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Loris De Barba

Scatti e paesaggi mozzafiato

Loris De Barba

Scatti e paesaggi mozzafiato

Sotto un cielo di nuvole, che sembrano avanzare imperiose verso chi osserva, si elevano imponenti cime puntute ricoperte di ghiacci. Non c’è un grigio identico all’altro e anche il bianco della neve ha le sue individuali declinazioni. È una foto in bianco e nero di Loris De Barba, appassionato di fotografia di montagna. Passione che nasce prestissimo, sin da quando decide di acquistare una Olympus, compagna per molti anni di escursioni e viaggi. Una volta a casa trascorre ore, anche notturne, nel bagno del cognato alle prese con acidi e bacinelle per la stampa.

Da allora questo strumento, ora più tecnologico, non può mancare nello zaino, meglio un panino in meno piuttosto! La seconda grande passione è la montagna che Loris frequenta relativamente tardi, dall’età di 23/24 anni, quando accompagnato da un amico, sale sul Pizzocco. Dalla cima di questo monte scopre la grandiosità del paesaggio, la miriade di torri, guglie e campanili che si distendono a vista d’occhio.

Da quel momento le escursioni diventano sempre più frequenti e impegnative e la scelta ricade soprattutto sui percorsi meno frequentati, più selvaggi dove la natura è “vera”, meno contaminata dall’uomo.

Loris ama andare da solo in montagna. Parte molto presto la mattina, quando la prima luce del giorno oltrepassa i bastioni naturali ed il silenzio, increspato solo dal vento, diventa assoluto. Un obiettivo che si pone è la salita ai 4000 delle Alpi, a volte con gli sci, e allora si parte ancora prima. Il freddo aguzzo della notte alpina è interrotto solo dalla luce frontale del caschetto e della montagna si sente solo la presenza rassicurante, finché il blu violaceo del tempo è sospeso tra l’oscurità e il giorno.

Il sole, infine, tinge le pareti di colori unici e la conquista della vetta è ricompensata dallo spettacolo che si profila all’orizzonte. Ogni avventura è indimenticabile. Una fra tutte, per il rischio corso, Loris la racconta ancora con emozione. Era il 6 giugno 1998, con l’amico Piero, decide di tentare la vetta del Grand Combin, 4400 metri, in Svizzera. La giornata è splendida, il cielo lapislazzulo sgombro da nuvole. A metà parete i due alpinisti, con gli sci alle spalle, sono costretti a cercare un unico passaggio che permetta loro di superare una cintura di seracchi insidiosi. Nel frattempo qualche nuvola si profila all’orizzonte e un vento fastidioso alza la neve a sbuffi. In poco tempo la nube si abbassa e copre la cima come nebbia ingannevole. Diventa difficile capire quale sia la direzione da prendere per la discesa. Il vento sempre più forte ha coperto le tracce, comincia a nevischiare e la visibilità si fa di qualche metro. Aspettare che la situazione migliori può essere pericoloso, quindi con bussola e cartina alla mano, i due alpinisti tentano la discesa sapendo che la salvezza risiede nell’unico passaggio trovato in salita. La nebbia corre rapidamente incalzata dal vento e Loris ha la sensazione che sia il pendio sotto di lui a muoversi, disorientandolo ancora di più.

Dopo qualche ora, all’improvviso, su un pendio molto ripido, compaiono le tracce dei ramponi che il vento non è riuscito a cancellare e la salvezza si fa più vicina. Stravolti dalla stanchezza e dalla tensione, riescono a superare il passaggio obbligato, a infilare gli sci e a raggiungere il rifugio. Pericolo scampato e un ricordo che rimarrà indelebile.

Attualmente predilige lo scialpinismo praticato con pochi amici. Lo considera uno sport completo che appaga sia lo spirito sia il corpo. Gli permette di esplorare nuovi inaspettati declivi delle vallate dolomitiche, sempre alla ricerca di zone vergini senza tracciati. È la sfida che, ad ogni uscita, impegna Loris che si sente un po’ privilegiato di poter godere dei grandi spazi, delle severe pareti innevate e del respiro della montagna.

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