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Lionello Gorza

Imprenditore turistico illuminato

Lionello Gorza

Imprenditore turistico illuminato

Provate a immaginare cosa poteva provare l’albergatore di Croce d’Aune, Lionello Gorza, quando decise di prendere in mano la ristorazione della Birreria Pedavena prima come gestore e poi come proprietario! È proprio il caso di accostare questo successo imprenditoriale al celebre detto del famoso imperatore romano Giulio Cesare: “Veni, vidi, vici”! Era il 2004. Heineken decide di ritirarsi dal Feltrino e di chiudere lo storico stabilimento fondato nel 1897 dalla famiglia Luciani. Per l’intero Bellunese si prospetta un altro dramma occupazionale ed economico.
Nell’arduo tentativo di salvare lo stabilimento, scendono in campo gli “Stati Generali” della provincia: politici, sindaci, lavoratrici-lavoratori, sindacati, istituzioni religiose, cittadini, accanto a Birra Castello S.p.A., l’imprenditore Lionello Gorza.

LA VISIONE
Lionello ebbe una visione: «Anche se non avevo esperienza specifica, gestendo un albergo a Croce d’Aune, ero certo che la Birreria sarebbe tornata ai fasti degli anni 60, quando la domenica – documenti alla mano – arrivavano anche 40-50 pullman da tutto il Triveneto. Ho guardato alla sua storia, al valore che ha sempre rappresentato per il territorio. Andare alla Birreria negli anni del boom economico, valeva come andare oggi a Gardaland». Per riuscire a vincere questa sfida, Lionello ha fatto leva sugli storici valori della propria famiglia; dice di aver avuto anche fortuna, anche grazie alle maestranze che con lui hanno creduto al progetto. «Ma la formula vincente, di cui mi assumo la proprietà, sta nel fatto di aver trasformato l’immagine del frequentatore. Un tempo la Birreria era riservata a un target di clienti di un certo target, io ho cercato di renderla flessibile, nelle 12 ore di apertura, a tutti i segmenti della società, partendo da chi è in vacanza e desidera consumare un pranzo veloce, fino alle famiglie la sera e poi ai giovani con la musica. Questa struttura ha dei costi fissi altissimi, quindi se non si lavora con un’affluenza continua, genera solo debiti».

SI CRESCE TUTTI ASSIEME
Un frequentatore attento può osservare due peculiarità del ristorante Birreria: piatti realizzati con prodotti di qualità a chilometro zero e a prezzi popolari, oltre la velocità con cui si è serviti. «Sono convinto che bisogna sempre più espandere il perimetro di interesse della clientela; ero partito con il coinvolgimento dell’alto Trevigiano, fino ad includere Veneto, Triveneto e ora anche Emilia Romagna. Il turista vuole mangiare prodotti del territorio. Io poi, essendo originario di Sovramonte, paese di origini povere, sono molto legato ai prodotti locali perché riconosco la fatica che fa l’agricoltore delle nostre zone a stare in piedi. Utilizzo tutto quello che posso comperare nel territorio: oltre ai prodotti de “La Fiorita”, lavoro con quattro macellerie e panifici della zona, dando sostegno alla filiera; nel menù sono elencati tutti i miei fornitori. Si cresce tutti assieme. Anche se acquistare questi prodotti è sempre costato di più rispetto a quelli commerciali, proporli è parte del mio successo».

L’ORGANIZZAZIONE
«Ogni azienda ha la sua “vision”: io ho sempre pensato che questo posto non doveva soddisfare solo un segmento di nicchia, ma tante persone; la “mission” invece è organizzare la forte rotazione: ci siamo organizzati affinché la gente in breve tempo potesse essere servita, per il ricambio ma anche perché i clienti non amano aspettare. Il tutto è gestito da supporti informatici e grazie all’organizzazione interna del personale, che in estate arriva anche a 115/120 dipendenti».

BIRRA DOLOMITI
«Sempre con il focus sul territorio, anni fa lo stabilimento, in accordo con i produttori della Cooperativa “La Fiorita”, ha lanciato la Birra Dolomiti, un vincente prodotto che ha concertato valori come il recupero del territorio agricolo, la sostenibilità degli agricoltori, la produzione dell’orzo con criteri eco-compatibili, la vicinanza del produttore. È indiscutibile che avere un locale adiacente allo stabilimento sia un vantaggio notevole. Il rapporto birreria-stabilimento è un connubio che funziona alla grande, io sono socio anche della fabbrica, lo stretto legame dà risultati. Siamo stati i primi in Italia a proporre una birra a chilometri zero, idea vincente che ha rafforzato la validità del territorio».

VALBELLUNA & TURISMO
Dal polo d’eccellenza nel Feltrino al Nevegal, perennemente sui blocchi di partenza, Lionello, in qualità anche di presidente del Consorzio turistico Prealpi, ha una visione lucida della situazione. «Abbiamo bisogno di crescere soprattutto sui posti letto; ci vorrebbero almeno un paio di hotel a 4 stelle in più, soprattutto a Feltre, dove ci sono tante manifestazioni con grandi numeri.
Per avere un respiro anche internazionale, i posti letto sono un elemento fondamentale; se non c’è tradizione locale, ben vengano anche catene di hôtellerie internazionali. Abbiamo fatto passi da gigante nei B&B di qualità, però chi lo fa in maniera seria e professionale accresce il valore di tutta la filiera, coloro che lo fanno tanto per fare, meglio sarebbe se smettessero. A livello di ristorazione non siamo messi male, si può e si deve migliorare, però l’offerta è buona e qualificata. Per quanto riguarda il Nevegal ci vuole una proposta più strutturata che non preveda solo gli sport invernali, ma anche e soprattutto l’utilizzo estivo: ci vogliono investimenti e gente che ci crede, a partire da chi lavora sul posto».

TRASPORTI E RETE
Altro tasto dolente sono i trasporti: «Una persona che arriva con il treno a Feltre il sabato e la domenica non riesce a spostarsi, può andare solo nel Primiero che è servito con tre corse a giorno; questo è un problema per tutta la provincia. Il turismo viaggia su due direttrici nella nostra zona e le Alpi in genere: il turismo della bicicletta e quello a piedi. Il turista che arriva in Valbelluna e vuole muoversi deve trovare tutto ciò che gli serve: percorsi e sentieri segnati, tabellati e puliti. Dobbiamo decidere “chi fa che cosa” con la regia provinciale della Dmo e un lavoro di rete. La ciclabile della Valbelluna è un’altra opportunità che dobbiamo saper cogliere, collegandoci con la Monaco-Venezia e la ciclabile della Valsugana in modo agevole, portando il flusso che scende verso Vittorio Veneto in Valbelluna, valorizzando i piccoli borghi. Bisogna anche che provincia, comuni e consorzi turistici decidano una volta per tutte dove sarà il collegamento con la pianura e Valdobbiadene: a Lentiai o a Feltre? C’è giù un flusso molto interessante di persone, ma dobbiamo fare anche promozione all’estero. Sono ottimista: ce la faremo!».

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