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Le sorprese della natura

spiegate anche nell’Herbarium di Ernesto Riva

Le sorprese della natura

spiegate anche nell’Herbarium di Ernesto Riva

Le piante possono essere considerate le alchimiste della natura, esperte della trasformazione della luce solare, dell’acqua e della terra in preziose sostanze, capacità che l’uomo riesce solo in parte, ad imitare. Esse contengono numerosi costituenti chimici che vengono utilizzati per il nutrimento e la formazione dei loro apparati e tessuti, oltre che per difendersi dall’ambiente circostante e per interagire con esso. L’uomo fin dall’antichità ha compreso che proprio le sostanze prodotte dalle piante potevano sì essere velenose e nocive, ma allo stesso tempo essere curative e aiutarlo a sopravvivere nell’ambiente dove si trovava. I primi uomini furono raccoglitori di semi, frutti ed erbe che servivano loro come nutrimento. Fondamentale è stata l’osservazione, da parte della specie umana, dei comportamenti degli animali con cui condivideva gli spazi naturali, i quali si nutrivano di particolari piante, funghi o minerali per evitare carenze nutrizionali o per curarsi da parassiti e agenti infettivi.

La relazione tra uomo e piante, nel corso dei millenni, ha permesso di sviluppare le prime conoscenze mediche e terapeutiche evolutesi fino ai giorni nostri, che vengono raggruppate sotto il termine di Fitoterapia.

Gli uomini “primitivi” che studiano le piante esistono ancora: uno fra tutti il dottor Ernesto Riva, presidente di Unifarco SpA.

Ernesto Riva, figlio di farmacista, fin da piccolo ha respirato l’aria delle erbe e dei medicamenti, raccogliendo con il padre nella montagna cadorina queste erbe; poi, scegliendo lo stesso filone di studi del padre, capì che dentro le erbe c’era un mondo da scoprire. Sceso poi dal Cadore a Belluno, capì che la Valbelluna era molto interessante sotto questo aspetto perché qui crescono almeno 200 piante che hanno caratteristiche medicamentose per il filone della farmacologia minore e dei prodotti del benessere che possono anche diventare integratori.

Così, ancora 50 anni fa, Ernesto iniziò ad esplorare questo mondo quale grossa fonte di ispirazione. Conoscendo queste piante, raccogliendole, studiandole, ben presto comprese che era veramente un mondo da scoprire e da mettere in pratica, che si concretò con l’Unifarco, che ora si interessa di benessere, nata assieme a Massimo Slaviero.

PRIMI DOCUMENTI E IL CODEX BELLUNENSIS
I primi documenti che trattano di erbe medicamentose risalgono ai tempi dei Greci, come Ippocrate di Coo, nato 4 secoli prima di Cristo, medico, geografo e aforista antico, considerato il padre della medicina scientifica, o Teofrasto, quasi contemporaneo, considerato il padre della botanica. «Ma questo mondo è esploso nel Medio Evo con gli erbari compilati per lo più dai monaci. Qui in Valbelluna abbiamo un documento molto importante che è il “Codex Bellunensis”, di anonimo, è un erbario illustrato composto tra Feltre e Belluno agli inizi del 1400 (si pensa sia stato realizzato nel Convento di Vedana). Conservato presso la British Library di Londra, raffigura, con splendide illustrazioni a colori, oltre 200 piante: è un documento che raccoglie tutte le proprietà terapeutiche, raccolte sulle montagne che oggi sono incluse nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi».

ISPIRAZIONE SCIENTIFICA DAL TERRITORIO
Il documento è stato recuperato su spinta proprio del dottor Riva in forma di copia anastatica ora in possesso del Parco. «Quel documento è servito a me per andare a raccogliere le piante medicinali per fare il mio erbario ed è servito a Unifarco perché noi studiamo le piante, ricaviamo i fitocomplessi e i principi attivi e li mettiamo dentro i nostri prodotti. Unifarco è l’esempio di coniugazione della natura con la scienza. Con un sacchetto di malva, non conquisti il mondo, ma con quello che c’è dentro puoi fare grandi cose se lo inserisci in un medicamento. Questo territorio può avere un futuro anche sotto questo aspetto come risorsa di biodiversità che caratterizza la Valbelluna da concretare sotto l’ambito scientifico, impostando delle coltivazioni di tipo biologico».

