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Le guerre di Umberto e Maria

Le lettere di alcuni bellunesi deportati

Le guerre di Umberto e Maria

Le lettere di alcuni bellunesi deportati
Le guerre di Umberto e Maria

L’8 settembre 1943 il governo italiano guidato dal generale Badoglio rendeva noto l’armistizio firmato dall’Italia con le forze alleate il 3 settembre a Cassibile, in Sicilia. Quel passaggio, che molti italiani lessero allora come la fine della guerra, segnava invece l’inizio del periodo più duro del conflitto, il cui primo esito fu la deportazione di centinaia di migliaia di soldati italiani nei campi di internamento in Germania.

L’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea (Isbrec) e Biblioteca civica di Sedico hanno ricordato quell’evento organizzando, lo scorso 16 febbraio a Sedico, la presentazione del libro di Adriana Lotto e Vittoriano Speranza, “Le guerre di Umberto e Maria”, pubblicato dall’Isbrec nel 2023.

Il volume raccoglie e presenta un ampio carteggio di quasi 90 lettere scritte tra il febbraio del 1943 e il dicembre del 1944 da Umberto Speranza e dai suoi familiari. Una fitta corrispondenza che riporta il lettore tra le atrocità della guerra e le sofferenze dei deportati. In questi documenti si intrecciano così le vicende di Umberto e di sua moglie Maria come pure di altri familiari.

Tra il 1941 e il 1943, infatti, alcuni giovani uomini delle famiglie Speranza e Da Rold di Orzes furono richiamati sotto le armi e mandati a combattere in Russia e sui fronti balcanico e greco-albanese. Nel gennaio 1943 Riccardo Speranza venne dichiarato disperso in Russia. Dopo l’8 settembre Umberto e suo fratello Bruno, cugini di Riccardo, furono catturati dalle truppe tedesche, tradotti nei campi di internamento in Germania e avviati al lavoro coatto. Medesima sorte toccò a Ernesto Da Rold, fratello di Maria moglie di Umberto.

Dalla prigionia, tutti e tre, ma soprattutto Umberto, scrissero numerose lettere a casa, alla ricerca di quel sostegno morale, e in qualche misura anche materiale, che consentisse loro di non disperare, di resistere e infine di tornare. Ora quelle lettere, conservate da Umberto e da Maria e rinvenute casualmente dal loro figlio Vittoriano, trovano spazio nel volume e restano quale testimonianza di un tempo buio che segnò, a volte irrimediabilmente, la vita e il destino di tante famiglie bellunesi.

Il lavoro si è avvalso anche della collaborazione di cinque studenti dei licei “Galilei-Tiziano” e “Renier” di Belluno, Enzo Belo de Souza, Caterina Berletti, Jacopo De Biasi, Beatrice Olivotto, Ludovica Tazzara che, nel corso del Pcto (ex alternanza scuola-lavoro) svolto presso l’Isbrec nell’estate del 2022, hanno trascritto le lettere che lo stesso Vittoriano Speranza ha donato all’Isbrec.

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