Il toponimo deriva da Sedius, il romano proprietario del fondo agricolo di Sedico. Completamente inventata è la diceria che sia stato Giulio Cesare a dire Sedeo hic (Mi fermo qui) come pure davanti al Cordevole (in piena, da attraversare col cavallo) abbia esclamato Cor dubium habeo (e da qui Cordevole!).
Il territorio nella Preistoria
Nel periodo dell’ultima glaciazione, le valli del Piave e del Cordevole, nonché i rispettivi corsi d’acqua, erano coperti da una distesa di ghiaccio da cui emergevano solo le cime delle montagne. Successivamente, con lo scioglimento del ghiacciaio del Cordevole nell’attuale piana di Sedico, compresa tra il colle di Noal e quello di Villa Patt, si formò un lago. Infine, dopo il ritiro di quest’ultimo, sulla distesa di pietre, sassi e fango rimasti, il Cordevole si aprì la strada formando proprio a Sedico, nello sbocco sulla piana, un deposito sedimentario a ventaglio di ghiaie e altri detriti, che si rinvengono attualmente negli scavi di fondazioni.
La Regola de Sedego
La parola Regola indicava sia l’assemblea dei capi-fuoco (un solo rappresentante per ogni famiglia organizzata per secoli in modo patriarcale) sia il territorio di proprietà degli associati: di solito ogni centro abitato di un certo rilievo aveva la sua. Le Regole, probabilmente introdotte dai Longobardi, furono la prima unità territoriale organizzata della società contadina. Anche Sedico, non sappiamo da quando, aveva la sua. Siamo a conoscenza che nel 1596 i regolieri di Sedico (piccoli e medi proprietari di terreni coltivati direttamente) si radunarono per riscrivere lo statuto (detto carta di regola) nel quale c’erano le disposizioni per la vita comunitaria. Da esso si può ricavare, con una buona approssimazione, qual era il territorio di detta regola: parecchi toponimi sono giunti fino ai nostri giorni.
La Pieve di Sedico
È molto antica: fra le prime nella diocesi di Belluno. Nel 1184 esisteva già: ne era pievano (parroco) un certo Wicarammo (nome di reminiscenze germaniche). È molto probabile che la pieve (parrocchia) di Sedico sia sorta in epoca post-carolingia (cioè tra il 1000 e il 1100) dato che è intitolata a Santa Maria, come le altre chiese di quell’epoca.
Un atto notarile, steso il 15 gennaio 1240 a Sedico ante calonice (davanti alle canoniche), ci fa capire che, anticamente (per secoli), pievano, cappellani e futuri preti vivevano comunitariamente in un unico complesso (le canoniche) comprendente pure la scuola, dove si formavano diaconi e chierici, i quali erano alimentati, nutriti e vestiti nella casa del pievano: i Seminari sorgeranno solo dopo il Concilio di Trento (1545-1563).
La villa Crepadoni
Si trova proprio in centro a Sedico, vicino ai giardini pubblici. Apparteneva alla nobile e ricca famiglia di Belluno che anche a Sedico (talora col nome di Ceccati) aveva vaste proprietà e a Longano un mulino. Agli inizi del 1800 fu la prima dimora di villeggiatura dei de Manzoni di Agordo finché non costruirono la loro villa ai Patt. Fu poi di Antonio Conz, originario di Cesiomaggiore, che inizialmente la aveva adibita anche ad osteria con alloggio e successivamente divenne l’Albergo Italia. Nel 1940 la villa Crepadoni fu acquistata dai fratelli Sponga di Sedico come abitazione e albergo.