800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Le finestre a bifora in valbelluna

Un viaggio tra le bellezze architettoniche

Le finestre a bifora in valbelluna

Un viaggio tra le bellezze architettoniche

È abbastanza facile, aggirandosi per la Valbelluna, ritrovare su antichi palazzi le tipiche finestre a “bifora”. Si tratta di una particolare apertura, divisa in due dalla colonnina al centro, che caratterizza un’epoca. Nel Medioevo, infatti, consentiva d’illuminare saloni e grandi stanze di castelli, torri, palazzi dotandone di un particolare fascino le pareti affrescate, i pavimenti interni, gli arredi nobiliari, le opere d’arte.

Bifore sono anche le aperture delle torri campanarie, a volte cieche, e che appaiono in fase di restauri come a Pieve di Limana: all’interno e a metà altezza, visto che il campanile della Pieve di Santa Barbara fu rialzato e che, in quel caso, i restauri consentirono di scoprire che la parte più bassa era d’epoca longobarda.

Di certa epoca antica è anche la bifora che si affaccia, dallo storico palazzo ai piedi del Santuario dei Santi Vittore e Corona, alla chiusa di Anzù, proprio sulla collinetta in cui c’erano mura e fortificazioni sulla strada d’accesso a Feltre. In Città nel centro storico una curiosa apertura si nota sul ponte-corridoio architettonico di collegamento fra i palazzi Bellati e Villabruna e, in questo caso, con ai lati la bifora abbellita da fregi d’affresco, uno ricco di elementi riguardanti la marina (cannocchiale, compassi, carte, cannoni, àncora) e l’altro la ricchezza della campagna (con messi fra attrezzi agricoli, falci, zappe, picconi) ad identificare le tipicità delle famiglie unite al mare ed alle terre.

Solo pochi anni fa, a seguito di accurati restauri, apparve nel territorio feltrino, al Castello di Cossalter, una magnifica bifora sull’alta torre a rimirar romantici tramonti e circondata, in questo caso, da stemmi nobiliari; inoltre essa è specchiata in direzione del Castello di Lusa, dove l’accurato restauro eseguito dallo staff di Velluti ne ha evidenziata un’altra della stessa epoca e preziosa fattura.

Ma, di altrettanto affascinante aspetto, se ne affaccia un’altra, a mezzodì sull’ampia balconata della Valbelluna, dal Visentin al Tomatico, con al centro il paesaggio alto sul Castello di Zumelle Col de Moi: tutte vette dalle quali si gode la visione della laguna di Venezia ma anche del golfo di Trieste e Chioggia, oggi costellate di ripetitori tv e telefonici, allora bastavano semplici messaggi di specchi o falò notturni in altrettanta rapida comunicazione fra monti e mari. Si tratta della Torre di Marsiai, duemila anni di storia, accuratamente restaurata dall’attuale proprietario residente, che ne ha colto mezzo secolo fa il valore ed a cui ha dedicato una raffinata cura dei dettagli. In questo caso la torre faceva parte di una vasta fortificazione della famiglia dei Dalla Corte, nobile famiglia feltrina, anche di vescovi dediti al culto ed alle varie bellicose fasi storiche delle Crociate in Terrasanta.
Oltre il Piave, la piazza di Mel con i suoi palazzi rinascimentali, ricorda in taluni casi, come a Palazzo Fulcis, l’elemento architettonico del “Castrum de Mel” del Medioevo, prima dell’arrivo delle nuove architetture del periodo veneziano. E qui il magnifico e affascinante palazzo Barbuio-Francescon, che conserva il retaggio dello scantinato e solide pareti in pietra, mostra, a seguito dei recenti restauri, una bifora circondata da due grandi figure ai lati ma sotto la quale v’è la romantica rappresentazione di un verde territorio con antichi borghi, mulini e castelli, inno al precedente antico periodo imperiale, ma si sa che Marco da Mel aveva un debole, e fors’anche un rammarico, per la storia e le ambientazioni della letteratura medievale.

In casi come a Triches, su un’antica villa, le due piccole aperture rimaste consentono di individuare la ben più grande bifora, realizzata ed affacciata in direzione dei luminosi tramonti sul Feltrino. Forse il più affascinante esempio lo troviamo affacciato sul Cansiglio, su una solatia collina al centro della zona dell’Alpago. Nel “piciol” borgo di Valdenogher, al centro della facciata della “Casa dell’Alchimista”, infatti, si può godere una bifora d’una ricchezza ineguagliabile, realizzata in pietra arenaria color rosso con fregi artistici ricchi di simboli. Oggi a seguito d’un accurato restauro, la Casa è sede di un museo che, dai colonnati al tetto spiovente, rappresenta un simbolico monumento di una popolazione fiera della propria cultura e della propria identità; non a caso, nel piazzale antistante, è stato realizzato, anziché un alto banale muro di sostegno, un anfiteatro per rappresentazioni pubbliche. Qui presentammo il prezioso libro di Gian Maria Ferretto, dedicato proprio a queste importanti testimonianze.

La valenza doppia di questo simbolo architettonico la potremmo identificare nel messaggio religioso, forse in un’antica rappresentazione di Adamo ed Eva: nella divisione ma anche univoca partenza verso un omogeneo racconto. Proviamo dunque, affacciandoci da una bifora, quando ne avessimo un’occasione, tentare, dimenticando il quotidiano, di illuminarci, interpretando reconditi sentimenti di territori ed elevando il pensiero, e provare a guardare al futuro come in lontani tempi hanno sempre fatto i nostri progenitori con continua rinnovata fiducia: c’è, oltre la colonnina, qualcosa.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.