Quest’anno l’Anpi “La Spasema” e l’Isbrec hanno pensato di dedicare la “Giornata della memoria” alle donne. L’hanno fatto ospitando Bruna Bertolo che ha presentato a Mel il suo libro “Le Donne nella Shoah”, che racconta una storia forse meno conosciuta: la deportazione femminile. «Uomini e donne furono ugualmente sommersi, ma le donne subirono violenze più pesanti e umilianti che le depredarono anche della loro femminilità», afferma l’autrice. Il libro parte dalle leggi razziali del 1938 per spiegare il clima di emarginazione che crebbe nei confronti degli ebrei. Racconta le feroci stragi del Lago Maggiore, ricorda la grande razzia degli ebrei nel ghetto di Roma e riporta la testimonianza dell’unica donna sopravvissuta: Settimia Spizzichino. Evidenzia le prime testimonianze femminili con gli scritti di cinque donne che sono riuscite a tornare dai campi di concentramento, sopravvissute ma non più le stesse.
Racconta, per esempio, di Luciana Nissim, arrestata con Primo Levi e con lui deportata prima a Fossoli e poi ad Auschwitz, che riuscì a laurearsi in Medicina a Torino, ma si trasferì in Valle d’Aosta perché la persecuzione contro gli ebrei era una realtà ormai sempre più terribile. Entrò a far parte di un gruppo partigiano che si era costituito su iniziativa dello stesso Levi, ma fu arrestata nel dicembre del ‘43. Ad Auschwitz si salva forse grazie alla sua indicazione «Ich bin Aertzin», prima frase in tedesco imparata: «Io sono un medico».
Oppure di Giuliana Tedeschi, che nella sua testimonianza mette in risalto l’espropriazione del corpo femminile. Racconta come essere prigioniere significasse esporre in pubblico, a sguardi feroci e irridenti, il proprio corpo. Quella nudità significava l’oltraggio alla femminilità e di conseguenza alla stessa maternità. Alcune donne sopravvissute ai lager hanno sentito subito l’esigenza di testimoniare, altre, per tentare di rimuovere l’orrore che avevano subito, hanno aspettato degli anni, ma poi, scendendo a patti con il dolore e spesso con l’incomprensione degli interlocutori, l’esigenza di tramandare la più grande strage di massa si è resa necessaria, perché questa storia non diventi futuro.
Bruna Bertolo ha voluto concludere il suo libro con le “Voci di oggi”: Edith Bruck, Goti Bauer e Liliana Segre. Ed è con la voce della Segre che termino questo articolo: «Spesso mi chiedono come sia potuto succedere. E io rispondo sempre con questa parola: indifferenza. Se pensi che una cosa non ti riguardi e ti volti dall’altra parte, è lì che inizia l’orrore».