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Le opere di Giovanni De Min

a Palazzo Berton a Feltre

Le opere di Giovanni De Min

a Palazzo Berton a Feltre

Nel 1849, perse le grandi committenze di nobili, ricchi borghesi, principi, decaduto il gusto per la decorazione a fresco, sempre più costretto all’“esilio” nelle terre bellunesi e trevigiane, spesso al servizio di sacerdoti, di parroci di chiese di montagna, il pittore Giovanni De Min (Belluno, 24 ottobre 1786 – Tarzo, 23 novembre 1859) si trova a Feltre in Palazzo Berton.

G. Paludetti, primo biografo del pittore bellunese, nel volume del 1959dedicato al pittore, limita il proprio commento sui lavori feltrini a poche, sintetiche righe confinate in una nota, definendoli “di qualità assai scadente”! Parole, osservazioni che noi oggi possiamo ben a ragione definire ingiuste. E il critico attuale ha anche il dovere morale di andare oltre i silenzi del passato, oltre la riservatezza del presente. E la realtà va oltre ogni più roseo ottimismo.

A Feltre trova finalmente compiutezza quella prova giovanile, tanto felice, quanto incompresa, del soggetto dedicato allo sterminio della famiglia di Alberico da Romano, di cui, oltre alla straordinaria tela incompleta, esistono vari altri saggi. L’Alberico di Feltre, nonostante le tante somiglianze, non è però più lo stesso della tela ad olio che il massimo critico della piazza milanese D. Sacchi aveva apprezzato definendolo “un poema, tanta è la varietà, la forza, l’immensità ed estensione del Soggetto e de’ personaggi”. La composizione di Feltre è figlia della tela incompiuta, ma attinge anche dall’Ulisse di Palazzo Revedin, dal Vescovo Ramponi dell’ex Municipio di Ceneda.

Lo Sterminio della famiglia da Romano è parente anche dei vari Giudizi Universali dipinti dal De Min, in particolare di quello realizzato nella chiesa miranese, di quel mirabile frammento che rappresenta l’Inferno, ove il colore è finalizzato a conseguire degli effetti. L’Alberico di Feltre continua oggi a sorprendere così come a suo tempo esso sorprese i contemporanei del De Min, e la carica espressiva contenuta nelle tinte intense accentua la violenza che si accompagna al segno grafico.


Se il quadro di Feltre relativo agli Ezzelini rappresenta il coronamento di un sogno, di tutt’altro tenore il soggetto dell’affresco che gli sta di fronte in cui si celebra Il rientro dalla prima Crociata di Giovanni da Vidor e dei suoi cavalieri. Se dentro le corazze i tanti personaggi della Morte di Alberico vivono, respirano, soffrono, odiano, nel Ritorno dei crociati feltrini, salvo qualche eccezione, gli uomini sono ridotti a graziose figurine che sfilano composte, in bell’ordine. Chiusi nelle loro armature fredde, dalle quali emergono solo piccoli visi anonimi, caricature, i crociati feltrini, è forse l’opera di Palazzo Berton che più si avvicina all’idea formale di Barilli, ove maggiormente si esprime il gusto estetico da cui il grande critico parte per dare una definizione della pittura deminiana, della sua grandezza ed originalità.

Quei personaggi, nobili, cavalieri, grandi sacerdoti, restano di carta. Ma è il pittore ad avere effettuato questa scelta. E quello che tanti anni fa ci era sembrato quasi un limite, nell’interpretazione di Barilli diventa pregio, e ci consente di vedere un aggancio con l’oggi. De Min non perde neanche a Feltre la sua tradizionale abilità nella organizzazione delle masse, nella orchestrazione del loro movimento.


Anche qui le tante abilità di narratore, coloritore, disegnatore, regista, scenografo, architetto, si mescolano e si fondono in un tutt’unico. E i suoi meriti non si fermano ai due grandi dipinti della sala segusiniana di Palazzo Berton, ma si spostano anche sui quattro chiaroscuri a finto bassorilievo che rappresentano allegoricamente la musica, la matematica e la geometria, Il disegno e la scultura. Nel giro scala del palazzetto, sempre a chiaroscuro, egli ha raffigurato personaggi appartenenti al mondo delle scienze, delle lettere e delle arti.

Di una sola cosa ci dispiace: che le composizioni del palazzo non siano conosciute nemmeno dai feltrini, che l’edificio non sia visitabile. Ci viene pertanto del tutto spontaneo suggerire all’amministrazione comunale di completare la decorazione della Galleria che collega il centro della città con il versante esterno, con immagini tratte dai capolavori ottocenteschi del De Min celati nel palazzo. Le tecniche attuali ci consentono di ricostruire gli affreschi e di proporli come se essi fossero degli autentici originali. Un modo per recuperare quel momento artistico legato al secolo XIX altrimenti del tutto sconosciuto persino alla cultura locale.

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