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L’importanza della partecipazione attiva

La Comunità è un “Noi“

L’importanza della partecipazione attiva

La Comunità è un “Noi“

Viviamo in un’epoca nella quale i cambiamenti avvengono con una frequenza e una velocità prima sconosciute. I contemporanei vivono immersi in questa realtà rapidamente mutevole e non se ne rendono conto. Come il viaggiatore, su un treno che corre a 300 km l’ora, che pensa di essere fermo, comodamente seduto nella sua poltrona. La causa di questi cambiamenti è l’accresciuta conoscenza del mondo (determinata dalla ricerca scientifica) e la volontà di cambiarlo con una incessante produzione di merci (resa possibile dalla tecnica).

L’insieme dei beni e dei servizi di cui disponiamo oggi è superiore a qualsiasi idea di ricchezza che il più ricco degli uomini sulla terra potesse immaginare solo un secolo fa. Oggi gli umani volano, guariscono dalla polmonite, hanno i denti in bocca fino a cent’anni, conservano i ricordi in pastigliette di sabbia, illuminano la notte, parlano con i figli in Australia, passano il loro tempo davanti a scatole magiche nelle quali si raccontano storie con immagini che sembrano vere. Si sentono padroni del mondo sconvolgendone i millenari equilibri che hanno reso possibile la loro esistenza. Tutto questo ha cambiato le relazioni tra le persone, riducendole ad utili mezzi per ottenere merci. Di conseguenza sono cambiate le comunità e anche le persone che sono visibili solo se consumano. Le merci che esibiscono sono l’unica misura del loro valore.

La comunità è un insieme di soggetti che condividono aspetti significativi della propria esistenza e che, per questa ragione, sono in un rapporto di interdipendenza fiduciaria. La vita comunitaria richiede la condivisione di un sistema di significati: norme di comportamento, valori, religione, storia comune. In essa si dispongono, in un mutuo scambio di influenze, individui, gruppi, ambiente fisico, ambiente costruito dall’uomo, bisogni, risorse, ecc., e le attività culturali di interpretazione e trasformazione della vita.

Ogni individuo si rapporta alla comunità di appartenenza ed alla società. Nel primo caso l’individuo gode di una rete di protezione che gli consente di ridurre i rischi ma che limita la sua libertà individuale. Nel rapporto con la società l’individuo è più libero ma è più esposto all’incertezza e più vulnerabile. Ad esempio, “il Veses” che state leggendo è uno strumento di relazione comunitaria, mentre il “Corriere della sera” è uno strumento di informazione sociale. Sul primo chi scrive e chi legge si conoscono, nel secondo no.

Così la società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato di esseri umani che assomiglia alla comunità, perché anche in essa gli individui vivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Ma nella comunità gli esseri umani restano essenzialmente uniti nonostante i fattori che li separano, nella società restano essenzialmente separati nonostante i fattori che li uniscono.

Si può stare in una società senza partecipare alla vita degli altri, cosa impossibile se vivi in una comunità. Una comunità esiste solo se vi sono vincoli affettivi (più o meno solidi), che danno senso all’esistenza individuale poiché essa è inserita in relazioni significative che ti aiutano a comprendere il mondo che ti circonda e in questo modo definisci la tua identità. Una comunità esiste solo se chi la costituisce partecipa (poco o tanto) al suo sviluppo, praticando la collaborazione e la solidarietà. La partecipazione alle relazioni sociali nella propria comunità determina il potere e la forza di auto dirigere la propria vita e, con gli altri, la vita comune.

La partecipazione è un comportamento libero, voluto, collettivo e organizzato, è una relazione che ne genera altre tutte orientate al raggiungimento di un obiettivo comune.
La società è un insieme di “io” (con obiettivi personali simili), la comunità è un “noi” dove la storia d’ognuno s’intreccia con quella degli altri, assumendo rilevanza pubblica. Per questo partecipare consiste nel farsi carico della responsabilità delle proprie scelte individuali e collettive. Il nostro stare al mondo deve orientarsi eticamente secondo criteri di giustizia ed equità, l’alternativa è il conflitto e il prevalere della forza sui diritti umani. Il nostro diritto di esseri liberi esige istituzioni sociali che riconoscano il diritto alla libertà e consentano all’individuo di avere un ruolo nella formazione delle decisioni pubbliche. Il nostro bene, e la felicità che possiamo godere sulla terra, dipendono dal senso che la nostra esistenza ha nella vita degli altri e questo si ottiene solo partecipando attivamente.

Come diceva Giorgio Gaber: “La libertà non è star sopra un albero, la libertà è partecipazione.”

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