La forania di Borgo Valbelluna è una delle zone più costellate di chiese e chiesette. Attualmente possiamo contarne circa una sessantina, anche se dagli archivi storici risultano essere di più. Alcune sono andate distrutte a causa di fulmini o per l’incuria, altre sono state trasformate in strutture alternative come ad esempio la chiesa di San Marco a Villa di Villa, divenuta prima una fabbrica di pomodori e successivamente un deposito di materiale. Simile destino ha avuto la chiesa di Santa Maria di Farra di Mel, trasformata in scuola e addirittura in un bar, o San Rocco a Lentai, occupata durante la prima guerra mondiale dall’esercito austriaco, danneggiata, depredata degli oggetti sacri e utilizzata poi come ripostiglio a causa degli ingenti costi per il restauro o demolizione.
Dagli studi fatti da Miriam Curti, ex insegnante di lettere, scrittrice e appassionata di storia, si evince quindi che nel comune di Borgo Valbelluna c’è stato un proliferare di chiese nello stesso villaggio. A Zottier se ne contavano originariamente tre, attualmente ne è rimasta una ed ugualmente per la frazione di Farra di Mel. Viene da chiedersi come mai un numero così elevato in un raggio ristretto e le motivazioni sono essenzialmente tre.
Sicuramente la prima è un certo benessere della popolazione rapportato ad altre zone. Si denota, infatti, dai bellissimi palazzi storici nella piazza principale, che il contado di Mel godesse di una condizione economica agiata nel periodo veneziano. Il secondo motivo era la profonda religiosità della popolazione, la quale era molto legata alla fede e faceva quindi costruire edifici religiosi e ordinare pale. Per esempio la Santissima Trinità di Pellegai è stata fatta edificare da un uomo che, nonostante non fosse di nobile famiglia, la fece costruire per redimersi dai peccati.
Infine c’era il desiderio di apparire, l’avere la propria chiesa in casa diventava uno status symbol, ecco perché a Mel troviamo dimore in cui sono stati costruiti degli altari privati. Anche la famiglia comitale voleva dimostrare la sua grandezza, motivo per il quale la chiesa parrocchiale di Lentiai è stata proclamata monumento nazionale già nell’Ottocento.
Spesso questi luoghi sacri diventavano motivo di pellegrinaggio: la chiesa di San Gottardo e Santa Maria Maddalena di Follo di Mel conserva tuttora delle grucce appese ai lati della porta d’ingresso; si narra che venissero lasciate da chi guariva da un problema alle gambe poiché San Gottardo era considerato il protettore degli arti inferiori.
Ugualmente la chiesa di Col a Mel era dedicata a Santa Lucia, Sant’Agata e Santa Apollonia, rispettivamente protettrici degli occhi, dei seni e dei denti. Considerando che al tempo la medicina non era molto sviluppata, chiunque necessitasse di cure faceva affidamento alla fede compiendo pellegrinaggi e lasciando generose offerte. Questo spiega il perché la chiesa di Col era una delle più ricche di tutto il contado, nonostante fosse un paese molto piccolo.
Un patrimonio storico e religioso non indifferente quello di cui ancor oggi siamo in possesso, che riportato alla memoria rievoca l’importanza della religiosità per i nostri avi. A tal proposito il 3 aprile si è tenuta una conferenza presso la biblioteca di Trichiana intitolata “Mille anni di storia di Trichiana e delle sue Chiese”, ultimo dei quattro incontri organizzati dal gruppo “Frammenti d’arte” per mettere in luce bellezze e storia della Valbelluna.