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Le erbe di primavera

Distinguere le buone dalle cattive

Le erbe di primavera

Distinguere le buone dalle cattive

Primavera: tempo di rinascita e risveglio, di rinnovamento e rigenerazione… Dama Natura si riveste di verde, colore che ci riporta al respiro del cuore e che, nella medicina tradizionale cinese, è associato al fegato e alla vescica biliare.
Con il tepore diurno e l’allungarsi delle giornate, spuntano intorno a noi le prime erbette primaverili, le primizie che sembrano dirci trepidanti: «Nutriti di noi! Siamo qui per aiutarti a ripulire il tuo corpo e donarti nuova vitalità per vivere al meglio la stagione che è alle porte». È tempo di rispondere a questo invito.

Allora mettiamoci tutti gli scarponcini da sbarco, vestiti comodi e… andiam a conoscere l’Erbe. Veronica, un’amica umbra, mi raccontava dell’importanza di “trattarle” con la “E” maiuscola.
Ora mi spiego: ci sono le erbe, comuni piantine che crescono ovunque, e l’Erbe, le erbe “buone” che si trasformano in cibi nutrienti per corpo, mente e anima. Quelle che arricchiscono e insaporiscono i nostri piatti a primavera. Per riconoscerle bisogna munirsi di una buona guida.

Ci sono molti libri a proposito ma, a mio avviso, non bastano. La buona guida deve essere in carne ed ossa: una mamma, una nonna, una vicina di casa che abbia esperienza e sappia riconoscere bene le erbe. Perché distinguere l’Erbe buone, per chi si approccia per la prima volta, non è per niente facile! Le erbette primaverili si assomigliano un po’ tutte, anche semplicemente per il fatto che sono verdi. La pratica di “andar per Erbe”, invece, ci costringe ad un’osservazione attenta e scrupolosa dei dettagli, a seguire il ritmo delle stagioni, ad osservarne i cambiamenti, ad essere in sintonia con la Natura.

DOVE CERCARE?
Vi è un legame intimo fra la pianta e l’ambiente in cui essa vive. Ogni piantina ha le proprie preferenze di terreno, umidità, luce; perciò ogni tipo di ambiente (habitat) ha il proprio corteggio di vegetazione. Il territorio della Valbelluna, con il proprio mosaico di ecosistemi, è luogo di elezione per la ricerca delle piante alimurgiche (piante spontanee commestibili). Ci basterà fare pochi metri, o al massimo pochi chilometri, per attraversare vari ambienti e raggiungere le piante che sono oggetto della nostra ricerca.

Quante e quali sono le piante
alimurgiche del territorio bellunese?
Sono tantissime e, non potendo elencarle tutte, facciamone “sfilare” qualche rappresentante per ogni tipo di ambiente.
Nei campi e negli orti possiamo trovare Stellaria (Stellaria media), Farinello (Chenopodium album), Portulaca (Portulaca oleracea). Nelle zone marginali e incolte Ortica vera (Urtica dioica) e falsa (Lamium album, purpureum, orvala), Cicoria (Cichorium intybus), Artemisia comune (Artemisia vulgaris). Nei prati Tarassaco (Taraxacum officinale) o altre radicchielle come Crepide (Crepis biennis, C. capillaris) e Dente di leone (Leontodon hispidus); ma pure i prelibati “Sciopét” (Silene vulgaris) o le meno conosciute “Rece de gevero”(Silene latifolia subsp. alba). Le siepi e i filari ospitano i gustosi “Bruscandoi”, germogli primaverili di Luppolo (Humulus lupulus). Nei boschetti freschi regna Aglio orsino (Allium ursinum) e Barba di capra (Aruncus dioicus). Nei ruscelli e corsi, dove l’acqua è corrente e limpida, possiamo trovare Crescione (Nasturtium officinale).

