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Le lettere di Rugoletto Canzan

soldati nei Lager salvati dalle famiglie

Le lettere di Rugoletto Canzan

soldati nei Lager salvati dalle famiglie

Sono trascorsi quasi ottant’anni da quell’aprile ’44 in cui Rugoletto Canzan, detto Ugo, nato sopra Barp di Sedico nel 1908, imbianchino, pittore e fotografo (di lui abbiamo parlato nel numero di maggio 2022 nell’articolo curato da Gianni De Vecchi), scriveva alcune lettere dal Lager in cui era prigioniero. Spaccati tristi di storia che è doveroso ricordare sempre, non solo in occasione delle giornate della Memoria o della Liberazione. Prima una breve ricostruzione del contesto: poco dopo la presa di potere da parte di Hitler del 1933, i Lager vennero utilizzati principalmente per gli avversari politici del partito nazionalsocialista. Un caso particolare fu quello di Dachau, attivo dal 1933 al 1945, che fu il prototipo dei successivi Lager.

I campi di lavoro furono costruiti in particolare nella fase della soluzione finale della questione ebraica. È stato calcolato che 15 mila campi furono installati in stati dell’Europa occupati dalla Germania nazista, non tenendo conto di piccoli campi creati ad hoc per la popolazione locale.

SOLDATI INTERNATI
Dopo l’8 settembre molti soldati italiani furono deportati in Germania come Italienische Militär-Internierte (internati militari italiani). Fu Hitler a disporre, il 20 settembre, il loro passaggio da prigionieri a internati, negando così loro lo status di “prigionieri di guerra” e gli obblighi che ne derivano secondo la Convenzione di Ginevra. Come riportato nella ricerca di Michele Ravagnolo “Gli internati militari di Hitler: prigionieri e senza diritti” (Il Bo live, Università di Padova, 2014) “era esclusa l’assistenza della Croce rossa, né sussistevano più vincoli di alcun genere riguardo le condizioni di detenzione, il trattamento, l’impiego. Un vero e proprio “limbo” giuridico che fu sfruttato in pieno per usare come forza lavoro, in turni massacranti e nelle mansioni più pesanti, i prigionieri”.
Sempre nella ricerca si legge che furono circa 710 mila i militari avviati alla prigionia, in Germania e Polonia soprattutto. A più riprese il governo repubblichino offrì loro la possibilità di rientrare in Italia se avessero giurato fedeltà a Mussolini, ma furono in pochi ad accettare: circa 50 mila, e di questi molti disertarono.
“Più di 650 mila militari invece sopportarono condizioni di vita sempre più dure senza cedere: una vera e propria “altra resistenza”, come fu definita. Oltre 60 mila di loro avrebbero pagato con la vita per le esecuzioni, lo sfinimento, il freddo e la fame”.

LE LETTERE DI RUGOLETTO DETTO UGO
Erano l’unico modo di restare “aggrappati al mondo” le lettere che il Reich permetteva di inviare assieme ai pacchi, che per molti furono la salvezza. Per i prigionieri militari del Sud Italia questo non era possibile, perché già terra occupata dagli alleati. Ovviamente le lettere, se riportavano messaggi particolari, venivano censurate, pertanto il prigioniero, per necessità o per obbligo, scriveva che stava bene anche se stava in procinto di morte. Ne riportiamo alcune affinché queste testimonianze ci aiutino a riflettere e soprattutto a non dimenticare.

9/4/1944
Cari genitori mi e giunto i vostri due biglietti di risposta uno di 20 – 3 l’altro questi giorni spedito il 9 – 4. O inteso che mi avete spedito 5 pacchi io ho ricevuto i primi due gli altri 3 spero mi arrivano fra giorni oggi vi spedisco altri 4 moduli uno l’o spedito a Bianchet Amabile io vi spedisco due cartoline al mese io bene spero di voi tutti saluti figlio Ugo

24/9/1944
Cari genitori il 24 agosto mi giunse un vostro biglietto speditomi 11-8-44 inteso della vostra salute buona me pure abbastanza bene. Ora non mi trovo più nella medesima località di prima, ma voi spedite pure la posta col indirizzo di prima che mi arriva lostesso però molto di rado mi giunge pure le vostre notizie. O appreso che mi avete spedito altri 5 pacchi però di questi io non ne ho ricevuti nemmeno uno fin’ora forse col tempo mi giungeranno ancora dato che ce stato spostamenti di indirizzi. Del cugino Angelo pure sono senza sue notizie dopo la mia ultima inviatagli. Con questo vi spedisco altri due moduli però ce possibilità che mi arrivano spediteli se invece come mi avete detto non li ricettano più fate pure di meno di spedirli che in questo caso vanno perduti. Quando mi scrivete ditemi di Aldo se avete notizie. Me vi invio tanti cari saluti a voi e famiglia Candeago baci a Ennio e Lucia. Ugo Canzan

Ugo morì il 20 giugno 1945 a Weingarten a causa delle ferite riportate per un bombardamento anglo-americano.

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