Penso che uno dei San Valentino più belli della storia dell’arte si trovi nella parrocchiale di un piccolo comune montano della Valbelluna: San Gregorio nelle Alpi. Solo pochi mesi fa, a settembre, era uscito tra le pagine di questa rivista un bell’articolo riguardante la visita di Sgarbi all’Arcipretale di San Gregorio nel quale il noto critico elogiava la notevole qualità pittorica della pala dell’altare maggiore, opera con certezza ormai riferita all’importante pittore del rinascimento bresciano Alessandro Bonvicino detto il Moretto, maestro del Moroni e grande amico di Lorenzo Lotto.
Chissà cosa ci faceva da queste parti il grande Moretto da Brescia nel primo scorcio del ‘500, ma di certo ci ha lasciato uno splendido Valentino innamoratissimo di fronte ad una tra le più dolci e sensuali Madonne che abbia mai visto. Sopra di loro un cielo plumbeo, come i loro malinconici sguardi, per il rifiuto del latte di quel seno e capezzolo ancora turgidi da parte del Bambino che scelse invece, come primo nutrimento, il prematuro frutto della Passione che lo porterà alla Croce: una mela, offertagli da papa Gregorio Magno, padre e dottore della Chiesa, riconoscibile dal triregno papale e dall’immancabile colomba dello Spirito Santo.
Maria siede sul trono della Sapienza di re Salomone, e quindi tutto sa, sa del triste destino di suo Figlio la cui lettura da parte di San Valentino sembra quasi con un gesto delicato voler interrompere. Un San Valentino in abito talare perché il santo non è solo patrono degli innamorati o santo taumaturgo, invocato nei casi di pestilenza o epilessia, ma rappresenta, soprattutto in contrapposizione a Gregorio Magno, autore della Regula o Cura Pastoralis, trattato sull’arte della prelatura, il buon pastore, il bravo parroco.
Nello sfondo, spazio sacro per eccellenza, l’allusione al divino non ci è più resa dal colore oro, tipico nella pittura più antica, o da un catino absidale, ma si fa paesaggio, anzi, sembra quasi di scorgere la stessa sagoma della parrocchiale di San Gregorio là, in cima a un colle, immersa in una natura consegnataci ordinata, verde, armoniosa perché nostro Eden e nostro dovere rispettarla e mantenerla come tale.