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L’ingiustizia del matrimonio riparatore

vista dagli occhi e dalla penna di Viola Ardone nel libro “Olivia Denaro”

L’ingiustizia del matrimonio riparatore

vista dagli occhi e dalla penna di Viola Ardone nel libro “Olivia Denaro”

Buongiorno cari lettori e cari lettrici, sono Bianca Costantini. Sì, sono la ragazza di quattordici anni che ha scritto l’articolo su “Il Duca” di Matteo Melchiorre nel numero scorso. Spero davvero che il mio stile di scrittura vi piaccia, perché ho scritto una nuova recensione che parlerà di “Olivia Denaro” (Einaudi, 2021), un libro di Viola Ardone, scrittrice e docente napoletana.

“Olivia Denaro” è la storia di Olivia, una ragazza di quindici di anni che vive nella Sicilia nel 1960 e fin da piccola sa che “la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia”. Questa, è la frase che le ripete ossessivamente sua madre e che dovrebbe far riflettere sul maschilismo e sulla violenza di quel periodo.

A Olivia piace studiare e imparare parole difficili, cerca le lumache con il padre e prende in giro il suo amico Saro. Ha paura del cosiddetto “marchese” (le mestruazioni) o, più che altro, non le piace l’idea di averlo, perché una volta che sarà arrivato dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. Olivia è una quindicenne che litiga con la madre per i numerosi divieti che le impone, che si domanda come mai sia trattata così diversamente dal gemello Cosimino ed è piena di vita.

Tutto cambia quando il figlio del pasticcere, Pino Paternò, mette gli occhi su di lei. La famiglia prova a proteggerla da lui, ma tutto sarà vano quando Olivia sarà costretta a subire un abuso.

Siamo nel 1960 e in Italia esiste ancora il matrimonio riparatore: se una donna viene abusata sessualmente da un uomo, questi, per rimediare, deve solo sposarla. Era una cosa normale. Ad Olivia però non va bene. Lei non ha intenzione di sposare colui che l’ha violentata.
In questo libro si affrontano diversi temi, non solo il matrimonio riparatore, ma anche la forza e la determinazione di una ragazza di quindici anni, l’amore che ti può dare una famiglia, il supporto che può darti un’amica insieme ai tuoi genitori, il sistema di oppressione femminile al quale le donne erano costrette a sottostare. Parla anche delle contraddizioni dell’amore e dell’ambiguità del desiderio, che lusinga, ma può anche spaventare, soprattutto se è imposto con la forza.

Tra i personaggi più importanti della storia, ci sono senz’altro i genitori di Olivia: la madre, una mamma che impone continuamente divieti e che reputa la figlia troppo poco “femminile”, pensa che la figlia faccia cose che non si addicono ad una ragazza, a una donna. Questa madre però sarà disposta ad appoggiare in tutto e per tutto la figlia dopo che un uomo abuserà di lei: sarà una delle più grandi sostenitrici di Olivia.

Il padre, invece, è un uomo silenzioso che la lascia decidere nella sua vita, in un mondo in cui le donne non avevano il libero arbitrio. Lui è l’unico che capisce e sa chi è veramente Olivia, al di là di pregiudizi e stereotipi.

Questo è un libro che parla di adolescenti che si sentono incompresi dai genitori, di pregiudizi, di convenzioni sociali, di libertà, di ribellioni, di donne e di uomini, di padri e figlie, di madri e figlie.
È un libro che vi farà ridere, vi farà piangere e soprattutto vi farà arrabbiare per il sistema ingiusto che c’era una volta, vi farà arrabbiare perché capirete che nella vita si fanno azioni giuste e azioni sbagliate e il matrimonio riparatore era decisamente una cosa sbagliata.

Riuscirà Olivia con l’appoggio della sua famiglia e della sua grande amica ad andare contro l’intero sistema? A sfidare la legge? Una legge che sta dalla parte dell’uomo che ha abusato di lei?

Per concludere vorrei solo dirvi che, per fortuna, ci sono delle persone che hanno capito che il matrimonio riparatore è una cosa inaccettabile; infatti, il 5 settembre 1981, una legge l’ha finalmente reso illegale.

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