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Le Api, i fiori

la biodiversità... e noi

Le Api, i fiori

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Èvero che, come nella famosa frase erroneamente attribuita ad Einstein, senza le api all’uomo non resterebbero che pochi anni di vita? Per dare una risposta seria a questa domanda, bisogna partire da lontano e prendere in considerazione concetti come l’evoluzione, la biodiversità ed anche la storia dell’uomo. Per quanto riguarda l’evoluzione, quella delle api risale a circa 100 milioni di anni fa. Quando noi diciamo ape intendiamo sempre l’ape da miele ovvero l’Apis mellifera Linnaeus, 1758 (Linneo è il primo che ne ha fissato il nome a metà del XVIII sec.) ma le api sono un gruppo di insetti, gli Apoidei, che contano nel mondo oltre 20.000 specie, 1000 delle quali vivono in Italia: bombi, osmie, api tagliafoglie, api carpentiere…

Una fotosintesi più efficiente cambiò molte cose
Cento milioni di anni la flora del pianeta stava cambiando perché erano comparse delle piante in grado di fare la fotosintesi clorofilliana con maggiore efficienza. Questo ha fatto sì che queste piante, le Magnoliophyta (dette anche Angiosperme), si moltiplicassero rapidamente in tante specie. Per la loro riproduzione divenne utile se non necessario che il trasporto del polline tra un individuo ed un altro della stessa specie fosse mediato da qualche altro organismo, che cibandosi del polline stesso ne portasse comunque una parte sull’obbiettivo giusto.

Ecco allora i colori e i profumi dei fiori, veri messaggi pubblicitari per fidelizzare ad una specie vegetale questi impollinatori, per la maggior parte insetti. Le api non discendono da questi insetti, ma da vespe che visitavano i fiori per cacciare gli impollinatori. L’evoluzione però fa spesso degli scherzi, ed ecco che su una di queste vespe compare una peluria piumata, innovazione assoluta, che trasforma questi insetti in piumini elettrostatici su cui il polline viene automaticamente attirato. Questa innovazione ha trasformato queste vespine cacciatrici facendole cambiare rapidamente da leoni in gazzelle. L’efficienza di questa peluria per la raccolta del polline è tale che gli Apoidei basano la loro esistenza su quanto producono per loro i fiori e cioè polline e nettare. Il polline è il vero cibo mentre il nettare è la fonte energetica.

L’importanza delle api per fornire cibo ed ossigeno
La maggior parte delle piante oggi ha bisogno di questi insetti per riprodursi. Se le piante non si riproducono non possono vivere e svilupparsi e non possono dunque fare la fotosintesi e quindi non possono produrre ossigeno e consumare anidride carbonica. Potremmo dire quindi che senza le api non avremmo tutto l’ossigeno di cui le forme di vita attuali necessitano, perché le Magnoliophyta, le piante più diffuse nel pianeta, si sono evolute assieme alle api e queste piante e le api non possono vivere le une senza le altre. Il fatto poi che l’uomo, attraverso l’agricoltura, basi la sua alimentazione almeno per un terzo (ma forse per la metà) da piante che hanno bisogno di essere impollinate da Apoidei (in particolare dall’ape da miele) rende molto sensata la frase attribuita ad Einstein. Senza le api all’uomo non resterebbero che pochi anni di vita, perché senza le api non potremmo mangiare e nemmeno respirare e queste funzioni dipendono anche dalla conservazione di tutta la biodiversità del nostro pianeta, proprio perché anche le piante di cui non ci nutriamo svolgono un ruolo imprescindibile come ce l’hanno tutti gli organismi che mantengono i complessi equilibri ecologici.

Il valore dell’apicultura
L’uomo alleva le api da diverse migliaia di anni, sicuramente da più di 5000. Le api da miele, che restano organismi selvatici anche quando allevate, sono i più efficienti impollinatori e sono in grado di impollinare oltre l’80% delle piante che hanno bisogno di un impollinatore. L’apicoltura, nata per ottenere miele e cera senza recare danno alle api, senza predarne i nidi come avveniva nella preistoria, oggi ha forse il suo maggior valore proprio dal suo insostituibile ruolo nell’agricoltura. Questo perché l’agricoltura di oggi si svolge spesso in grandi distese di monoculture e con l’uso di pesticidi, rendendo i campi coltivati del tutto inospitali per le api da miele, per gli altri Apoidei e per gli insetti impollinatori.

Grazie alle api allevate dall’uomo, che vivono in colonie popolose (anche oltre 50.000 individui nella buona stagione) l’impollinazione delle piante coltivate viene garantita. Una colonia di Apis mellifera infatti è una macchina da impollinazione: in una stagione un singolo alveare può visitare diverse miliardi di fiori in un’area di ben 30 km2.

Ma anche le api da miele soffrono gli effetti dell’inquinamento chimico e della distruzione di biodiversità e non potranno ancora per molto sostenere la nostra società. Dobbiamo salvare la biodiversità e le api ma siamo già in grande ritardo.

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