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Le ceramiche di Alessandro Merlin

I cavalli di nonna, la passione per l'arte

Le ceramiche di Alessandro Merlin

I cavalli di nonna, la passione per l'arte

Pur essendo nato a Casale Monferrato, dove il padre lavorava, Alessandro Merlin è un trichianese doc e lo si capisce sia dalla classica parlata dialettale con la quale ha risposto alle mie domande che dalla sua visione pratica delle cose. Pur essendo un artista molto acclamato nel suo settore, non ama la luce dei riflettori e la vita mondana in generale. Divide la sua vita tra Venezia, dove risiede, e Trichiana, dove torna ogni settimana per salutare gli amici e accudire le sue adorate galline.

Le tue ceramiche sono famose in tutto il mondo. Da dove deriva la tua passione per l’arte?
Sicuramente dalla mia nonna materna! I primi disegni con cui mi sono cimentato erano di cavalli. Mia madre, pur assecondando e lodando questa mia passione, non mi ha mai raccontato che la sua di madre non perdeva occasione per disegnare cavalli su qualsiasi pezzo di carta le capitasse a tiro. Questo l’ho saputo da una mia zia e per me è stata una rivelazione!

Hai quindi frequentato scuole a indirizzo artistico?
Assolutamente no! Ho frequentato un istituto tecnico per disegnatore meccanico!

Quale percorso ti ha portato a diventare un artista affermato?
Un percorso un po’ tortuoso… Finita la scuola, ho lavorato per un periodo nella macelleria dei miei. Poi, contro la volontà di mio padre, sono partito per la Calabria dove ho fatto l’animatore in un villaggio turistico, esperienza meravigliosa che mi ha dato tanto in termini umani, ma purtroppo non in quelli economici. Così ho fatto le valigie per la Germania, lavorando in gelateria due anni in Westfalia e un altro nei pressi di Francoforte e poi sono rientrato in Italia. Mi sono trasferito a Venezia, una città che mi ha sempre intrigato e attirato molto.

Per avere un’entrata economica certa lavoravo part time e, nel resto del tempo, mi dedicavo alla mia passione. Poi, spinto dai colleghi di lavoro che si dicevano certi delle mie capacità, mi sono buttato: con Luigi, il mio compagno che fa il pittore, ho restaurato un vecchio magazzino che abbiamo adibito a laboratorio e aperto il mio atelier. La zona è quella dell’Arsenale, vicino alla Biennale dove il passaggio di turisti è consistente ed in breve i primi curiosi hanno cominciato a fermarsi ed entrare, in special modo gli stranieri, americani soprattutto.

Alcune tue creazioni sono finite in cataloghi e musei prestigiosi…
Proprio così, oltre che nelle case di appassionati in ogni parte del mondo.

Da chi o cosa trae spunto la tua arte?
Il mio segno distintivo sono i soggetti erotici, le danze soprattutto. Ovviamente la mia produzione attuale è molto diversa da quella degli inizi, ma lo stile è pressoché lo stesso e prende spunto dai tratti di Picasso e Cocteau e dai fumetti di Crepax. Uomini e donne nudi campeggiano su vassoi, piatti e tazze di provenienza bassanese che sotto le mie mani si riempiono di segni e colori. Mi piace fare le cose per bene a prescindere dal tempo che posso impiegarci, non ho la smania di fare numeri, preferisco che la gente mi apprezzi per la mia meticolosità.

I tuoi lavori sono su commissione o frutto della fantasia del momento?
Eseguo qualche lavoro su commissione, ma non amo particolarmente farlo. Soprattutto non mi piace l’idea di dover spedire le mie opere perché il rischio che vadano rotte o perse è enorme. Per lo stesso motivo non sono troppo attratto dalle mostre: i miei oggetti sono tutti pezzi unici e irripetibili!

Di Venezia cosa puoi dire?
Solo un gran bene, pur se in quarant’anni è cambiata moltissimo e, purtroppo, in peggio. È una città che mi ha dato e continua a darmi molto e alla quale credo di aver dato qualcosa anch’io. Sono stato uno dei soci fondatori dei Ceramisti Bochaleri Veneziani, un gruppo di artisti che con esposizioni, mostre e laboratori fa conoscere alla gente l’arte della ceramica. Mi piace comunque sempre tornare a Trichiana dove sento ancora forti le mie radici e dove ho ricevuto un’eredità preziosa dalla mia nonna materna che disegnava cavalli.

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