico con cui collaboro, arriviamo più o meno alla stessa cifra. Ho dovuto ridurre drasticamente il numero di animali in parte per motivi di salute, ma anche per la carenza di manodopera qualificata».

Luigi, classe 1966, fa il pastore dal 2000, quando un progetto dell’amministrazione trichianese, che intendeva recuperare le zone incolte tramite l’utilizzo di animali, lo spinge ad aumentare il numero di ovini che già possedeva e a buttarsi anima e corpo nella sua nuova occupazione.

Com’è la vita del pastore?
«È una vita nomade e priva di comodità. Si dorme in un carrello attrezzato molto spartano ma sufficientemente confortevole, di rado si riesce a passare per casa. Negli ultimi anni, ho dovuto rinunciare alla transumanza, limitandomi al periodo estivo sulle nostre Prealpi. Tra poco le mie pecore raggiungeranno il greto del Piave dove rimarranno fino ai primi di maggio per poi salire vero Pianezze e arrivare in Pian de le Femene nel pieno dell’estate. Dopo la discesa, sosteranno in sinistra Piave fino a novembre per poi proseguire nei territori del Trevigiano, risalire infine lungo il San Boldo e riportarsi sul Piave. Le mie pecore sono di razza Biellese, più resistente di altre ai lunghi tragitti. Guadagno con la vendita della carne, anche se il mercato negli ultimi tempi è diventato fluttuante mentre da tempo la lana non è più fonte di rendita. Ugualmente le pecore vengono tosate, solitamente a giugno».

Com’è il rapporto con la gente che incontri?
«Le persone si sono molto distaccate dal mondo bucolico della pastorizia, il pastore col suo gregge viene visto quasi sempre come un disagio. Sappiamo per esperienza i luoghi in cui ci è concesso pascolare, tuttavia capita che qualcuno ci mandi via, l’importante è usare sempre l’arma della gentilezza».

Inevitabile toccare l’argomento lupo…
«Faccio parte del Comitato Pastori d’Italia e di altri gruppi locali. Non sono contrario alla presenza del lupo, ma fermamente convinto che questa vada regolamentata. Nelle nostre zone questo animale trova vita facile vista l’abbondanza di selvaggina, ma se trova prede più facili da catturare è su queste che punta l’attenzione. Il lupo, inoltre, preda anche tutti quegli animali

  • lince, gatto selvatico, sciacallo dorato – che piano piano stanno ripopolando le nostre zone. L’unica difesa efficace sono i cani da guardiania e la presenza umana. Posseggo alcuni Maremmani, ma nelle nostre zone il loro lavoro è reso difficile dalle condizioni ambientali. Il bosco, la nebbia, le piogge intense infatti non permettono a questi cani di avvistare il lupo per tempo e attuare la loro tattica di difesa che funziona, comunque, solo se i cani sono in numero sufficiente. In Abruzzo, dove quello dei cani da guardiania è il sistema che va per la maggiore, le perdite causa lupi arrivano a un 4 per cento, da noi raggiungono il 37 per cento. Purtroppo questo sistema può creare problemi con i turisti, motivo per cui molti miei colleghi rinunciano a tenere i cani. Ripeto che comunque la soluzione resta quella di trovare un punto di equilibrio, una regolamentazione, come si fa con altri animali».

Nel futuro ti vedi sempre pastore?
«Nonostante i problemi fisici non ho remore nel rispondere: certo! Purtroppo è un mestiere sempre più complicato dall’urbanizzazione che rende difficoltosa la transumanza e dal lato economico l’irregolarità nell’erogazione di fondi e contributi, sempre più scarsi, lo rende poco appetibile per i giovani. Ci vuole tanta passione e spirito di sacrificio. Mi piacerebbe che tutti lavorassero con etica, rispettando tutte le profilassi veterinarie, i controlli e ciò che serve per avere animali in salute e senza stress».

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