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Le piccole latterie

sono i veri guardiani della Valbelluna

Le piccole latterie

sono i veri guardiani della Valbelluna

Queste piccole realtà sopravvivono nonostante la carenza di soci produttori perché sappiamo che è sempre più difficile coinvolgere giovani in attività zootecniche e la burocrazia che è il principale antagonista di queste piccole aziende.

Di questo ne ha parlato Sergio Venturin, segretario della Latteria di Valmorel nel convegno tenutosi il sabato 1.4.2023 a Busche in occasione della pubblicazione anastatica del libro sulle latterie del 1932.

«Fino agli anni ’50 le famiglie degli agricoltori avevano una stalla con al massimo 4/5 capi, era un’economia di sostentamento equilibrata con gli altri lavori della campagna, oggi tale realtà non esiste più ma sarebbe anche economicamente fallimentare. Abbiamo solo un socio, che ha più di ottant’anni, che ancora vive tale dimensione, perché per lui, le bestie che accudisce sono come delle persone, purtroppo, finita questa generazione, tale realtà è destinata a sparire completamente.

Con l’avvento dell’industrializzazione degli anni ‘60/’70, c’è stata la prima grande migrazione di manodopera dalla campagna all’industria e, in quei decenni, si è verificata la prima grande morìa di aziende agricole – familiari con conseguente chiusura di molte latterie turnarie.

Solo alcune hanno resistito a tale fenomeno nonostante la industrializzazione casearia perché hanno saputo trovare un equilibrio tra le famiglie di agricoltori conferitori e la qualità dei prodotti lavorati.

Un tempo le latterie producevano in maniera massiccia il burro perché era il prodotto meglio monetizzabile impoverendo, però, la materia prima destinata a creare dei formaggi di bassa qualità. Ora la cosa si è invertita: le nostre piccole latterie si distinguono per l’eccellenza dei prodotti trasformati.

Nell’ultimo periodo, a mettere ancor più in difficoltà la sopravvivenza di queste latterie sono stati la crescita dei costi energetici, da un lato e la burocrazia, sempre più asfissiante dall’altro, che già ha provocato la scomparsa di piccole realtà economiche come bar e negozi di prossimità nei piccoli paesi. La domanda è: queste piccole realtà hanno ancora un senso?

Guardando al di là del puro aspetto economico, che sembra essere l’unico metro di valutazione che stabilisce o meno la sopravvivenza di una realtà, ma noi vediamo che queste latterie hanno un ruolo con dei valori che vanno dallo scopo sociale per cui queste latterie sono nate, a quello ambientale della salvaguardia del territorio che è strettamente connessa con l’attività agricola dello sfalcio dei prati, il conseguente blocco dell’avanzata del bosco, che sta prendendo il sopravvento su paesi interi, e in generale la cura del territorio.

Domandiamoci se questa attività un giorno dovesse terminare, come il territorio sarebbe completamente stravolto. Tutto questo è da considerarsi come “un bene comune”, utile non solo agli agricoltori interessati ma in genere a tutti i cittadini che vivono e che visitano la nostra bellissima vallata. Tutti insieme dobbiamo lavorare per mantenere questo “bene comune”».

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