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Le capre di Mattia Gris

un giovane imprenditore che preserva il territorio

Le capre di Mattia Gris

un giovane imprenditore che preserva il territorio

La natura è stata rivalutata soprattutto negli ultimi anni a causa dei gravi cambiamenti ambientali che l’hanno fortemente compromessa. Prima la davamo quasi per scontata, come se indipendentemente dal nostro comportamento, fosse eterna e indistruttibile. Poi ci siamo accorti che le cose stanno diversamente e che, con le nostre scelte di vita sbagliate, rischiamo di distruggerla completamente. Così hanno pensato Monica Dall’Asen ed Eugenio Gris quando, vent’anni fa, decisero di non abbandonare i terreni di famiglia, avviando una micro-attività di produzione di latte di capra.

Iniziarono con10 capi. «Non volevamo tradire i sacrifici dei nostri genitori, i tanti terreni non dovevano essere abbandonati» afferma Monica. «Fu difficile e faticoso perché non avevamo le attrezzature di oggi; entrambi avevamo un lavoro, la campagna era un extra. Io accudivo le capre, mungitura compresa; mio marito Eugenio si occupava dei lavori più pesanti della campagna. Una decisione rivolta più alla salvaguardia del territorio e alla sua integrità ambientale che ai risvolti economici».

VALORI TRASMESSI E APPRENDIMENTO
La decisione contagia anche i figli Mattia e Asja che si iscrivono all’agrario “Della Lucia” di Feltre. Mattia fa delle esperienze in un’azienda agricola del luogo e in provincia di Vicenza da un avicoltore, interprete di una conduzione a economica circolare di successo. Poi in Toscana in zona Chianti da un pastore di capre da cachemire, che faceva della transumanza un valore assoluto di tutela del territorio. «In Toscana, più che dal cachemire, sono rimasto impressionato dalla grande attenzione per la terra, vero punto di forza anche in proiezione turistica; abilità che qui mancano» commenta Mattia.

RICONOSCIMENTO BIOLOGICO IN DIFESA DELL’AMBIENTE
Terminate le scuole, Mattia decide di proseguire e sviluppare la micro-attività dei genitori organizzando una stalla con 50 capre. Gli spazi di quella di famiglia non sono più adeguati e si sistema in una stalla in affitto nei dintorni. Intuisce ben presto che bisogna fare un salto di qualità: ottenere il riconoscimento biologico per aumentare il valore del suo lavoro e dei suoi prodotti. «Le mie caprette si alimentano con il fieno di produzione da prati, concimati solo con lo stallatico degli animali e con mangimi bio».
Le capre sono di razza “camosciate” che garantiscono una maggiore qualità del latte rispetto alla maggior quantità assicurata dalla razza bianca “saanen”. Conferito a Lattebusche, il latte è messo a disposizione della latteria di Padola, specializzata in prodotti del settore ovino.

ALLA RICERCA DELLA SOSTENIBILITÀ
«Adesso non è semplice arrivare alla sostenibilità economica con queste dimensioni. Fino all’anno scorso lavoravo anche da macellaio in Valcarne per arrotondare. Per avere una piena sostenibilità, bisogna avere almeno 100 capi perché il latte ha un prezzo fisso e basso, contrariamente ai mangimi o al fieno che crescono continuamente. In quest’ottica economica è difficile far quadrare i conti. Si gioca sui centesimi».

UNA NUOVA STALLA
Mattia però ci crede e ha deciso di costruire una stalla nuova entro l’autunno più efficiente e meglio arredata perché vuole riuscire appieno nel realizzare il suo progetto, non utopico visto che al suo fianco c’è anche la sua ragazza, Manuela Comiotto di Mel, che ugualmente ama gli animali e la vita all’aria aperta.

IL SOGNO NEL CASSETTO
Assieme stanno realizzando un progetto giovane e importante: Mattia e Manuela hanno davanti uno scenario di vita assieme colmo di sogni condivisi che, ne siamo certi, saranno realizzati appieno. Ma Mattia ha un sogno nel cassetto: arrivare un domani a gestire un’azienda agricola a “economia circolare” con produzione e vendita dei propri prodotti in maniera diretta. Produttore lo è già, il macellaio lo sa fare, è solo una questione di tempo. Mattia e Manuela, con l’incoraggiamento della famiglia, ci riusciranno di sicuro.

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