Recentemente Unifarco ha registrato il 18° brevetto dal nome “Larixicina®”. «Dalla corteccia del larice estraiamo un fitocomplesso che ha delle capacità straordinarie che prima non si conoscevano, ora utilizzate per una linea di sciroppi antinfluenzali. La novità è che abbiamo utilizzato un prodotto di scarto delle segherie dello Zoldano. Ecco la nostra mission: esplorare il libro della natura e andarci a fondo».
IN SOCCORSO DEL NARCISO PRINCIPE BIANCO
Quale “Azienda Benefit” certificata per l’attenzione al benessere, al sociale e al territorio, si è impegnata nel progetto di preservare il Narciso “Principe Bianco” di Pian di Coltura. «Il rischio più grande è che questi spazi rischiano di essere fagocitati “dal buscàt” che avanza. Bisogna tenere in ordine, sfalciare quando serve, pulire i boschi, se vogliamo che il narciso continui ad esser una fonte di ispirazione non solo di tipo turistico. Con questo progetto, portato avanti con il “Gruppo Natura di Lentiai” e il mio collaboratore Gabriele De Nadai, abbiamo isolato 20 ettari, sfalciando quando serve, tolto le male erbe. Questo esperimento, replicato ormai da tre anni, ha portato un ottimo risultato, tanto che non si era mai vista una fioritura così importante del narciso da vent’anni. Però bisogna fare di più, la Valbelluna non è solo Monte Garda; possiamo recuperare molto più territorio per liberare il narciso dall’insidia del bosco. È un dovere tenere in ordine questa valle, altrimenti fra un po’ saremo invasi dalle acacie».

VALBELLUNA TERRITORIO UNITARIO
Riva ha una visione ben chiara delle grandi potenzialità che il nostro territorio offre e lo sostiene con grande determinazione: «Dobbiamo renderci conto, al di là dei campanili, che questa valle non può essere frazionata e tagliata a fette, è tutta intera, è nostra. Belluno e Feltre devono andare a braccetto su questo tema come in molti altri. Se la Valbelluna deve diventare la “Capitale della Montagna”, Belluno e Feltre devono condividere e lavorare assieme, altrimenti non andiamo da nessuna parte!».

HERBARIUM
L’ultima fatica del dottor Riva è l’Herbarium: ben diverso dagli erbari sistematici fatti dai botanici nell’Ottocento, è visto piuttosto come “un taccuino della sanità” secondo il concetto dei monaci del Medioevo, quando questi, raccolte le erbe, le disegnavano, ci scrivevano sotto le proprietà medicamentose, perché dovevano permettere anche a coloro che sapevano magari leggere a malapena di riconoscere la pianta e poi utilizzarla (senza ciapàr cantonade) come medicamento. «Io ho raccolto e fotografato oltre 200 specie di erbe o piante tutte in Valbelluna, ho descritto le proprietà medicamentose in un libro di oltre 500 pagine pubblicato da Grafiche Antiga, frutto della mia esperienza di erborista. Il mio scopo è proprio quello di rendere edotte le persone di saper riconoscere innanzitutto le piante, capirne le proprietà, affinché siano in futuro ancora materia di studio».
LA NATURA SORPRESA
DEL DOMANI
Sembrava che la natura non avesse più niente da raccontare; invece, con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione, possiamo capire molte più cose e le sorprese ci sono tutti i giorni. Bisogna rivisitare tutto ed essere curiosi. «Ad esempio, la pianta del tasso era definita velenosa. Ora gli studi approfonditi hanno estratto la sostanza del “taxolo” che è uno dei medicamenti per curare i Carcinomi della prostata. O ancora la pianta della “digitale”, che si trova salendo il sentiero dello Schiara, una volta veniva usata con i moribondi in “articulo mortis” ora la “digitalina”, estratta da questa pianta, è utilizzata nei medicinali per i cardiopatici. O la “belladonna” raccolta su in Caiada, considerata come un veleno allucinogeno: per essa è stato scoperto che il succo delle foglie (atropina) è utilizzato dagli oculisti».

Madre natura ci ha dato un patrimonio immenso e noi cosa dobbiamo fare? «Rispettarla, studiarla, perché può garantirci ogni giorno delle sorprese».

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