Mario Meneguz, meglio conosciuto come Mario Scudelìn, è stato un protagonista vero della vita in montagna. Da contadino e custode di una splendida fetta della colonìa de Canséch in Val Canzoi, dalla sua vita riservata di agricoltore è salito alla notorietà da quando ha fatto il gestore del rifugio “Bruno Boz” in Neva. Erano anni ruggenti; il rifugio, inserito come penultimo riparo nel percorso dell’Alta Via nr. 2, da subito ha assunto una importanza strategica per i primi percorritori, ma anche punto di riferimento per i valligiani bellunesi che in Neva hanno trovato con lui e poi con Daniele Castellaz e Ginetta una seconda casa.
I tempi di Mario erano “avventura pura”, il rifugio lo serviva portando le provviste a piedi sulla groppa della mula Gina lungo il sentiero che dalla val Canzoi arriva in Neva per il passo Finestra.
Domenica 3 agosto Teddy Soppelsa – anch’egli montanaro vero – ha presentato il libro biografico di Mario Scudelìn, proprio a “casa sua”, in quel di Canséch, che si eleva dalla strada della val Canzoi di circa 20 minuti lungo il sentiero 805 che porta al passo Finestra. Nello splendido scenario della radura – ora di proprietà del demanio – si sono ritrovati in tantissimi- persone che hanno conosciuto Mario, parenti testimoni della sua vita, amici, soci del Cai, autorità, valligiani.
L’INTERVENTO DI DIEGO CASON
Questo, in sintesi, l’intervento del sociologo Diego Cason chiamato a riflettere sulla “felice nostalgia” con cui l’amico Teddy inizia il racconto di Mario. «La nostalgia è un sentimento dolente, misura la mancanza o la perdita di una condizione sperimentata o appresa, giudicata a posteriori desiderabile. Questo stato d’animo è legato al ricordo, non necessariamente personale, poiché scatena la nostalgia anche il racconto, purché esso sia praticato da persone con le quali abbiamo una relazione emotiva rilevante.
Che cos’è la nostalgia? È uno stato d’animo malinconico, causato dal desiderio di qualcosa che non è presente e si percepisce come lontano o perduto. Sentire la nostalgia ci aiuta a integrare parti del passato nel presente. Riconoscere i vari aspetti della nostalgia ci aiuta a scoprire quali sono le parti della nostra storia che vogliamo integrare nel nostro presente.
Contribuisce, in un certo senso, alla costruzione e al mantenimento della nostra identità, anche quando ci stabiliamo in un nuovo contesto, ricordandoci di mantenere attivi i legami significativi che abbiamo con le nostre origini. La nostalgia è un indicatore indispensabile per comprendere il nostro rapporto con il passato, con il presente e con la nostra visione del futuro. Ci sono tre tipi di nostalgia che corrispondono a un crescente grado di consapevolezza di sé. Il primo tipo di nostalgia non richiede riflessione, affida acriticamente al passato un valore positivo rispetto al presente, esprime la convinzione che le cose fossero sempre più belle e migliori prima. “Ai me tempi sì che se stea ben…”. Il secondo tipo di nostalgia dubita sulla vera natura delle immagini che riemergono dal passato e si chiede ma era veramente così? “Saralo stat vera?”. Terzo tipo di nostalgia riflette sul l’intima natura del suo essere, che non può ridursi alla rievocazione di ciò che siamo stati. “Setu chi po ti belo?”»
Queste riflessioni ci aiutano ad inoltrarci nella lettura della storia di Mario raccontata da testimoni che con lui hanno avuto del “vissuto”. Teddy – da sensibile maestro nell’ascoltare, cogliere, custodire le “voci” della montagna – ci ha fatto un regalo raccontando la vita di Mario Scudelìn, un “Montanaro Vero”.