POSSIBILI CONFUSIONI?
Sì, c’è la possibilità di confondersi e già saperlo aiuta a “stare all’occhio”. Ci sono piante, che crescono nello stesso habitat, che si assomigliano per forma e dimensioni, ma hanno effetto completamente diverso. È il caso dell’Aglio orsino che viene scambiato frequentemente con le foglie di Colchico (Colchicum autumnale). Ma “l’ai el sa da ai” (l’aglio sa di aglio), dirà qualcuno…Certo, ma se raccogliete un bel mazzo di Aglio orsino tagliato con il falcetto (lo dico perchè l’ho visto fare!) tutto sa “di aglio” e non si distingue se le foglie sono due o di più, se partono singole alla base o meno, rendendo impossibile la distinzione… Altri scambi frequenti sono quelli dei fiori della “Cassia” (Robinia pseudacacia), che sono commestibili, con quelli del Maggiociondolo, che sono invece tossici. O dei germogli del “Radicio de levina” (Cicerbita alpina) con i germogli dell’Aconito (mortali). Anche con i germogli primaverili c’è da prestare attenzione perché alcune piante (ad esempio Clematide, Tamaro, Barba di capra) sono commestibili da giovani e poi sviluppano composti tossici.

Quante e quali sono le piante alimurgiche del territorio Bellunese?

Sono tantissime!! Francesco da Broi, un amico esperto del settore, è arrivato a sperimentarne circa 150. Senza nessuna pretesa di elencarle tutte facciamo sfilare su questo palco germogli, erbe e fiori di primavera, mettendo una “capofila” per ogni habitat a cui fan seguito le modelle in ordine alfabetico:

Campi e orti:

Portulaca (Portulaca oleracea)

Amaranto (Amaranthus retoflexus)

Crescione dei prati (Cardamine hirsuta)

Farinello (Chenopodium album)

Galinsoga (Galinsoga ciliata)

Papavero rosso (Papaver rhoeas)

Stellaria (Stellaria media)

Zone marginali

Ortica (Urtica dioica)

Artemisia comune (Artemisia vulgaris)

Bardana (Arctium lappa)

Borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris)

Cicoria (Cichorium intybus)

Ellera terrestre (Glechoma hederacea)

Enotera (Oenothera biennis)

Erba di Santa Barbara (Barbarea avulgaris)

Erba viperina (Echium vulgare)

Falsa ortica (Lamium album, galeobdolon, orvala, purpureum…)

Malva (Malva syvestris)

Panace (Heracleum sphondylium)

Parietaria (Parietaria officinalis)

Podagraria (Aegopodium podagraria)

Spinacio selvatico (Chenopodium bonus-henricus)

Topinambur (Helianthus tuberosum)

Prati

Tarassaco (Taraxacum officinale)

Acetosa (Rumex acetosa) “Pancucc”

Achillea (Achillea millefolium)

Aglio selvatico (Allium vineale, A. sp.)

Barba di becco (Tragopogon pratensis)

Caglio bianco (Galium mollugo)

Cardo dei prati (Cirsium oleraceum)

Carota selvatica (Daucus carota)

Crepide (Crepis biennis, C. capillaris)

Cumino (Carum carvi)

Dente di leone (Leontodon hispidus)

Menta (Mentha sp.)

Origano (Origanum vulgare)

Piantaggine (Plantago lanceolata, P. media, P. major)

Pratolina (Bellis perennis)

Prezzemolo di monte (Peucedanum oreoselinum)

Salvia (Salvia pratensis)

Sanguisorba (Sanguisorba minor)

Silene pelosa (Silene latifolia subsp. alba) “Rece de gevero”

Silene rigonfia (Silene vulgaris) “Sciopét”

Timo (Thymus sp.)

Trifoglio (Trifolium pratensis)

Viola mammola (Viola odorata)

Siepi e filari

Luppolo (Humulus lupulus) “Bruscandoi”

Clematide (Clematis vitalba)

Robinia (Robinia pseudacacia)

Rovo (Rubus sp.)

Sambuco (Sambucus nigra)

Tamaro (Tamus communis)

Boschetti

Aglio orsino (Allium ursinum) “ai de bosch”

Acetosella (Oxalis acetosella) – “pan e vin”

Alliaria (Aliaria petiolata) – “ai mat”

Barba di capra (Aruncus dioicus)

Consolida femmina (Symphitum tuberosum)

Favagello (Ranunculus ficaria)

Polmonaria (Pulmonaria officinalis)

Primula (Primula acaulis)

Ambiente acquatico

Crescione d’acqua (Nasturtium officinale)

Ne mancano tante? Sì? Bravi, vuol dire che ve ne intendete della materia! Mi fa piacere. Perchè il nostro è un territorio unico fatto di tanti saperi e tanti sapori, che sono patrimonio dell’Umanità: tramandiamoli!!!

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