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L’epopea dei carrettieri

L’epopea dei carrettieri

Le miniere di Valle Imperina
Dal 1669 la Repubblica di Venezia, creata un’azienda di stato, si affiancò ai privati (in particolare ai Crotta) cominciando a sfruttare direttamente parte delle miniere di Valle Imperina per ricavarne rame e vetriolo (solfato di rame usato in tintoria e nella fabbricazione di acidi minerali). La miniera alle porte di Agordo era molto importante per la Serenissima in quanto riusciva a soddisfare addirittura la metà del suo fabbisogno soprattutto di rame. Sotto il dominio austriaco quelle miniere rimasero di proprietà dello stato. Nel 1866 passarono al Regno d’Italia proprio contemporaneamente alla scoperta nel Sud America di grandiosi giacimenti di rame a cielo aperto. Poiché da allora la produzione avveniva in perdita, lo Stato Italiano le mise in vendita pur continuando ancora per anni l’estrazione del minerale. Col passare degli anni diminuì sempre più la produzione di rame e vetriolo, a favore della pirite cuprifera molto richiesta dalla nascente industria chimica. Dal 1885 lo stato cominciò a vendere pirite all’imprenditore Magno Magni di Vicenza, che nel 1899 acquistò la miniera per le sue industrie, dopo aver spento nel 1898 i grandi forni fusori.

Il trasporto e la
spedizione dei prodotti
Il vetriolo e il rame, fino al 1840, dalle miniere venivano trasportati a dorso di mulo lungo il Canale di Agordo e dal 1840 (costruita la carrozzabile fino al Peron) con i carri a Meano e Dussano dove esistevano dei depositi. Da qui con le zattere (c’era un porto sul Cordevole nei pressi) il rame, il vetriolo (in fusti) e più tardi anche la pirite venivano spediti a Venezia e in altre località del Veneto. Dal 1886, con l’arrivo del treno a Bribano, veniva aumentata sempre di più la vendita della pirite, nel mentre era modificato il tragitto per caricare il minerale sui vagoni ferroviari.

I carrettieri
A effettuare il trasporto della pirite provvedevano i carrettieri, gente rude, abituata alle fatiche e a sopportare i disagi senza fermarsi mai. Usavano un linguaggio alquanto forte e colorito. I trasporti avvenivano con robusti carri dalle ruote larghe (anche 20 centimetri) tirati da cavalli, muli e, talora, buoi. In caso di pioggia alzavano un telo per coprire il carico. Molti di loro avevano le stalle e la casa di abitazione lungo il Canale di Agordo (o più in su) oppure lungo il tratto stradale da Peron a Bribano, diventato quest’ultimo un importante snodo dei traffici commerciali. Ognuno di loro aveva una o più batterie: con tale termine si indicava un tiro a quattro con due animali allineati, due davanti e due dietro. Conosciamo i nomi di molti carrettieri che percorrevano la tratta stradale Bribano – Agordo (e viceversa) tra la fine del 1800 e il 1917. Di solito, i carrettieri scendevano con la pirite alla stazione di Bribano, dove esisteva un’agenzia di spedizioni, e risalivano con generi e merci varie per rifornire l’Agordino.

Osterie e locande
Da Agordo a Bribano esistevano parecchie osterie, alcune addirittura con alloggio, dove i carrettieri potevano fermarsi a mangiare un panino imbottito e bersi un’ombretta. Si ricordano quella a La Muda, l’albergo a La Stanga, la locanda dei Barpi a Peron, da Fossali a Mas, dall’Albina a Roe, quella di Landris, la locanda di Pelloso a Sedico e quella di Casoni a Bribano. Ragazzi e bambini facevano a gara, quando i carrettieri sostavano, per abbeverare con un secchio gli animali, ricevendone poi qualche spicciolo di mancia.

Ditte e trasportatori in proprio
C’erano carrettieri in proprio e altri dipendenti dalle ditte Legrenzi, Dartora, Favretti, tutte di Agordo, Zanella di La Stanga, Buzzatti e Marmolada, entrambe di Bribano. Certi carrettieri portavano giù anche carbone di legna e legname lavorato. Di molti carrettieri si ricordano i nomi: tra questi gli agordini Toni, Bortolo e Berto Da Ronch, Giovanelli da Le Campe, i Ferroni da La Muda, i Roni e i Pat da Peron, i Casagrande (detti Biasi) da Mas, Giovanni Casagrande (Biasi), sua figlia e il genero da Vignole, Geremia Pat da Roe e il figlio Angelo, le figlie Rosa e Genoveffa e il genero Simon Brancaleone, Virgilio Trevissoi (Moro) da Roe ma con stalla Peron, Giulio Viel e Cobe Balcon da Landris. Tante erano le spese: ben un terzo del guadagno andava per l’avena dei cavalli.

I problemi della viabilità
La strada da Bribano alle miniere era molto trafficata: il passaggio di carri era ininterrotto e si formavano profonde cariàde. Nel 1900 si calcolò che transitassero circa 1200 quintali di pirite al giorno e la strada comunale da Sedico a Mas era ridotta in condizioni disastrose. Finita la prima guerra mondiale e con l’avvento dei primi camion, cessò l’epopea dei carrettieri.

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