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L’orto, un hobby che unisce persone e generazioni

L’orto primaverile diventa un luogo di incontro tra generazioni

L’orto, un hobby che unisce persone e generazioni

L’orto primaverile diventa un luogo di incontro tra generazioni

L’orto, un hobby che unisce persone e generazioni. Ogni hobby ha il suo perché, ovviamente, e chi lo può negare? E non c’è di peggio del sopportare le insistenze di chi pensa che il proprio sia migliore degli altri; ma così van le cose. Ebbene, in primavera, come si fa a non accennare al passatempo dell’orto, che accomuna molti di noi? Vero è che, volendo, la coltivazione degli ortaggi non ha pause stagionali, ma è alla fine dell’inverno che tutto chiama a occuparsi di natura, vita all’aria aperta, semine.

Siamo in tanti, lo so per certo, ed è un hobby che affratella: bambini, giovani e più anziani; donne e uomini; fisici nerboruti e più dimessi; persone con solida cultura agronomica e neofiti – barriere solo apparenti che cadono immediatamente quando ci si mette a discutere amabilmente se quest’anno uno seminerà il fagiolo “bala rossa”, le “mame de l’Alpago” o lo “spagnolìt”, su come si fa ad auto prodursi il seme dell’insalata delle Dolomiti oppure se sia meglio vangare (con la vanga o con la forca a quattro denti?), fresare o usare la bioforca e così via. Davvero un hobby meraviglioso, anche sotto il profilo dei rapporti umani. Ma, bando alle ciance, è davvero ora di mettere mano all’orto primaverile, con il grosso delle semine e dei trapianti, che peraltro io, che ho l’orto a 600 metri di altitudine, non mi azzardo a intraprendere prima del 25 aprile, al netto di insalate da taglio, cicoria zuccherina e rucola, già belle sviluppate sotto un semplice tunnel coperto con il nylon.

Un orto per tutti in provincia di Belluno

Ci penso spesso, nella provincia di Belluno siamo davvero fortunati, per molti motivi; uno di questi sta nel fatto che un pezzetto di terra da coltivare per farci un orto familiare lo possiamo trovare tutti. Oggi molti Comuni organizzano pure orti sociali; Biodistretto “Terre Bellunesi” e Comunità del Cibo offrono occasioni imperdibili per imparare ed appassionarsi: tutto concorre a creare terreno fertile per perseguire, o iniziare, questa attività. Ognuno ha le sue motivazioni e fra le aiuole trova risposta a molte delle proprie esigenze, siano quelle di fare un po’ di attività fisica, di non vedere abbandonato un pezzo di terra da sempre destinato alle colture, di produrre un po’ di cibo gustoso e sano, di risparmiare qualcosa, di stare un po’ con se stesso, di condividere con altri momenti, fatiche, chiacchiere, prodotti in esubero.

Insomma, un’esperienza che vale davvero la pena di vivere.

“Hai ragione Michele, questa mattina mi sono svegliata presto, dalla finestra entrava una luce soffusa e calda. Mi è venuta voglia di alzarmi, calzare le scarpe sporche di terra e uscire, respirare a pieni polmoni l’aria primaverile e dare un’occhiata alle montagne per capire come sarebbe stata la giornata.”

Il mio orto mi aspetta: ho lasciato dal giorno prima la forca a quattro denti ben piantata nella terra e i guanti abbandonati sulla stradina di ghiaia. È giorno di vangatura per sollevare, rivoltare, sminuzzare i blocchi di terra e preparare il letto di semina, non prima di aver steso una buona dose di letame stagionato. Anch’io, come te, dovrò aspettare che la temperatura sia un po’ più clemente e che la terra sia pronta e calda ad accogliere i semi che ho accantonato l’autunno scorso.

Dovrò comprare anche le piantine; ogni anno vado alla ricerca di nuove proposte, tranne poi constatare che le piante “nostrane” sono le più adatte.

Le gioie e le sfide dell’orto

So, anche, che potrebbe essere l’anno buono per un ortaggio e pessimo per un altro, e che basta una grandinata per rovinare il raccolto. Il vero orticoltore ringrazia la pioggia che, dopo un periodo di “secco”, scende calma a dare respiro alle piante, si preoccupa se in cielo vede comparire nuvole foriere di guai, si lamenta perennemente: le limacce, i caprioli, il grillotalpa, la gramigna e qualsiasi altro elemento molesto… ma poi si siede sulla panchina di legno o sulla sedia, che accanto all’orto non può mancare, per riposare, leggere, ascoltare, progettare nuove aiuole.

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