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L’inquietante morte di Lea Luzzatto

il delitto del 1946 nel libro di De Nart

L’inquietante morte di Lea Luzzatto

il delitto del 1946 nel libro di De Nart

Delitto o disgrazia? Nell’immediato dopoguerra viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza nella sua abitazione di Belluno. A raccontarne i dettagli inediti nel suo ultimo libro dal titolo “L’inquietante morte di Lea Luzzatto” è il giornalista bellunese Roberto De Nart, attraverso gli atti processuali conservati all’Archivio di Stato di Venezia.

Siamo alla fine del 1946, la Seconda guerra mondiale è terminata da pochi mesi. Il 17 dicembre a Belluno era semplicemente una fredda giornata invernale, tuttavia i bellunesi avevano ugualmente voglia di uscire e ritrovarsi, perché quello del 1946 era il primo inverno di libertà dopo cinque anni di guerra.

Poco dopo le 23, in fondo alle scale di Casa Polit, la villetta di via Feltre n.1, giace riverso in una pozza di sangue il corpo senza vita di una ragazza di 23 anni. Il suo nome è Lea Luzzatto, una giovane insegnante che si era da poco laureata in Lettere all’Università di Padova. Il caso fa molto scalpore perché coinvolge una nota famiglia della borghesia bellunese di origini ebree. Lo zio della vittima, fratello della madre, è una persona nota e influente in città; si tratta dell’ingegner Alberto Polit. Laureato a Padova in ingegneria civile, Polit aveva combattuto in prima linea durante la Prima guerra mondiale e ricopriva vari incarichi di prestigio sia militari che civili. Nel 1919 era stato nominato comandante dei Civici pompieri. Nel dicembre 1946 è dirigente della Provincia ed è ancora comandante di quello che dal 1935 è diventato il Corpo provinciale dei pompieri e poi dal 1938 dei Vigili del fuoco. Ed è anche presidente dell’Ospedale di Belluno.

Quando la mattina seguente il commissario di polizia Leporati effettua il sopralluogo nella villetta di via Feltre, non c’è più nulla: il cadavere portato al pronto soccorso e le tracce di sangue ripulite dal personale di servizio. Viene indagato e arrestato un certo De Menech, rappresentante di liquori e articoli per la casa, un playboy dell’epoca senza tanti scrupoli, l’omicida ideale per chiudere il caso. Solo che non c’entrava nulla e infatti viene scarcerato. C’è una gran fretta di seppellire la povera Lea, ma un medico, il dottor Martelli, riesce a fermare le operazioni informando il procuratore che a suo parere si tratta di un delitto, come confermeranno diverse autopsie. Poi il professor Pellegrini, professore universitario all’Università di Padova, senza aver mai visto il cadavere né aver assistito all’autopsia, sentenzia si tratti di caduta accidentale. Intanto le indagini portano all’arresto del fratello della vittima, Alberto. Seguirà una sentenza di assoluzione per insufficienza di prove e una sentenza definitiva di secondo grado di assoluzione con formula piena per non aver commesso il fatto.

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