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Le Olimpiadi a casa

storia di una famiglia extra-ordinaria

Le Olimpiadi a casa

storia di una famiglia extra-ordinaria

Questa è la storia di una piccola famiglia che vive a Peron formata da Marta e Alberto, genitori del piccolo Simone Dalla Corte di sei anni. Come molti nuclei familiari in questo periodo, gli ormai “santi” mamma e papà se le inventano tutte per tenere impegnato il bambino che da fine febbraio non frequenta la scuola e nemmeno gli amici, ma solo, appunto, i parenti più stretti.

La fortuna di essere nato in una famiglia sportiva ed avventurosa (Alberto lo abbiamo già conosciuto nelle pagine de “Il Veses” grazie ai suoi viaggi in bici e all’associazione “Dona 1 Sorriso”) è avere nel garage tanto materiale con cui praticare letteralmente ogni tipo di sport; tra l’altro, Simone stesso è un “poliglotta” e, oltre al linguaggio del calcio, conosce quello del rugby e del football, ed è anche un piccolo campione nei tuffi!

Un po’ di fantasia ed ecco che scatta il motore del divertimento: «Da inizio quarantena cerco di tenere impegnato Simone con diverse attività. Quotidianamente passiamo del tempo insieme facendo dei lavori di casa come dipingere la casetta della legna, potare gli alberi del giardino, cambiare le gomme della macchina – commenta papà Alberto – ma per questo particolare momento ho sentito che serviva qualcosa di più. Abbiamo la fortuna impagabile di avere un giardino e di vivere in un piccolo paesino di montagna ed è quasi subito sembrato naturale goderci lo spazio esterno della nostra casa praticando dello sport. Ma quale sport? Beh, perché farne solo uno quando puoi “provarli” tutti?».

Continua: «Abbiamo letteralmente “riprodotto” in casa circa una trentina di sport diversi. Molto materiale era già presente in casa essendo io e Marta sportivi, mentre quello che ci mancava è stato “fabbricato” alla bell’e meglio utilizzando mani ed immaginazione. Solo una cosa è stata presa in prestito: le due tute da sci, premi non ritirati della lotteria 2019 dei campioni di Dona un Sorriso, che però dopo l’uso sono state rimessa a posto in vista della prossima ruota della fortuna!».

Ed ecco quindi che la canotta larga del nonno diventa una divisa da cestista, che la maschera di Star Wars e quella da saldatore si trasformano in paraviso per la scherma, che un flessibile ramo di nocciolo diventa un arco… e così via, volando con un po’ d’immaginazione.

Circa lo stesso pensiero che ha mosso questa iniziativa, che con stupore degli stessi atleti casalinghi ha avuto anche seguito sui social. Alberto dice: «Non bisogna vergognarsi di tornare bambini! Io mi sto divertendo un sacco e sono contento di vivere questa esperienza con mio figlio! Spero tanto che questo periodo di “reclusione forzata” sia stato in questo simpatico modo per lui meno pesante e mi auguro che, sebbene lontano dalle sue abitudini, possa ricordare questi momenti come felici. Lo sport è maestro di vita anche in questo: presuppone delle regole – esattamente come quelle che stiamo rispettando noi tutti – ma asseconda le scoperte, anche dei propri limiti. Ho deciso di pubblicare per la prima volta le foto di Simone e di raccontare la nostra avventura in quarantena nel mio profilo Facebook per lanciare un messaggio positivo in un momento difficile: sono diverse le persone che ci seguono ogni giorno e che tramite un sondaggio, scelgono con noi lo sport da praticare il giorno successivo».

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