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Le rogge di Villabruna

l’acqua carica di lavoro

Le rogge di Villabruna

l’acqua carica di lavoro

Quando ho pensato di scrivere sulle Rogge di Villabruna, avevo in testa solo vaghi e romantici ricordi d’infanzia (il mugnaio De Paoli che, con “el car co’ le scale” trainato dal cavallo, ci riconsegnava a casa la farina e la “semola” ottenuta dai nostri cereali, oppure qualche accesso con mio padre alla segheria), decisamente troppo poco.

Ringrazio Mauro Turrin (fam. S’ciona) per le informazioni e il materiale che mi ha fornito; leggendolo, ho ritenuto di riportare un articolo di Angelo Nino Gris apparso nel 2012 sulla raccolta “Angoli del passato – Vita quotidiana e lavorativa in antichi trascorsi del Feltrino”. Quindi, per restare in tema, non è “farina” del mio sacco, bensì “farina” di ottima qualità.
Con l’utilizzo delle acque di Stien e Caorame, le rogge regolamentate da ingegnose chiuse hanno contribuito, per secoli, ad alleviare le fatiche umane di intere generazioni, consentendoci ora di raccontarne la storia.

Il percorso inizia con il mulino Al Corno, attivo già nel 1500, toponimo che conferma l’antica proprietà della nobile famiglia feltrina. Tra il 1600/1700 passa di proprietà alla famiglia De Mezzan, dove si sono alternate più gestioni. Provvisto di una roggia autonoma derivata dalle acque del vicino torrente Stien, svolge ancor oggi il prestigioso servizio come nel passato, un vero gioiello di testimonianza storica. Come ci conferma Mauro Turrin, attualmente è in gestione alla Coop La Fiorita per la macinatura del grano e di altri cereali e funziona ad energia elettrica. Anticamente funzionava come mulino per la frazione di Vignui, i cui confini erano limitati dalla piccola roggia stagionale che scorre e confluisce nello Stien, qualche metro prima del ponte del Corno.

Più a valle dello stesso torrente un’altra opera di presa era utilizzata per le grandi ruote di altri due mulini ora fuori servizio. Il mulino Zanella è riconoscibile dalle rovine dove si riesce a malapena a leggere una data (1828), e il vecchio corso d’acqua tra le sterpaglie aspetta solo la fine della propria esistenza. Pochi passi ci separano dall’altra struttura: il mulino Pulz-De Paoli. Una vita passata tra macine e sacchi infarinati è stata per questa famiglia un modello tramandato ai discendenti. Ora la grande ruota si è fermata e dell’intero complesso rimane solo un ricordo.

Alla confluenza dello Stien col Caorame, un’altra presa dà vita alla roggia detta “Seriola”, un percorso tra i campi per altre attività artigianali in buona parte cessate alla Salgarda Nuova. La prima era una modesta fucina, con l’arte di forgiare chiodi a mano, della famiglia Lasen e poi Cercenà (detti ciodarot), provenienti dallo Zoldano. La seconda più meccanizzata, adatta alla produzione di attrezzi agricoli e utensili vari. L’attività negli anni 70 passò ad altra ditta per un breve periodo e poi cessò.

La terza, una segheria modello “veneziana” esistente ancora prima dell’attuale viabilità, come testimoniato da una mappa del 1776. Abili e sicuri gli addetti a questi impianti detti “segat” nello spostare enormi tronchi con mezzi e attrezzi rudimentali. Più titolari si sono alternati nella gestione dell’attività utilizzando l’acqua come forza motrice, poi sostituita in tempi moderni con un impianto di tipo industriale.

Proseguendo lungo la roggia per più di un chilometro, si giunge ad un altro vecchio mulino, alla Salgarda Vecchia nei pressi dell’antica strada di collegamento Feltre-Cesiomaggiore, gestito fino ad alcuni anni fa continuando la tradizione di famiglia da Turrin Bernardino “S’ciona”. Anticamente (1776) lo stesso apparteneva alla nobile famiglia feltrina Cricco.

Solo una decina di metri ci separano da un’altra antica attività del passato, una fucina. Solo un minimo indizio visibile in pochi metri quadrati di un rudere trasformato in legnaia, un arco in pietra sopra il foro di entrata del mozzo di una grande ruota motrice. Le notizie storiche riportano i proprietari del passato: famiglia Alberti, famiglia Bertoldin (anno 1776) e famiglia Lasen (fine 1800-primi 1900).

La rosta (roggia) detta Seriola, utilizzando la sua forza ed il lungo e costante percorso, muovendo pesantissime ruote, macine, magli e ingranaggi, pone fine al suo prezioso servizio gettandosi senza paura nel sottostante Caorame.

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30/06/2024

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